Autore:
Lorenzo Centenari

IL GENERALE INFERNO Sei vittime, tra cui due bambini. Un'autostrada interdetta alla circolazione in entrambi i sensi di marcia per un giorno intero. Un cavalcavia danneggiato. Una tragedia umana, oltre che un serio rischio ambientale. Col rogo divampato sull'A21 tra Manerbio e Brescia Sud, in materia di sicurezza stradale il 2018 non poteva iniziare in modo peggiore. Presto, anche in quel tratto la viabilità tornerà regolare. E al di là di un tetro ricordo nella coscienza dei testimoni, dell'inferno di quel pomeriggio di martedì 2 gennaio non resterà traccia. Nemmeno tra coloro che riprenderanno a pendolare mattina e sera sul quel nastro di asfalto, annerito dalle fiamme e macchiato dal sangue. 

RESPONSABILITÁ Si poteva evitare, l'apocalisse dell'A21? Certo che sì. Soprattutto, in ragione del fatto che la principale causa del tamponamento iniziale, quello che ha successivamente innescato l'esplosione di un'autocisterna, consiste in un errore umano. Questo, almeno, è quello che avrebbe concluso la Polizia Stradale. L'autista macedone alla guida del tir carico di ghiaia che ha tamponato la Kia Sportage con targa francese, a sua volta scagliata contro un camion cisterna carico di gasolio, poi esploso, avvicinandosi alla coda non avrebbe frenato. Oppure, avrebbe azionato il pedale in ritardo. L'autista del tir era distratto. E la sua distrazione ha provocato la morte, la sua e quella di altre cinque persone innocenti.

REWIND La dinamica dell'incidente è ormai stata ricostruita con buona approssimazione. Alle 12.30, un tamponamento tra due camion e un'auto aveva in precedenza già paralizzato il traffico della corsia Nord dell'A21. Le auto procedevano perciò in colonna, a forte rilento. Ma alle 14.30, ecco la madre di tutte le tragedie. La Kia Sportage speronata dal tir, l'inevitabile effetto domino, il tremendo impatto con la cisterna, la carrozzeria che si accartoccia. Il gasolio trasportato fuoriesce e prende fuoco, carbonizzando sia i passeggeri dell'auto, sia il primo camionista. Non il conducente della cisterna, che si salva in tempo fuggendo dalla cabina. 

MASSIMA ALLERTA Si stabilirà se la cisterna rispondesse ai necessari requisiti di sicurezza, e se l'autista macedone non avesse guidato oltre il tempo consentito dal Codice, cadendo vittima di un colpo di sonno, o comunque di un sensibile calo di concentrazione. Fattori di fronte ai quali gli altri utenti della strada, purtroppo, sono impotenti. Quello che invece compete all'automobilista, sempre, è mantenere la concentrazione massima in prima persona. Solo così, in caso di emergenza, conquisterà maggiori possibilità di salvare la pelle, neutralizzando l'eventuale condotta scorretta altrui.

SGUARDO ALL'ORIZZONTE Quando si genera una coda, il pericolo è sempre dietro l'angolo. In autostrada, anche di più. Puntare perciò lo sguardo all'orizzonte, istante per istante. Monitorare la segnaletica. Insospettirsi quando il traffico di fronte a sé si intensifica all'improvviso. E in caso si scorga da lontano una colonna di auto ferme, o che avanzano a passo d'uomo, rallentare, rallentare, rallentare. Con largo, largo, largo anticipo. Gradualmente, senza scartare di corsia. E segnalando la decelerazione premendo il tasto "Hazard" (volgarmente, le quattro frecce). Lasciando a chi sopraggiunge il tempo necessario a metabolizzare la situazione, e a intervenire sui freni. Perché non è così scontato, che chi vi segue sia attento quanto lo siete voi. E che la Dea bendata, in quel momento, non sia in ferie.


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