Autore:
Massimo Grassi

QUATTROCCHI SMART All’epoca della loro presentazione, i Google Glass avevano fatto venire l’acquolina in bocca a tutti i geek del pianeta, che già si immaginavano una vita da fantascienza, con tutto il mondo davanti ai loro occhi. A 3 anni di distanza gli occhiali per la realtà aumentata della grande “G” sono ormai assimilabili a strane creature mitologiche, i cui avvistamenti si contano sulle dita di una mano. Colpa di un prezzo decisamente non popolare (1.000 Euro “son soldi” direbbe qualcuno) e di un mondo che (a quanto pare) non è ancora pronto a popolarsi di nerd deambulanti che parlano al vento, pronunciando frasi tipo “scatta foto”, “cerca ristorante” etc…

A LAVORARE! Eppure… eppure i Google Glass esistono ancora. Semplicemente hanno smesso di essere oggetti per facoltosi geek per diventare utili strumenti di lavoro (col nome di Google Glass Enterprise Edition) per operai specializzati. Come, ad esempio, quelli impiegati nella fabbrica di Tesla, per ottimizzare i flussi di lavoro e diminuire le probabilità di errore. Ma come? Provate a immaginare un immenso gruppo di Whatsapp dove tutti i partecipanti lavorano allo stesso progetto e, di volta in volta, si aggiornano sui lavori svolti. Niente immagini di gattini o video demenziali. Solo “robe di lavoro”. Vi siete immaginati la scena? Ok. Ora sostituite i classici smartphone con occhiali ultratecnologici in grado di mostrarci tutto quello che sta succedendo nella linea di montaggio, mandarci avvisi, permetterci di guardare video tutorial e metterci in contatto con i colleghi in caso di necessità. Una sorta di “Grande Fratello” della fabbrica.

SEGRETO DI PULCINELLA Da tempo si parlava di un impiego degli occhiali intelligenti di Google da parte di Tesla, ma di conferme nemmeno l’ombra. Poi i colleghi di Electrek.co hanno notato che sul sito degli APX Labs (società statunitense specializzata nella produzione di accessori indossabili dedicati alle aziende), nel menu “Clienti” è presente il logo di Tesla. “Un indizio è un indizio” diceva la cara Agatha Christie. Ok, allora aggiungiamo anche la presenza di un’immagine che, inequivocabilmente, mostra la fabbrica Tesla di Fremont (California). “Due indizi fanno una coincidenza”. A parlare è ancora la regina del “giallo”. E va bene: “Una Casa automobilistica statunitense usa Skylight (è questo il nome della tecnologia degli APX-Labs) per creare una forza lavoro completamente connessa che copra l’intera linea di produzione nella loro modernissima fabbrica”. “Tre indizi fanno una prova”.

 

 


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