Prova su strada
Toyota Celica T Sport

Toyota Celica T Sport

L’attesa versione "cattiva" della nuova Celica si riconosce da un piccolo badge sulla coda e da due tinte specifiche per la carrozzeria: blu e grigio. Più convincente nelle prestazioni rispetto alla sorella più anziana, è su strada che esalta chi ama la guida sportiva: il motore 1.8 è un gioiello che urla e spinge sino a 8000 giri, capace di conquistare anche i nostalgici della Turbo 4WD...

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LA NOVITÀ

Chi pensa che la Toyota Celica ultima generazione sia una sportiva addomesticata, un'auto "new age" più forma che sostanza, dovrà ora fare i conti con la T Sport. La silhouette tagliente è invariata rispetto a quella che da circa un anno incrociamo sulle strade, il carattere è invece di tutt'altro spessore. Sotto il cofano c'è ora infatti anche un bialbero di 1,8 litri a 16V aspirato pronto a scatenare ben 192 CV al galoppo. Garantisce prestazioni esaltanti, anche se ben lontane da quelle della indimenticata Turbo 4WD, classe 1994, che incuteva timore al primo sguardo e faceva vacillare il trono di reginetta tra le sportive 4x4 sovralimentate della mitica Deltona.

COME DISTINGUERLA

È una missione pressoché impossibile identificare dall'esterno la Celica T Sport. A differenziarla dalla sorella più domestica è infatti solo il piccolo logo a forma di T nella coda, su campo argento e rosso, che sta a significare Toyota Sport. Un marchio che dà vita a una nuova famiglia di modelli (da gennaio identificherà anche una Yaris 1.5 da 105 CV) con un pacchetto di cromosomi da atlete di razza e a cui sarà abbinata una linea di prodotti ad hoc. Tutto ciò per addestrare il pubblico all'immagine corsaiola di Toyota, che nel 2002 debutterà in F1. Tornando alla coupé, se l'abito è di colore blu-black micalizzato o grigio piombo non resta alcun dubbio: sono due tinte ad appannaggio esclusivo della versione più "cattiva".

PEDALI DA CORSA

Poche, anche dentro, le differenze rispetto alla versione meno potente della coupé nipponica. All'occhio esperto non sfuggirà il cruscotto di analoga grafica (in corsivo arancione e con indicatori del livello del carburante e della temperatura dell'acqua digitali) ma con tachimetro scalato a 260 km/h (anziché 240) e contagiri a 9000 giri (anziché 8000). Il volante a tre razze è piccolo e perfettamente impugnabile. L'abitacolo è avvolgente e presenta una consolle centrale grigia metallescente, assolutamente kitsch, e un tunnel centrale ampio. I pedali sono d'alluminio forato, come sulle auto da corsa, così come la zona d'appoggio per il piede sinistro.

LA FASATURA RADDOPPIA

Il pezzo forte di questa due porte giapponese è racchiuso sotto il cofano. Il nuovo 1.8 della Celica è un gioiello di alta ingegneria. Deriva dal 4 cilindri meno potente e migliora il noto sistema della distribuzione a fasatura variabile intelligente VVT-i, che interviene sui tempi di apertura delle valvole di aspirazione. Il nuovo VVTL-i controlla infatti anche l'alzata delle valvole di aspirazione e di scarico. Questo, insieme con un leggero aumento della cilindrata, consente di raggiungere livelli di potenza straordinaria e di ottenere differenti caratteri a seconda dei regimi di rotazione del motore: anche a 6000 giri la spinta ha l'effetto di un turbo.

MANCA IL GPS

Come sulla 1.8 "base", la dotazione è all'insegna del tutto compreso: ABS con ripartitore della frenata, airbag frontali e laterali, climatizzatore automatico con filtro antipolline fanno parte dell'equipaggiamento, insieme alla radio con caricatore di 6 cd nella plancia e ai cerchi in lega da 16" con pneumatici 205/60. A pagamento la vernice metallizzata, il tetto apribile elettricamente e l'interno in pelle. Non è previsto il sistema di navigazione GPS: un vero peccato considerato che è disponibile anche per la piccola Yaris. In vendita da dicembre, la Celica T Sport costa 48 milioni di lire.

AL VOLANTE

Si guida a braccia distese, come le sportive di una volta. I sedili avvolgenti dalle non ampie regolazioni e il volante registrabile solo in altezza costringono a qualche compromesso i piloti di altezza superiore al metro e ottanta. Soprattutto a fronte del padiglione, piuttosto incombente a qualche centimetro dalla testa. Ottimi la posizione dei pedali e il comando del cambio a sei marce.

UN ROMBO DA F1

Nonostante la coppia non eccezionale e il picco massimo a un regime elevato (180 Nm a 6800 giri) il 1.8 della Celica è elastico e pronto anche nelle riprese da 1500 giri. Il merito è dei rapporti corti del cambio perfettamente adeguati allo spirito grintoso dell'auto. Superati i 4000 giri il motore alza la voce, riempiendo l'abitacolo con un timbro metallico. La lancetta del contagiri continua la sua corsa e, vincendo la forte tentazione di passare alla marcia superiore, raggiunti i 6000 giri l'urlo del motore diventa lancinante come quello di un bolide da corsa. Si riceve un'ulteriore spinta che scatena i pistoni a una folle corsa a 8200 giri. Il divertimento cresce, ma guidando con il pedale del gas a fondo per lunghi tragitti i timpani accusano lo stress.

TANTI CAVALLI POCA BIADA

Le prestazioni sono da sportiva di razza: 225 km/h di velocità di punta e 7,2 secondi per passare da 0 a 100 km/h. Numeri paragonabili a quelli di un'Audi TT 1.8 Turbo, che costa ben 15 milioni di più. Anche se in fatto di immagine... Niente male invece, considerando il carattere, i consumi di carburante: in media si percorrono 11,9 km con un litro di verde. Va da sé che le cose cambiano, e molto, se si spreme a fondo l'acceleratore.

ASSETTO DURO

Il terreno ideale dove mettere alla frusta la Celica T Sport è un percorso ricco di curve. La taratura rigida di molle e ammortizzatori esalta le doti di questa coupé che, nonostante la mancanza del controllo della trazione e a fronte della notevole potenza da scaricare sull'avantreno, vanta un'eccellente motricità. Precisa in fase di inserimento, la Celica evidenzia un comportamento neutro in uscita di curva. Soltanto in fase di rilascio si registra una leggera tendenza a chiudere la traiettoria con la coda. Niente di preoccupante, però. È un effetto voluto, e facilmente controllabile, per esaltare la guida sportiva.

di David Giudici
11 gennaio 2001


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