Autore:
Luca Pezzoni

CAPIRE PER GIUDICARE Per capire la vera essenza e lo spirito di uno dei costruttori più importanti nel moderno mondo automotive la classica "ripassatina" funziona meglio di un bignami. Perché il filo che lega la storia della Casa, partita dai motori per gli aerei e per la Luftwahffe, si interseca con quella del Mondo Occidentale a motore e non, tra crisi, rischi di fallimento e formidabili intuizioni.

DRIVING MACHINE Sarebbe fin troppo facile ridurre tutto al piacere di guida e liquidare l'essenza BMW (acronimo di Bayerische Motoren Werken) come quella di un costruttore orientato alle "driving macchine", ovvero auto pensate in primo luogo per divertire il pilota. Vero ma solo in parte, il nocciolo duro della Casa, a ben vedere, è sempre stata l'eccellenza motoristica accompagnata a fughe in avanti e capacità di intuire per prima il futuro. Ci provano in tanti ci riescono in pochi. Turbo, fasatura variabile, Vanos e doppio Vanos certo. Ma anche telai space frame, trazione posteriore inamovibile, prima bizzosa da domare poi divertente e controllata elettronicamente. Per non parlare di quella M che da sola ha fatto più di mille campagne pubblicitarie.

OTTANTA E allora scorriamo le tappe di ottant'anni di auto BMW, a far data dal 1929, l'anno di presentazione della Dixie. Un impegno nel settore automotive figlio anche del disimpegno obbligato dalla produzione di motori per l'aviazione, conseguenza dei trattati di pace postbellici. Nel frattempo sono passati anche 75 anni di roadster BMW e tentativi assortiti di rivoluzioni progettuali. Di certo le vendite sono salite ma la nuova parola d'ordine per il futuro pare allontanarsi dai discorsi stilistici per ritornare vicina, ancora una volta, alla meccanica: la ricetta EfficientDynamics sembra pensata apposta per un mondo automotive che deve risparmiare ma vuole continuare a divertirsi.

Gli inizi, tra aerei e motociclette

1913 LA FONDAZIONE Nel rigido ottobre bavarese del 1913 Karl Friedrich Rapp avvia le attività della Rappen Motor Werken in una fabbrica precedentemente adibita alla costruzione di biciclette. Oggetto sociale della neonata società la produzione di motori per aerei, sogno coerente con un'epoca segnata dall'inizio dell'epopea aeronautica.

1916 LA FUSIONE I motori di Rapp soffrono di problemi sia a livello bilanciamento che di affidabilità. Guarda caso in uno stabilimento vicino un certo Gustav Otto, figlio dell'inventore del motore a scoppio, sta prosperando proprio come costruttore di motori aeronautici. Rapp rassegna le dimissioni ed entrano in gioco due gentiluomini austriaci, Franz Poop e Mark Fritz che portano in dote i finanziamenti necessari a continuare l'attività. Nel frattempo convincono lo stesso erede Otto a entrare nella partita. Nasce BMW. Il primo motore BMW prende le vie del cielo nel 1917, si chiama Type III A ed è un sei cilindri raffreddato a liquido con carburazione studiata apposta per non perdere potenza anche in alta quota. Grazie anche alle prestazioni di rilievo i propulsori BMW riscuotono da subito un buon successo.

1920 LOGO E DIVIETO L'inizio del nuovo decennio segna per sempre, nel vero senso della parola, l'immagine e il futuro BMW. Nasce il logo che riprende i tre capolettera della società ma soprattutto che ricrea l'immagine di un'elica giocando con le cromie tipiche della Baviera. A seguito del trattato di Versailles, con perfetto tempismo, alla Casa viene proibito di costruite motori per aerei.

1921 MOTO E RECORD In un primo momento la produzione viene convertita su particolari e componenti per l'industria ferroviaria ma serve una decisione veloce per assicurare il futuro dell'azienda. Si opta in primis per le motociclette, che negli anni a seguire (fino ai giorni nostri, ma è un'altra storia…) otterranno un buon successo come del resto i motori per aerei che, pure a distanza di anni, continuano a stabilire nuovi record.

1929-2009, ottant'anni di auto


1929 BUONA LA DIXI I quotidiani del 9 luglio 1929 riportano a piena pagina la pubblicità BMW che annuncia di essere diventata (anche) un costruttore automobilistico. Il primo modello si chiama 3/15, "Dixi" per gli amici. Costa 2.200 marchi e si può anche acquistare a rate. In realtà era un modello non completamente originale, utilizzava parti in comune con altre auto tra cui Austin e Datsun, ma poteva contare su ben 15 cavalli erogati dal quattro cilindri da 749 centimetri cubi. Bastavano per muoversi a 80 km/h e per sognare. La produzione finale arrivò a sfiorare le 20.000 unità.

