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Long term test: in Olanda con la Smart


Avatar Redazionale , il 06/11/01

19 anni fa -

Chi meglio di un motociclista incallito potrebbe giudicare la più piccola delle auto in circolazione? Detto e fatto: 2600 chilometri in una settimana sono un test più che sufficiente per mettere alla prova la Mercedes più a buon mercato. Ecco come è andata. Alla Smart, naturalmente.

Non amo le auto, non sono un "automobilista",

sono un "motociclista incallito che a volte usa l’automobile" , più che altro per motivi di lavoro.La mia vita è fondamentalmente e solidamente imperniata sulla motocicletta, che per me, fortunatamente, non é soltanto passione pura, ma anche lavoro. Una attività che consiste nel provare ogni anno tutte le novità del settore moto - per poi riportarne le mie impressioni sulla carta stampata, e, talvolta, anche su Motorbox – e in virtù della quale sono in sella per circa 30.000 km l’anno.

Quest’anno io e mia moglie abbiamo pensato all’Olanda e al Belgio

come meta di una breve vacanza e improvvisando l’itinerario, come è nostra abitudine, giorno per giorno. Stranamente, non avevo voglia di andarci né con la fedele e inossidabile Honda Transalp (onusta dei suoi 137.000 km ma sempre in forma, e che comunque già ci aveva scorrazzato per una settimana in Sardegna, a luglio) né con altri mezzi in prova, ma... in auto.

Sì, proprio in automobile, con la mia Smart 600 bianca e argento, con la quale, in un anno e mezzo, ho già percorso quasi 20.000 km. Dico "mia",

perché la mia signora l’ha sempre considerata con un certo distacco, catalogandola da subito come "quella tua buffa macchinina". Con la Smart mi diverto, con le auto "normali" no: la Smart è un confortevole go-kart biposto, guidarla è un piacere, e non avere a che fare con il pedale della frizione è un sollievo al quale non so più rinunciare; anche perché, quando voglio darmi alla guida sportiva, posso comunque contare sul pur non velocissimo cambio sequenziale. Tanto per fare un esempio: nel corso di un viaggio da Milano a Lucca, via Genova (in due ore e cinquanta, per la cronaca), sapete quante auto mi hanno sorpassato sul famoso tratto autostradale Serravalle-Genova, tra andata e ritorno? Una sola, una Mercedes Classe A "assettata", guidata da uno che sapeva bene il fatto suo, come io il mio. Tant’è che poi non l’ho più mollato fino a Genova.

Non ho comprato la "buffa macchinina" perché è comoda da parcheggiare

(verissimo, ma abito fuori Milano, e in città non la uso praticamente mai) o perché, come ho letto sghignazzando da qualche parte, "svicola nel traffico, evita le code" (balla colossale, l’unico sistema per farlo è di muoversi su due sole ruote), ma semplicemente perché mi piace, e quando la uso mi arrabbio molto meno che con le altre auto, mi sento molto meno stressato. Prima di acquistarla, ne ho noleggiata una per un paio di giorni, ci sono andato a Bologna, e al ritorno avevo sciolto ogni mio dubbio.

Sì, ha solo due posti, ma dietro

, eliminata la "cappelliera" pieghevole, anche se non sembra c’è spazio in abbondanza per un bagaglio più che sufficiente almeno per un paio di settimane di vacanza: due borsoni, il beauty-case, e lo zainetto con l’apparecchiatura fotografica; e dietro i sedili, volendo, ci sarebbero stati anche la tendina da campeggio, materassini e i sacchi a pelo. Oppure per due grossi borsoni contenenti altrettanti completi da pilota: casco integrale, tuta di pelle, stivali, paraschiena, e via dicendo.

