Autore:
Alfredo Verdicchio

LA PREZIOSA Ci ha fatto i dispetti, la Sportster 1200 Custom. Per qualche giorno ha fatto la preziosa, la sostenuta, come fosse l'unica ad averla, la "V" lì in mezzo al bicilindrico, tutto cromato e fiero dei suoi 47 anni ben portati. E noi lì in fila a pregarla di far pace, di darci un segno, un lampeggio di quelli buoni da far scattare la scintilla, quella delle candele ovviamente, stanche di infreddolirsi nel parcheggio della redazione. Niente. Batteria  a terra, nessun cenno di vita, almeno finchè non è stata cambiata.

APPROCCIO DIFFICILE Insomma, come avrete capito il mio approccio con la 1200 Custom non è stato di quelli idilliaci, i "capricci" non mi sono mai piaciuti, ma come si dice gli opposti si attraggono, e così eccomi qua con un bell'appuntamento in mano, pronto a macinarci un po' di chilometri per questo day by day.

TI ENTRA DENTRO Certo che se non sei di mentalità "aperta" il dialogo non è immediato, anche perché poi c'è il problema della lingua. Lei col suo americano tutto slangato fatto di vibrazioni, pedane avanzate e

sospensioni nulle; io con il mio italiano da bar, fatto di cavalli e prestazioni. Insomma non è la classica tipa da "una botta e via", se ci fai il giretto dell'isolato e la giudichi in modo affrettato, di sicuro non la capisci. Usala però un paio di mesi e lei ti entra dentro, come tutte le Harley, lentamente ma inesorabilmente.

SI MUOVE BENE La Sportster Custom me la ricordavo più legnosa da guidare, soprattutto nel traffico. Invece rispetto alla vecchia versione la 1200 di Milwaukee si muove con una certa disinvoltura, nonostante il peso e

nonostante non sia certo corta come uno scooter. E le vibrazioni al manubrio e pedane poi, sparite come d'incanto, una volta per tutte.

VIBRAZIONI? SOLO GOOD E senza rimpianti, visto che sono sempre rimasti quei buoni colpi di pistone che dettano il tempo del V2 americano. Adesso  scuotersi è solo il motore, i fissaggi elastici isolano il pilota dalla tortura vibrante. Certo che avederlo al minmo fa un po' impressione, così agitato dentro al telaio sembra debba staccarsi da un momento all'altro e andarsene per i fatti suoi. Cosa che,

ovviamente non avviene.

TIRA L'ARIA Leggera pressione sul pulsante start e il V2 Harley prende subito vita. Ma non dimenticatevi di tirare l'aria, il bicilindrico di Milwaukee è ancora uno dei pochi a richiedere lo starter anche con clima tropicale. E non occorre lasciarlo fermo una notte. Il V2 si raffredda in fretta, e impiega un po' di tempo a scaldarsi. In compenso quando è bello caldo esagera. Come quando è costretto a stantuffare al minimo nel traffico, dove il calore della testa posteriore, quasi sotto la sella infastidisce un po', soprattutto ora che di gradi ce ne sono anche fin troppi.

MAI SOTTOVALUTARE... Non c'è niente da fare, le Harley-Davidson hanno un fascino tutto loro. Quando le guardi lì ferme al bar sotto casa magari le snobbi, magari butti uno sguardo di sufficienza, tutti sempre pronti a cirticare. Una volta che ci sali, però, riescono a conquistarti, perché sono piene di carattere. Il rinnovato twin americano ha guadagnato regolarità a tutti i regimi, spinge bene da subito, con una gran schiena che ti fionda in avanti

subito a ridosso di chi ti sta davanti.

A FILO DELLA STRADA Va meglio, ed è anche più silenzioso, senza troppo sferragliare, tranne con le marce alte al minimo, ma lì non si può far niente, la "V" è stretta e i pistoni sono grossi. E' la fisica. Stesso discorso per la seduta, con le gambe e le braccia allungate come si deve e la sella giù, a filo con l'asfalto che quando sei in piega sembra di toccare anche con la faccia, oltre che con il cavalletto, marmitte e pedane.

GUIDA CHE PIACE A parte questo la Sportster alla fine si guida bene. La guardi e non le dai un euro, con quella forcellina esile e corta, e quella impostazione "al contrario" bassa dietro e alta davanti, pare tutto fuorchè guidabile. Invece la Sporty sorprende. È equilibrata, scende in piega bilanciata, ha una bella ripresa, con quel motore che pompa coppia ad ogni apertura del gas. Alla fine ti diverti anche quando c'è da curvare, anche se per gli sportivoni è meglio la Roadster, che ha più luce a terra e una posizione di guida meno sdraiata. Velocità? Lei la lascia agli altri, anche se è capace di 190 all'ora indicati che per una custom è comunque un bel risultato. In ogni caso la giusta velocità di crociera è 140-150, a quel ritmo viaggi sul velluto, oltre il vento spinge troppo e le vibrazioni tornano a farsi

sentire.

MEGLIO IN BASSO? Però stare bassi ha il suo vantaggio, si poggiano subito i pIedi a terra, senza troppi problemi e in curva sembra di andare anche più veloci, con l'asfalto che sfila sotto il naso. Quando becchi la buche, però, sono dolori. Le sospensioni hanno una corsa molto corta e la taratura buona per le highway americane e non per le nostre statali di campagna. Tanto meno per i lastroni disossati del pavé che innescano forti

scuotimenti nelle zone basse.

NARCISA La voce è da bicilindrico vero, calda, bassa, corposa e per nulla fastidiosa. E con la Sportster si fa sempre una gran figura. Quando si passa per strada ce ne fosse uno che non si gira a guardare. Perfetto per i narcisisti. E se non lo si è, lo si diventa. Senza neanche troppi sforzi a dir la verità.

FRENO LUNGO Occhio però a non distrarsi troppo, perché la Sportster ci pensa sempre un po' prima di frenare, la levona sul manubrio (davvero troppo grossa) è dura e poco modulabile con la morsa "lunga" anche strizzando di forza. Come sugli scooter i freni è meglio usarli entrambi, visto che dietro l'effetto è molto più deciso e modulabile, utile nelle frenate d'emergenza. Del resto, con quel gommino li davanti un disco più cattivo servirebbe solo a bloccare la ruota, meglio quindi così com'è, meglio abituarsi ad usare tantissimo anche il freno dietro.

CARISMA Insomma la H-D Sportster Custom 1200 sfodera con grande coraggio tutti i suoi assi nello scarico senza però nascondere i suoi difetti, diventati col tempo i suoi più grandi pregi. Miracoli del marketing o vero sex appeal? A dirla tutta un po' e un po'.

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