1932-1933 QUESTIONE DI STILE Arriva il secondo modello di auto BMW, siglato 3/20 PS, e più che per le caratteristiche tecniche deve essere ricordato perchè la Casa vinse il concorso di eleganza di Baden Baden. Un altro elemento importante del mito BMW inizia a delinearsi. Ancora un anno e il cerchio si chiude, arriva il primo modello con motore a sei cilindri in linea: la 303 che, tra l'altro, porta anche in dote pure la doppia griglia del radiatore: una cifra stilistica destinata a durare fino ai giorni nostri.

1936 DICA 328... Una sigla familiare anche alla nostra epoca, ma nel 1936 quando debuttò al Nurburgring, si parlava di "auto del secolo". La 328 dell'epoca era una roadster dalle linee suadenti e dai fari che sembrano due occhi raccordati con il viso lamierato. Sotto il cofano albergava un motore due litri a sei cilindri in linea con una potenza di 80 cavalli, molti i successi nelle competizioni: vinse sia la Mille Miglia che il Tourist Tropy. Ancora oggi viene considerata una delle BMW più belle di sempre.

1941 TEMPI DI GUERRA Arriva il secondo conflitto mondiale e la produzione di auto BMW presto si ferma. Le fabbriche vengono in parte convertite ad uso bellico ma continua l'eccellenza motoristica in campo aeronautico. La Casa bavarese ad esempio produce anche un motore da 28 cilindri disposti su quattro file radiali e nel frattempo inizia a sviluppare i primi motori a Jet.


1955 ISETTA NEL CUORE Serve un best seller e anche un'auto intonata ai tempi, ovvero alla voglia di muoversi e ricostruire ma senza esagerazioni. L'identikit corrisponde al nome dell'Isetta, venduta in oltre 180.000 esemplari nel corso degli anni arriva dritta al cuore del pubblico e a rimpolpare le casse della Casa. Costruita su licenza della italiana Iso diventa uno dei simboli della rinascita tedesca postbellica. Il propulsore da soli 15 cavalli deriva dalle motociclette di Casa: in tempo di necessità le contaminazioni e la fantasia possono aiutare ad andare avanti.

1957 ALLARGAMENTO Oltre alla motocoupé a due posti in casa BMW si continuano a produrre auto di rilievo stilistico e meccanico. Un esempio memorabile rimane la 502 (1954-1961) pensata con in mente il mercato americano, con il suo tetto apribile, una grande abitabilità e un'immagine sintesi perfetta del casual elegante che andrà di moda molti anni dopo. Nel frattempo con la 600 si tenta un allargamento del concept Isetta per far posto a quattro persone, niente di memorabile ma in un certo senso il preludio alla 700 che, di lì a poco, salverà la Casa dalle secche finanziarie. La versione corsaiola RS poi farà largo uso di leghe leggere anticipando un altro leit motive della storia a motore.

1960 LA FAMIGLIA E IL MONOSCOCCA La storia delle auto è fatta anche di famiglie. Proprio il 1959 segna l'ingresso della famiglia Quandt nel capitale sociale BMW. Il finanziere Herbert Quandt non solo entra in possesso di una quota azionaria importante ma avvia una ristrutturazione dell'azienda, evitando l'accordo con Mercedes per costruire insieme auto di lusso che sembrava ormai inevitabile. La scelta coraggiosa porta anche a dare il via al progetto 700, la prima BMW monoscocca (scelta moderna che assicura pesi e consumi ridotti) vende benissimo: 20.000 unità solo nel primo anno di commercializzazione, grazie anche allo stile firmato Michelotti.


1961 LA PRIMA BMW MODERNA Se dovessimo scegliere una cesura tra la BMW "vecchia e nuova" il 1961 sembra l'anno giusto. Arriva la 1500, la prima tre volumi moderna per concezione e stile della Casa bavarese, in varie evoluzioni (1600, 1800) di carrozzeria e motore. Un'auto che segna indiscutibilmente l'intero decennio e, con gli occhi di poi, si possono intravedere in nuce i tratti somatici ancora oggi indelebili, seppur reinterpretati, dello stile BMW. Serie 3 compresa.

