Autore:
Giuseppe Tagliozzi

TEMPI DURI C’erano una volta i carburatori, i tubi di scarico liberi e le particelle di CO2/NOx gongolanti per la vittoria contro l’ambiente. Ci ricordiamo tutti quei tempi, l’attenzione all’impatto ambientale allora era argomento di discussione quanto lo era la vita sociale degli elefanti: nessuno se ne curava più di tanto. Oggi, piaccia o non piaccia, non è più così. Siamo tutti a conoscenza dell’impatto che le nostre amate automobili hanno sull’ambiente, case costruttrici in primis. Tra queste, la Volkswagen cerca di dare il buon esempio presentando un’idea, un progetto che già nel 2013 sarà operativo e pronto per essere commercializzato. L’obiettivo? Abbattere gli sprechi inutili ottimizzando la produzione delle proprie auto. Come fare? Semplice (si fa per dire): con l’MQB, il pianale modulare trasversale. 

CONTINUITA’ In realtà, l’MQB è la quadratura di un cerchio aperto già da tempo. Si aggiunge infatti a una lista composta dal pianale modulare longitudinale (MLB) sviluppato da Audi, dalla piattaforma sportiva modulare MSB realizzata con il centro di competenza Porsche e infine dalla New Small Family comprendente la Volkswagen Up!, la SEAT Mii e la Skoda Citigo. Non è un modello ex novo quindi, ma piuttosto il prosieguo di un progetto già ben avviato. Ma cos’è veramente il pianale modulare?

IN SUBSTANTIA L’idea si basa sul concetto di abbattere i costi utilizzando un’unica linea di produzione (o quasi) per tutti i modelli. In altre parole, il pianale modulare trasversale MQB è un pianale unico che diventerà comune a tutti i modelli della Casa. Per fare un esempio, la Polo adotterà lo stesso identico pianale (l’MQB appunto) della Golf. Chiaramente, questo pianale modulare trasversale è in grado di adattarsi alle dimensioni e proporzioni dei vari modelli e motori. Diesel o benzina, ibrido o elettrico, familiare o berlina, passo lungo o passo corto, tutto troverà spazio sulle spalle dell’MQB, il pianale unico in grado di adattarsi a qualunque esigenza. Alla faccia della proverbiale coperta corta… Ovviamente, tutti i motori e le componenti dei vari modelli (es. il cambio) sono stati adattati in vista di una loro installazione su un unico pianale. Un lavoro sporco, chiamato dai tecnici tedeschi omogeneità delle quote. Non immaginiamo gli sforzi resisi necessari a far stare una Passat sullo stesso pianale della Polo…

PRIMA I PRO I vantaggi di una tecnologia di questo genere sono indiscutibili ed evidenti. Il nuovo sistema MQB, infatti, ha consentito all’azienda di ridurre le varianti di motore e cambio dell’88%. La standardizzazione dei componenti, delle quote tecniche e dei processi di produzione ha dunque ridotto drasticamente sia i costi sia i tempi di fabbricazione. Altri vantaggi invece sono a beneficio dell’utente finale in modo mirato: ad esempio la traslazione in avanti di 40 mm delle ruote ha aumentato la possibilità di sfruttare lo spazio interno (il cosiddetto package) e ha migliorato il comportamento della struttura in caso di crash. Oltre a ciò, come gradito effetto collaterale, si ha una diminuzione del peso generale: la Golf di prossima generazione, ad esempio, avrà una massa simile alla IV serie, prodotta dal ’97 fino al 2003. Preso atto che, solitamente, il nuovo modello pesa almeno 100 kg più del precedente, non possiamo che elogiare questo risultato.

POI I CONTRO A dire la verità, di contro ce ne sono ben pochi dato che, con questo investimento, il gruppo Volkswagen ha tremendamente ottimizzato la sua produzione, oltre ad aver compiuto un notevole balzo in avanti nei confronti dei propri competitor sul fronte efficienza.  Un solo brivido ci corre lungo la schiena: scrutando l’orizzonte, pare proprio che la strada intrapresa corra nella direzione di automobili preconfezionate, identiche, dove a fare da distinguo tra una e l’altra sarà solamente il marchio riportato sul cofano. Speriamo che il fascino del prodotto speciale e unico, che tanto commuove l’appassionato, non diventi appannaggio solo di alcune blasonate supercar, raggiungibili da pochi e sognate da troppi. 


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