Autore:
Andrea Rapelli

UFFICIALMENTE EROI Il ferale momento è arrivato: nel weekend del 11/12 maggio si è disputato il Rally degli Eroi 2013. Noi Pandemoni, spavaldi e incoscienti, incuranti del pericolo cui andavamo incontro, ci siamo presentati al via con la Panda 750 che vi avevo presentato qualche settimana fa. Ovviamente, più di serie che mai.

ADESIVI E TANTA FANTASIA Qualche adesivo luciferino qua e là, paramotore della versione 4x4, foto di alcune ragazze (ehm... signore) discinte sul finestrino posteriore come da regolamento, due gomme invernali (4 costavano troppo): si ferma qui la dotazione eroica della Pandemonia. Riusciranno i nostri eroi a portare a termine l'impresa?

CUORE DI PADDOCK Sabato, il giorno prima del Rally degli Eroi 2013, è l'occasione per ammirare cosa può scatenare la passione per il motorsport: i team accorsi al Ciocco per questo delirante weekend sono ben 50, tutti armati fino ai denti. Con camion assistenza (anche culinaria, vedi salamelle e salsicce a go go) e ricambi di ogni tipo, che neanche Biasion ai bei tempi. Poi, naturalmente, ci sono la simpatia e l'aiuto reciproco: gli sport motoristici sono belli anche perché, non appena hai una difficoltà, qualcuno è sempre pronto a darti una mano. Cosa affatto scontata e chi frequenta le altre competizioni, più o meno amatoriali, sa bene di cosa parlo.

EROICA PARATA Ma il sabato è pure il giorno deputato alla coreografia: ammettiamo di aver preso un po' sottogamba l'aspetto. Perché se noi accendiamo timidamente qualche rosso fumogeno (procurandoci serie infiammazioni alle vie respiratorie) qualcuno potrebbe tranquillamente partecipare al Carnevale di Viareggio e, probabilmente, vincere pure qualche premio. Il team Avengers, per esempio, con un'opaca Ford Taunus e costumi di tutto punto, o la Y10 Papamobile, con tanto di Pontefice incorporato. Per non parlare dei Pianeta Alfa, con una rombante e smarmittata Alfa 145 e costumi a dir poco adamitici, la Carica dei 101 (con improbabili tutine pelose), i Village Pipol, con una Uno dell'altra sponda o i Barbari, al volante di una Mercedes 250 TD wagon dall'aspetto davvero poco rassicurante.

VIA COL GIRO Fatta la parata, c'è il giro di prova. Si sale tutti e quattro, così si vede il percorso. Passati un centinaio di metri, c'è già da scendere e spingere: la Pandemonia, poverina, non ce la fa a salire. Nel fango, naturalmente. Sui sassi. Costeggiando pericolosi burroni. E discese messe lì apposta per ribaltarsi. Le espressioni sulle facce dei miei amici, alla fine della tornata, sono concordi: superare le 12 ore indenni sarà davvero impresa eroica. Figuriamoci tornare a casa. Nel frattempo è già sera e, fra salamelle e rosso locale, piombiamo senza troppe difficoltà nel sonno dei giusti.

ORE 6, SI PARTE Prima del via, alle 6.00 di domenica, il lampo di genio: togliamo il cofano, così il motore respira! E via peso inutile, insieme alla panca posteriore (abbiamo deciso che viaggeremo in coppia). Nei primi due giri prendiamo le misure ai tratturi e agli avversari, che però ci sportellano senza pietà. Tuttavia, la Panda dimostra tutta la sua tenacia: nel primo contatto, con la Uno di Quelli dell'Anas, le nostre prodi lamiere fanno esplodere il loro finestrino posteriore mentre agli Scoiattoli dell'Anpezo, che ci colpiscono senza complimenti, buchiamo una gomma. Vai così, Pandemonia!

3 ORE DI PASSIONE Sono circa le 9.30 quando, dopo 4 giri percorsi, ci troviamo ad affrontare uno dei pezzi più difficili del percorso, diviso fra asfalto, fettucciato e mulattiera: si tratta di una salita, piena di pietroni e solchi scavati dall'acqua, dove molti rischiano di finire a ruote all'aria o giù da un burrone. Nella foga, urtiamo con una non ben precisata parte della scocca una roccia particolarmente acuminata. Bastano pochi secondi per capire che abbiamo rotto il giunto del cambio, la leva pende ignominiosamente da un lato, senza vita. Non ci perdiamo d'animo: raggiunta una posizione di sicurezza (fra tronchi e sterpaglie, naturalmente nella terra melmosa) il mio coequipier si produce in una riparazione volante con fango essiccato e fil di ferro degna del migliore McGyver. Dopo 15 minuti ripartiamo, più gagliardi che mai. Si può usare solo la prima ma va benissimo così.

CAPOLINEA Il destino, cinico e baro, ci aspetta all'arrivo. Prima del timbro orario, infatti, bisogna superare una vasca piena di sabbia, che va affrontata a tutta manetta per non rimanere impantanati. Peccato che il passaggio dei concorrenti abbia lasciato un bel buco di cemento... La Pandemonia romba, entra e cerca di uscirne, ma non ce la fa. Schiantandosi, rumore di lamiera accartocciata, sul bordo in cemento della vasca. Uno scambio di sguardi terrorizzati, un'occhiata sotto e capiamo che il paramotore, o quei pochi brandelli di ferro che ne rimangono, non potrà più aiutarci. Dopo un velocissimo brainstorming con i pochi neuroni rimasti, decidiamo, non senza un pizzico di amarezza, di tornare a casa anzitempo.

NON FINISCE QUI Se il dovere di cronaca non mi permette di tacervi che i vincitori sono Quelli dell'Esercito su una Fiat Uno mimetica, sappiate che i Pandemoni non mollano. Anzi, sono già al lavoro per tornare più indiavolati che mai. Magari con un motore più potente e qualche rinforzino alle sospensioni. Che gli Dei motoristici ci aiutino!


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