1971 CSL COME ALLEGGERITA Il decennio passa attraverso evoluzioni motoristiche ma è la 3.0 CSL (Coupè Sport Lightweight) a inaugurare tra unanimi entusiasmi il nuovo decennio. Potenze stratosferiche per l'epoca, tra 180 e 206 cavalli, carrozzeria alleggerita e grandi prestazioni su strada come in pista. La sigla evocativa nobiliterà in seguito le versioni più ricercate e prestazionali di alcune generazioni M3 e l'auto, per parte sua, fece incetta di Campionati Europei Turismo fino al 1979.

1972 PAUL BRACQ Artista ma anche car designer influente prima dell'era Bangle, le BMW di Paul Bracq sono state inequivocabilmente legate al capo del Centro Stile. Proprio nel 1972, in contemporanea con le Olimpiadi di Monaco, arriva un altro caposaldo della gamma BMW destinato a durare nel tempo: la Serie 5. Sempre nel 1972 viene fondato il reparto Motorsport: a volte gli anni acquisiscono significato nel tempo, senza la targhetta M chi può dire se BMW sarebbe diventata quello che è oggi? Nell'attesa che qualcuno chiarisca i dubbi, la certezza è che non ci sarebbe stata una X6M, per esempio...

1973 2002 ODISSEA NEL TURBO Rigorosamente Turbo, la 2002 entusiasma un'intera generazione di tecnici, appassionati e BMWisti con le sue turbine kkk nascoste sotto il cofano. Ricercata sia da spiriti Dandy che da ribaldi manigoldi per fuggir dopo le rapine. Tutto prima delle targhette turbo appiccicate sui portelloni degli Anni 80: a Monaco sui motori vogliono arrivare per primi e quando arriva il parco buoi si spostano più avanti.

1977 NUMEROLOGIA Debutta l'ammiraglia BMW pensata per fare concorrenza all'omologa Mercedes. Si chiama Serie 7 e offre look e comportamento su strada di taglio sportivo: l'autista non è più obbligatorio, il manager moderno può sedersi al posto del pilota senza complessi di inferiorità o immagine. Per gli amanti dei numeri la tabellina BMW si avvia al completamento dopo la 3 e la 5; solo un anno prima era stata presentata una coupé sportiva di lusso, la Serie 6. Arriveranno tutte, tra ricambi generazionali, ai giorni nostri in piena salute commerciale.

1979 UN GIORNO VERRA' BMW saluta il decennio investendo sul futuro. Iniziano in segreto i lavori intorno al propulsore turbo che debutterà a breve e dopo qualche fumata bianca diventerà "il motore turbo da F1". Viene inoltre sviluppata un'iniezione elettronica evoluta per le auto di serie con in mente prestazioni, consumi e riduzioni delle emissioni. La prima auto a portarla al debutto è la 732. E non contenti gli ingegneri di Monaco iniziano pure gli studi sui propulsori alimentati ad idrogeno. I frutti verranno raccolti nel 2006 sempre su una Serie 7.

1981 STOP SUPERCAR La M1, supercar disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1978 esce di scena dopo poco più di due anni di produzione e nemmeno 500 esemplari. Motore centrale, carrozzeria in fibra di vetro oltre 280 cavalli, la M1, la sportiva più estrema di Casa BMW, non ha avuto eredi, se non la reinterpretazione "Hommage" presentata al concorso d'eleganza Villa D'Este nel 2008.


1983 MONDIALE La Formula 1 vive l'epopea del turbo e BMW, che nella sovralimentazione ha creduto in tempi non sospetti anche per le auto di produzione, fornisce i motori a uno dei team più in vista dell'epoca: la Brabham. E proprio nel 1983 Nelson Piquet, detto lo zingaro, conquista l'alloro mondiale. Ironia della sorte, nello stesso anno compare sui listini tra perplessità conservatrici ed entusiasmi riformisti, la prima BMW con motore diesel. La 524td con 115 cavalli e uno zero-cento in 12,9 secondi faceva sognare!

1985 ARRIVA LA X Da che mondo è mondo le BMW hanno la trazione posteriore. Tratto distintivo e tecnico obbligatorio tanto che, anche nel segmento delle compatte a due volumi, l'unica Casa a offrire la ricetta motore davanti e trazione dietro nel listino odierno rimane BMW con la Serie 1. Però nel 1985 compare BMW con la trazione integrale, segno dei tempi e concessione ad un mercato che inizia a richiedere la soluzione "quattro stagioni". Per la cronaca era una 325iX, e sempre per la cronaca un marchio tedesco con gli anelli, all'epoca poco più di un outsider, iniziava a costruire sulla trazione integrale lo sbarco nel segmento premium. Di lì a poco avrebbe fatto compagnia a Mercedes e BMW l'olimpo delle berline di pura classe tedesca.


