Autore:
Michele Losito

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TRENTANNI E... Il 2010 è il trentesimo anniversario della nascita della mitica Vespa PX e Piaggio decide di festeggiarlo rimettendo in commercio proprio la Vespa PX originale, quella con il cambio a quattro marce al manubrio e la scocca in lamiera: uno scooter venduto in oltre tre milioni di pezzi e il cui successo sembra non soffrire il passare del tempo, inserendolo di diritto nella storia del motociclismo, per la diffusione planetaria, la longevità e l'originalità del progetto. Originalità che, tuttavia, nelle ultime stagioni era stata messa in difficoltà da un costruttore indiano che, con molta lungimiranza imprenditoriale, ha deciso di importare nel nostro Paese lo stesso scooter sotto altro nome, facendo numeri importanti.

CILINDRATE CLASSICHE Forse è stato proprio il successo della sua omologa indiana a far prendere la decisione di tornare a produrre la PX "vera", ma anche se non fosse, è chiaro che la richiesta per questo modello è ancora alta e, potendo, non avrebbe avuto molto senso lasciare ad altri il "patrimonio" di un veicolo-icona come la PX. Questa torna dunque sul mercato nelle cilindrata classiche, 125 e 150, con motorizzazioni due tempi aggiornate alla normativa Euro3. Queste dovrebbero garantire almeno un paio di stagioni di tranquillità tecnica, dato che la normativa Euro4 entrerà in vigore solo dal 2014, ma è auspicabile che da qualche parte a Pontedera abbiano già pronto un motore 4 tempi adatto a non far sparire di nuovo la PX dalle strade nell'arco di pochi anni.

SEDUTA NUOVA Modifiche sostanziali al progetto originale, quindi, non ce ne sono davvero e l'unica novità di un certo peso riguarda la lunga sella della PX che è stata ridisegnata e resa più ergonomica anche se, francamente, il suo disegno risulta un po' troppo moderno rispetto alle altre linee dello scooter. Altre piccole migliorie riguardano il faro anteriore con ottica a superfici complesse, dotato di lampada alogena e vetro "liscio" come sulle moto moderne. Rimane poi la possibilità di montare la ruota di scorta, mentre il cruscotto riporta la doppia scala miglia/chilometri orari ed è dotato anche di indicatore del livelo carburante.

TUFFO NEL PASSATO La scheda tecnica è anch'essa un tuffo nel passato, perché il motore mantiene il raffreddamento a circolazione forzata e l'avviamento a kick starter, sebbene l'accensione sia di tipo elettronico e sia previsto il motorino d'avviamento per chi, magari, non ha l'età per ricordarsi che un tempo le moto non si accendevano schiacciando un pulsante... Rigorosamente legate alla tradizione anche le sospensioni: anteriore a braccetto oscillante e posteriore ad ammortizzatore laterale con il motore disassato che funge da forcellone oscillante.

IL VANTAGGIO DELLA SEMPLICITA' Le ruote sono da 10" con pneumatici 3.50" a camera d'aria, mentre il peso della PX sfrutta l'impostazione anticonvenzionale (se confrontata agli scooter moderni, ovviamente) e rimane abbondantemente sotto i 100 chili per entrambe le motorizzazioni. Ovviamente il vano per il casco sotto la sella non c'è, perché lì si trova il serbatoio benzina da 8 litri e il miscelatore automatico. I freni, infine, mantengono l'impostazione della PX venduta fino al 2006: disco singolo anteriore da 200 mm con tubo in treccia metallica e tamburo posteriore da 150 mm, azionato con il tradizionale pedale infulcrato sulla pedana. D'altra parte, il pubblico la vuole così, non è vero?