Autore:
Marco Rocca

TRA DUE FUOCHI Chi arriva per ultimo fa sempre meglio, si dice. Una regola spesso valida ma non sempre di facile applicazione quando parliamo di automobili. Pensate all’Alpine A110, erede di un mito della storia dei rally, che oggi torna sulla breccia, ma deve fare i conti con mostri sacri del calibro di Porsche 718 Cayman e Alfa Romeo 4C. La prima, l'incarnazione della perfezione teutonica, la seconda un esempio di stile e passione tutta italiana. Che vitaccia la sua.

SA IL FATTO SUO Eppure la francese non le manda certo a dire, né intende minimamente cedere a complessi di inferiorità. La sua ricetta è stata messa a punto per fare breccia nel cuore degli appassionati con una dotazione tecnica di alto livello, una guida sopraffina e una linea che… bè la vedete anche voi.

I MITICI SETTANTA Più la guardo, più mi convinco che la nuova Alpine sia una magistrale reinterpretazione della sua antenata, la campionessa del mondo Rally nel '73. Linee morbide, dimensioni compatte e quei 4 fari con le nervature sul cofano... Per me l’operazione nostalgia è pienamente riuscita.

NON MANCA NULLA Quanto a equipaggiamenti, la Premiere Edition risponde a Cayman 718 con una dotazione di serie decisamente ricca: da bava alla bocca i sedili Sabelt che pesano appena 13 kg l’uno, due sculture d’arte moderna. Non mancano la strumentazione completamente digitale all'ultima moda (ma dagli sfondi un po' in stile videogame), climatizzatore, infotainment con schermo da 7 pollici (che per la cronaca è ripreso dai modelli Suzuki), sensori di parcheggio, cruise control e impianto audio Focal a 4 altoparlanti.

ANCHE NO Contrasta qualche dettaglio della grande serie Renault. La chiave, anche se mascherata da una custodia in pelle è quella che ritrovo sulla Clio. Stesso discorso per i comandi  dello stereo sul piantone. Dettagli, è vero ma su una sportiva di questa levatura fanno arricciare il naso. Il tutto per 60 mila euro tondi, ovvero meno di una Cayman con la stessa dotazione.

CHE NUMERI! Non sapete quanto fossi curioso di provarla questa francese: 1.103 kg in ordine di marcia per 252 cavalli e 320 Nm – quelli del milleotto turbo della Megane RS – promettono emozioni d'altri tempi. E permettono uno 0-100 in appena 4,5 secondi, con una punta massima di 250 all'ora. Ed è proprio con questi numeri che la Alpine sfida a muso duro l'altra rivale, la 4C. Tre le modalità di guida: Normal, Sport e Track, con ESP disattivabile.

DAL SAPORE ANTICO Al volante la sensazione di leggerezza è inebriante perché si traduce in reazioni istantanee e in un senso di connessione intima con la meccanica. In questo, assetto e telaio hanno un gran... peso, scusate il gioco di parole. Le sospensioni a doppio triangolo mantengono il battistrada ben piatto sull'asfalto in curva nonostante un assetto non troppo duro: comfort di buon livello e precisione degna di un rasoio, insomma, senza bisogno di ammortizzatori adattivi. Per risposte schiette dal sapore antico.

SPINGE FORTE È questa la magia della Alpine A110, che fa dell'armonia la sua carta vincente. Lo sterzo è leggero e preciso; l'assetto è sensibile al tiro-rilascio, ma fluido nel chiudere le curve. E il motore risponde senza pigrizia anche alle basse velocità. Il tutto condito da un cambio Getrag a doppia frizione a 7 rapporti che merita solo lodi, non fosse altro per i comandi solidali al piantone di sterzo e non sulle razze del volante.

GOOD VIBRATION Se sportiva deve essere, che emozioni anche i padiglioni auricolari. Il suono allo scarico è pieno e metallico, accompagnato dal sibilo della turbina in abitacolo e da tanti scoppiettii in rilascio che fanno bene anche all’anima.

PROMOSSA Difetti? Manca il differenziale autobloccante meccanico, rimpiazzato dal consueto giochetto elettronico con le pinze dei freni, ma anche l'Alfa e sua maestà McLaren, su alcuni modelli, fanno così.
Insomma la nuova Alpine a me è piaciuta. Trovo che abbia una linea più emozionante della Cayman 718, una dotazione di serie altrettanto ricca ma il corpo leggero e agile in stile Alfa 4C. A tutto vantaggio di una guida poco filtrata e coninvolgente. 


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