Test Drive

Alfa Romeo 147 Selespeed


Avatar Redazionale , il 18/12/05

15 anni fa - Una 147 che si guida come poche altre.

Un telaio con i fiocchi e un motore sempre in forma nonostante gli anni fanno della Alfa 147 Selespeed una vera chicca per chi ama la guida sportiva. Peccato soltanto che il cambio non sia sempre all'altezza della situazione.

HA FATTO CILECCA Per fortuna che la cerimonia c'era già stata e che dovevo solo tornare a casa dal ristorante, perché il matrimonio l'avrei perso di sicuro. Venti-minuti-venti per inserire la retro sono una nuova frontiera per giudicare la rapidità degli innesti di un cambio. Chissà mai cosa era preso quel giorno all'elettronica della Alfa 147?! Superato il problema, tutto ha ripreso a funzionare esattamente come prima.

TEMPUS FUGIT

Intendiamoci, il cambio Selespeed dell'Alfa Romeo non è un fulmine di guerra neanche quando si sveglia con la luna giusta. La Casa di Arese era stata pioniera nell'introduzione del cambio robotizzato nella grande produzione di serie con la prima 156 Selespeed. Da allora, però, quelli del Biscione hanno un po' dormito sugli allori e a oggi il Selespeed non rappresenta più, come una volta, lo stato dell'arte. Giusto per fare un paragone, il DSG della Volkswagen pare venire da un altro pianeta.

LUCI E OMBRE

Il suo limite principale è rappresentato dalla lentezza delle cambiate nell'uso quotidiano, allorché si lascia inserito il programma City. Specie nei primi metri dalla partenza, i passaggi da una marcia all'altra avvengono con una flemma disarmante e in modo neppure particolarmente dolce. Ogni volta che si avvia l'auto, si ricrea la stessa scena; il quadro migliora solo dopo un po', quando s'instaura il giusto feeling tra il piede destro e l'elettronica.

PELLE D'OCA

La musica non cambia molto neppure dedicandosi al fai-da-te e cambiando le marce manualmente: i tempi di attesa sono quasi ministeriali. Se però si entra a gamba tesa sull'acceleratore, l' Alfa 147 Selespeed pare capire che si ha fretta e si dà una mossa. Molto gustose sono soprattutto le scalate, accompagnate da una colonna sonora da pelle d'oca. Agendo sulle levette dietro le razze e gestendo il cambio senza staccare mai le mani dalla corona del volante ci si diverte, e neanche poco.

SUBITO ALLA CORDA

D'altronde l' Alfa 147 è così, un'auto che ama essere condotta in modo brillante e che nella guida sportiva regala le maggiori soddisfazioni, anche a prescindere dal cambio. Lo sterzo, in particolare, è un esempio di precisione e di prontezza. Il comando è tanto reattivo e immediato da spiazzare alle volte, portando in modo fulmineo alla corda della curva. Un ingresso in traiettoria tanto rapido non significa però un comportamento ballerino nella fase di percorrenza, tutt'altro. La tenuta di strada è granitica e anche compiendo le manovre più dissennate le reazioni della coda sono prevedibili, misurate e, soprattutto, ben controllabili.

MEGLIO DA SINGLE

Con una simile indole, c'è quindi poco da stupirsi della scarsa vocazione familiare dell'Alfa 147. Per irrigidire il telaio, i tecnici Alfa hanno disegnato una traversa posteriore molto alta, che innalza di conseguenza anche la soglia del bagagliaio. Vista la forma rastremata del portello e il volume utile ridotto, le operazioni di carico potrebbero meritare un posto tra le specialità dei bizzarri giochi delle Highlands scozzesi. Mi viene ancora da sudare al ricordo dei minuti spesi a cercare il modo di caricare sulla 147 mio padre con una gamba ingessata, mia madre e una sedia a rotelle (ovviamente pieghevole)... Se i bagagli piangono, i passeggeri posteriori non ridono. Sulla versione a tre porte l'accesso al divano è piuttosto laborioso e una volta seduti lo spazio non abbonda.

TIFO DA STADIO

Il motore è sulla stessa lunghezza d'onda del telaio. Non ha il timbro vocale delle vecchie Alfa degli Anni 70 da rapina ma ha comunque temperamento da vendere. Tira in basso, guadagna allegramente giri e allunga con decisione assicurando prestazioni di tutto rispetto. Peccato solo che abbia il vizio di alzare il gomito e di bere neanche fosse Superciuk. In un'Italia che s'identifica più che nello Stivale nella scarpetta da pilota, ce n'è comunque abbastanza per capire come mai la 147 abbia un seguito di tifosi (per non dire ultras) che la difendono a spada tratta contro ogni rivale. Per averne la riprova basta fare un giro sul sito, tra i commenti degli articoli dedicati alla Volkswagen Golf e alla BMW Serie 1.
Pubblicato da Paolo Sardi, 18/12/2005
Gallery
Vedi anche
Logo MotorBox