Autore:
Emanuele Colombo

IO GUIDO DA SOLA La startup nuTonomy sta per battere Google, Uber e Tesla nella corsa ai taxi a guida autonoma, grazie a un italiano che insegna ai robot... a infrangere il codice della strada.

LA STARTUP nuTonomy nasce come estensione del MIT, il Massachusetts Institute of Technology, e a marzo ha superato il primo esame, completando il percorso di prova senza errori con un prototipo basato sulla Mitsubishi i-Miev. Ha già in tasca un finanziamento di 3,6 milioni di dollari erogato da Signal Ventures, Samsung Ventures, Fontinalis Partners e Dr. Steven LaValle e se tutto va secondo i piani, in pochi anni conta di lanciare a Singapore il suo servizio di taxi elettrici completamente automatico.

L'ITALIANO... dietro a questo progetto si chiama Emilio Frazzoli ed è professore di Aeronautica e Astronautica al MIT. È co-fondatore di nuTonomy e responsabile delle tecnologie alla base del progetto, che si basano sui software di gestione flotte che Frazzoli stesso aveva sviluppato per coordinare gli sciami dei droni dell'esercito americano.

SCACCO AL TRAFFICO Grazie a questo software e ai suoi taxi a trazione elettrica Frazzoli stima di tagliare del 60% le auto pubbliche circolanti, che nel caso di Singapore scenderebbero da 780 mila a 300 mila, con ovvi benefici sul traffico e sulle emissioni inquinanti. Il tutto senza creare attese troppo lunghe da parte dei clienti, che vedrebbero arrivare il proprio taxi entro 15 minuti dalla chiamata.

IN BARBA ALLE REGOLE L'algoritmo sfrutta una “logica formale” che permette ai taxi di capire, in ogni momento, se infrangere alcune regole di bassa priorità può migliorare la flessibilità e l'efficienza del sistema. Per esempio, se un'auto in sosta irregolare impedisce il passaggio, il taxi robot dovrebbe poterla aggirare anche se ciò non rispetta la segnaletica, purché la manovra possa essere fatta senza rischi. Proprio come farebbe un essere umano.

NON TEME IL METEO Il software di Frazzoli sembra anche molto efficace in condizioni meteo avverse, quando i sensori di altri prototipi a guida autonoma vengono in genere accecati. In un test condotto in Michigan, una pesante nevicata aveva nascosto le linee sull'asfalto: gli elementi che molti robot sfruttano per orizzontarsi. Il prototipo di Frazzoli, invece, ci vedeva benissimo, perché con i suoi sensori LIDAR non guardava solo per terra, ma anche gli edifici circostanti.

FA PURE RISPARMIARE “Questa tecnologia potrebbe far diventare il car-sharing comodo come l'auto privata, ma economico come i mezzi pubblici”, dice Frazzoli. Certo che, in barba a qualsiasi beneficio, la prospettiva di mettere molte meno auto sulle strade e molti meno autisti a guidarle potrebbe far arrabbiare un bel po' di gente.


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