Autore:
Stefano Cordara

SEMPRE APPREZZATA Guardi le classifiche di vendita, segmento custom, e lei è sempre li nelle posizioni alte. Una vita da mediano quella della Nevada, che passa la sua esistenza senza clamori o proclami ma continua a regalare a mamma Guzzi delle belle soddisfazioni. Perché la Nevada è moto di qualità e sostanza. Una moto che fa bene quello per cui è nata: scorrazzare in giro le persone non senza un certo stile e con comfort e prestazioni adeguate anche alle lunghe percorrenze.

MAQUILLAGE

Insomma è l'essenza italiana dello stile cruiser. Nel 2004 un consistente restyling le ha dato nuovo smalto e soprattutto è arrivato il motore ad iniezione, lo stesso della cugina Breva, che l'ha resa più moderna, godibile, ed al passo con i tempi. Un bene perché la Nevada adesso funziona che è una meraviglia. Quando la guidi ti accorgi subito che quel motore pare nato apposta per lei. Se sulla Breva la sensazione è che manchi qualche cavallo, sulla Nevada, complice il cambio di posizione di guida, la potenza è perfetta, la coppia ti spinge dolcemente e il cambio appare adeguato all'indole soft della cruiser italiana.

ITALIAN CRUISER

Italiana, c'è da sottolinearlo, perché la Nevada mantiene l'indole che da sempre contraddistingue le "mandellesi" con il manubrio a corna di bue. Non è una cera e propria custom, più che altro è una stradale vera e propria travestita da custom, come del resto lo è la sorella maggiore California. Così la guida risponde più ai canoni stradali che a quelli del mondo cruiser.

SEDUTI NON SDRAIATI

La posizione in sella è raccolta, la schiena è dritta, le braccia non troppo distese a correre incontro al manubrio e le gambe piegano naturalmente con le ginocchia dei più lunghi che toccano le teste (è sempre stato così per le Guzzi, a parte la Breva 1100). A confermare l'indole da stradista anche la sella del pilota, più dura di quel che si è abituati a trovare normalmente sulle cruiser.

ELEMENTARE, GUZZI

Molli la frizione e vai, la Nevada è ai piani alti anche della classifica delle moto più facili del mondo. La sella bassa e la morbidezza di erogazione del V2 ad aria la mettono in concorrenza con le biciclette. Una moto che chiunque può guidare senza problemi e che, una volta in movimento, sfodera anche inaspettate doti dinamiche. Insomma non è una moto che vi trasporta e basta, ma è una moto che si guida. E diverte, perché proprio quando c'è da guidare emergono le sue doti stradali. Le sospensioni sostengono a dovere (gli ammortizzatori fin troppo, visto che sono un po' duri e con poca escursione), i pneumatici di sezione ridotta la rendono agile a rapida e la ruotona anteriore da 18 le dona stabilità e direzionalità da vendere, le pedane sono distanti da terra e non toccano praticamente mai.

SETTEMMEZZO DI DOLCEZZA

Su questa moto il piccolo settemmezzo trova la collocazione ideale. Sgrezzato dai tecnici Aprilia, il V2 è ora in grado di esprimersi al meglio. La cinquantina di cavalli che mette a disposizione rappresenta una potenza sufficiente per farci un po' di tutto. Guidandola in relax si scoprono le doti di spinta ai bassi e medi regimi che consentono di scendere anche a 2.000 giri in quinta. La Nevada, dunque, si concede volentieri ad una guida rilassata e piacevole, pur con una punta di velocità massima che passa di poco i 180 all'ora indicati.

DISCO SOLITARIO

Sparita la frenata integrale, spetta all'unico discone da 320 la maggior parte del lavoro e lui ce la mette tutta anche se per farlo lavorare come si deve occorre spremere forte la leva al manubrio. Tuttavia un buon supporto arriva da dietro, con un disco posteriore pronto ed efficace per una frenata che globalmente finisce per convincere.