Premetto che dopo aver averla acquistata ho quasi subito alzato il sedile di guida di ben 4 cm, spessorandolo con un robusto trafilato quadro di alluminio (circa 10.000 lire di materiale e poco più di mezz’ora di lavoro) per guidare molto più comodi, meno "infossati", e con molto meno stress per la colonna vertebrale che, per quanto mi riguarda, è piuttosto mal ridotta. Modificare anche il sedile destro è più complicato (le guide di scorrimento sono differenti), quindi non l’ho toccato: ma il suo vero, inspiegabile difetto, é quello di non poterne regolare l’inclinazione dello schienale, il che risulterebbe invece molto utile al passeggero, nel caso volesse sonnecchiare un po’.

Un’altra delle cose che apprezzo, di questa "buffa macchinina", è il fatto che, essendo limitata elettronicamente in velocità a 135 km/h (140 indicati) in autostrada si può viaggiare sempre "a tavoletta", senza dover badare troppo ai limiti di velocità (a parte i tratti imposti a 100 km/h, vedi Svizzera), con il motore che gira rilassato, in sesta, a soli 3.800 giri. Il limitatore, però, in discesa "frena" noiosamente, così si finisce spesso per venire risorpassati da tutti quei rompiscatole che viaggiano rigorosamente a due km/h meno di noi. In questi frangenti, in effetti, verrebbe voglia di farlo eliminare, il limitatore, se ciò non facesse venir meno la garanzia ufficiale.

Quanto al comfort interno, i borsoni nel bagagliaio attutiscono completamente la già ridotta rumorosità del motore (che, come certo saprete, è alloggiato proprio dietro i sedili), garantendo trasferimenti confortevoli, accompagnati dal solo rumore aerodinamico.

Siamo partiti un sabato mattina, verso le 11, abbiamo varcato la dogana di Ponte Chiasso in direzione del traforo del San Gottardo senza code traumatiche, e abbiamo pure attraversato senza intoppi – leggi: multe per eccesso di velocità – l’asettica quanto severa Confederazione Elvetica, che già si intasca comunque la bellezza di 52.000 lire imponendoti la famosa "vignetta", obbligatoria per viaggiare nelle sue autostrade. Alle dieci di sera, belli tranquilli, siamo arrivati a Colonia, dove abbiamo pernottato, per poi raggiungere Amsterdam il mattino seguente e noleggiare, quasi subito e con estremo piacere, un bel paio di biciclette Batavus...

Amsterdam è una città difficile per gli automobilisti, a maggior ragione non conoscendola: i ciclisti la fanno giustamente da padroni, ed è dunque fondamentale abituarsi alla loro costante presenza. Inoltre è anche difficile la semplice sosta, perchè ovunque il parcheggio è gestito da parchimetri, come del resto in quasi tutte le città nordeuropee: il fatto di usare la Smart, dunque, non è così vantaggioso come può essere in Italia, dove ci si infila impunemente in ogni buco disponibile. Molto meglio la bicicletta, quindi, lasciando l’auto nel parcheggio dell’albergo, o in uno dei tanti cittadini, perfettamente segnalati ovunque.

Tre giorni dopo eccoci in viaggio per Anversa, in Belgio, dove il limite di velocità è di 120 km/h, e le autostrade sono gratuite, come in Germania e in Olanda, e oltretutto anche illuminate. Da qui avremmo poi puntato su Bruxelles, dove di Smart ce n’è qualcuna in più, e ti guardano con meno curiosità. Il sabato mattina alle 10 si riparte da Bruxelles, si sosta per una visitina nella cittadella fortificata di Namur (famosissima anche per ospitare una delle tappe più famose del Mondiale Motocross) e via di nuovo con destinazione Milano.

Dove siamo arrivati senza stress poco dopo mezzanotte, stanchi solo il giusto, e con all’attivo quasi 2.600 km, quasi tutti di autostrada, che per la "buffa macchinina" sono stati come bere un bicchier d’acqua, percorrendo mediamente tra i 15 e i 16 km con un litro di "verde", e conquistandosi anche la stima della mia signora: non a caso, una volta rientrati, mi son sentito rivolgere la seguente domanda: "più avanti, in autunno, che ne diresti di rifare un bel week-end sul delta del Po, con la nostra Smartina?".


Pubblicato da Maurizio Tanca, 06/11/2001
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