Autore:
Alfredo Verdicchio

PISTAIOLA Una Moto Guzzi in pista. Non gli si darebbe due lire, specie con quelle teste lì messe di traverso che sballottano da una parte all'altra per i due pistoni giganti che stantuffano ad ogni colpo di gas. Eppure è da una vita che il V-Twin di Mandello se la gioca in pista, già negli anni novanta nel campionato Supertwin (dove che ha anche vinto con i ragazzi Ghezzi&Brian), arrivando fino ai giorni nostri con la partecipazione al trofeo Coppa Italia Naked, dove se le è date di santa ragione con le "belle" del momento, scornandosi con pezzi da novanta come Tuono, Monster, Hornet, SV 650, Z 1000 e Raptor.

GUZZI REPLICA La V 11 Coppa Italia è così la "replica" della V11 che ha partecipato al trofeo naked, una sorta di premio alla moto che ha avuto il coraggio di scendere in pista per far vedere di che pasta è fatta, nonostante un motore senza i giusti numeri (le migliori le danno almeno 30 cavalli) quote ciclistiche non proprio sveltissime e qualche chilo di troppo.

RITOCCHI Certo, la Coppa Italia in soldoni è né più né meno che una Cafè Sport, ma con più caffeina in corpo. Una special fatta in Casa, solo per lei sono arrivati tonanti scarichi aperti in titanio, una centralina rimappata, supporti pedane alleggerite, cerchi OZ e nuova grafica degna del miglior spettacolo delle Frecce Tricolori.

Operazione comunque riuscita perché non le si può negare un certo fascino, e gli sguardi indiscreti dei passanti lo confermano: difficile non esser fermati al semaforo anche da chi la Guzzi non se la comprerebbe mai. Tant'è che è subito balzata in testa alle richieste ed è, della famiglia V 11, la più venduta.

ALTO PER PIACERE Ci piace la Coppa Italia, è una di quelle moto che una volta saliti in sella non ci scenderesti più, perché non solo ha carattere da vendere, ma va anche bene. L'operazione "manubrio alto" l'abbiamo già potuta apprezzare sulla Ballabio. Soprattutto la moto ci è piaciuta per l'accoppiata vincente centralina sport-scarichi aperti. Il V-twin così "rimappato" gira più pastoso, più pieno già ai 2000 giri, così come ai medi regimi, dove non mostra alcuna incertezza nel salire di giri fino ad arrivare in zona rossa tutto di un fiato.

MEGLIO APERTA Bellissimo il rumore di scarico pieno e mai fastidioso, e in questa configurazione il motore gira meglio, più regolare, cosa che con le altre V11 Ballabio e Cafè Sport non sempre avveniva per via del surriscaldamento soprattutto causa traffico. Infatti, qualche colpetto di tosse il V2 lecchese l'ha sempre dato. Con la configurazione Coppa Italia tutto tace. Ottimo. PIMPANTE E poi ci si diverte di più, c'è più sostanza a tutti i regimi, soprattutto in alto dove prima il V 11 di Mandello tendeva a sedersi clamorosamente superati i 6000 giri. Quella manciata di cavalli e kilogrammetri, e il degno contorno sonoro, le hanno fatto guadagnare molto appeal anche una volta seduti in sella.

Qui si sta, ovviamente come sulle sorelle Ballabio e Cafè Racer. I semimanubri avranno pure il loro fascino, ma con la sbarra alta la V 11 è tutta un'altra moto. Si guida! Anche nel traffico non ci si spacca più i polsi, si scansa in scioltezza il solito automobilista col cellulare e si va via lisci con un filo di gas. In poche parole è come passare dai vecchi sci di 2 metri ai nuovi carving, si guadagna in maneggevolezza da far paura.

ANCHE IN PISTA Si vede che questa V11 è stata pensata per girare al meglio in pista e nelle gare in salita dove partecipa nelle vesti della Ballabio. È proprio tra le curve che la Coppa Italia dà il meglio di sé. Certo va guidata come piace a lei, con movimenti armoniosi e fluidi, e con quell'interasse non è un fulmine nei cambi di direzione, ma ragazzi, confronto alle varie Le Mans non c'è proprio paragone, e nel misto con un po' di savoir faire si fanno veramente vedere i sorci verdi a qualche smanettone tutto tuta e saponette. Provare per credere. UN TRIO DI PRESTIGIO Quando bisogna piegare non si tira indietro, esce l'animo schietto da sportiva all'italiana. La Coppa Italia è solida, rocciosa nel suo impostare la curva, dove ci si tuffa in modo rotondo, progressivo e se ti tradisce è solo perché si esagera o la fai proprio grossa. Anche perché a tenerla incollata all'asfalto ci sono le Metzeler Sportech M1, più che valide per un utilizzo stradale, mentre a digerire qualche sbavatura di troppo ci pensa il trio forcella-monoammortizzatore-ammortizzatore di sterzo, della rinomata griffe svedese Öhlins. TI REGOLO TUTTA Regolazioni a non finire che però devono essere usate con la testa, senza seguire i consigli dell' "esperto" di turno, ma dando retta alle proprie sensazioni e le proprie capacità. Inoltre sappiate che non fanno miracoli, non basta una Öhlins per trasformare una Guzzi nella Yamaha di Valentino. La Coppa Italia resta una moto da guidare in modo pulito, da non forzare nei cambi di direzione perché non ammette correzioni o ripensamenti: la curva così la avete impostata e così ve la tenete. SERBATOIO DA RIFARE L'unica cosa che cambierei, ma che purtroppo bisogna tenersi così com'è, è la conformazione del serbatoio, fin troppo lungo, spigoloso nel raccordo con la sella e dagli svasi per le gambe completamente sballati soprattutto per chi è di gamba lunga. Difficile da stringere bene quando si va forte, facilissimo incappare contro gli spigoli messi ad altezza menisco. L'ergonomia, in questo caso non è ai massimi livelli. Ma la moto è e resta davvero gustosa. Una delle migliori Guzzi degli ultimi tempi. Aspettando Breva 1100 e Griso, ovviamente.

 

In questo servizio:

 Casco

X-Lite X-801 Checa

 Giacca

Alpinestars Dyno

 Guanti

Sparco Downtown 

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