1986 M3 BASTA LA PAROLA Nel mezzo degli Ottanta da bere BMW rivoluziona, per sempre, il mondo delle berline sportive a tre volumi. Prima con la M5, notevole ma troppo grande ed elitaria. Con la Serie 3 seconda serie a Monaco fanno bingo: diventa "cosa altra" grazie alla cura Motorsport e fa battere il cuore ai gentleman driver in giacca e cravatta. Da 192 cavalli a 230 comprese versioni pronto gara e alleggerite. Un vero bolide da pista travestito da auto stradale, subito "instant classic" e icona, continua a vivere ancora oggi con potenza e cilindri raddoppiati. Un mito un po' imbolsito come tutte le rockstar condannate a essere sempre più spettacolari fino ad eccedere negli arrangiamenti per mantenere la schiera di fan.

1988 PORTIERE A NASCONDINO Iniziano le consegne della Z1; sarà costruita in soli 8000 esemplari, auto manifesto (Zufunkt significa "futuro") che avvia l'epopea delle roadster dell'era modena BMW. Ancora oggi le linee raffinate ed equilibrate, lontane dalle esagerazioni di Bangle, appaiono senza tempo e le porte che si annegano nei fianchi, con la carrozzeria a sandwich in materiali plastici, parlano il linguaggio del futuro. Sottopelle la base è in comune con la serie 3 dell'epoca e di giorno in giorno aumenta il valore collezionistico del modello.

1991 PICCOLE AMMIRAGLIE CRESCONO Il successo di vendite, nonostante un prezzo altino, arride alla nuova generazione, la terza, della Serie 3, nome in codice E36. Disponibile prima in formato quattro porte e poi coupé arriveranno in seguito pure la cabrio e la familiare, oltre che la dimenticabilissima compact. Sempre a inizio Anni 90 BMW offre la 850i una Gran Turismo all'avanguardia per cura aerodinamica e meccanica. Ma il 1991 passa agli annali come l'anno che segna l'inizio della corsa al diesel. Non c'è ancora l'iniezione diretta ma i motoristi bavaresi lavorano di fino e il sei cilindri con intercooler (contraddistinto dalla sigla TDs) tocca quota 143 cavalli, quanto basta per rendere nobile anche il ticchettio da trattorino e convincere molti clienti fedelissimi a fare il salto verso il risparmio senza rinunce. Ancora una volta in anticipo sui tempi.

1995 GOLDEN EYE La Serie 3, sempre più best seller della Casa, viene offerta anche in format Touring, il nomignolo BMW per le station di Casa. Ma il 1995 diventa senza dubbio l'anno della Z3, protagonista insieme a James Bond in Golden Eye segna il ritorno in grande stile (e produzione) nel segmento roadster dopo l'esperimento Z1. Qui c'è meno esclusività e ricercatezza ma il successo della spider costruita in America è notevole. I veri appassionati e intenditori però non avranno occhi che per la versione coupé della Z3, tanto sproporzionata da diventare bellissima, soprattutto in versione M.

1999 F1 E X5? Un anno dicotomico: da una parte BMW entra nel nascente mercato dei fuoristrada tutta immagine e lusso, il SUV diventa SAV, la ricetta secondo Monaco si chiama X5 e la Casa lo presenta come uno Sport Activity Vehicle. Costruito negli USA a Spartanburg va subito di moda anche nel Vecchio Continente con un successo forse superiore alle stesse aspettative. Meno male che per i tradizionalisti, sempre nel 1999, c'è il ritorno alle competizioni di massimo livello: BMW firma un accordo con Williams. A dieci anni di distanza, a dire il vero, non si registrano grandi successi e proprio di questi giorni è l'annuncio del ritiro Bmw dalla F1.

2000 E I GIORNI NOSTRI E poi si arriva al mondo BMW contemporaneo. Fatto di musei, collezioni d'arte e fabbriche di vetro. Con una gamma allargata che non esita a interpretare, più o meno fedelmente, lo spirito originario della driving machine costruita intorno al motore. Basti pensare al diesel con turbo bistadio da 286 cavalli, o alla ricetta Efficient Dynamics che con accorgimenti salvaconsumi ed emissioni segna un approccio pragmatico al problema del rispetto ambientale e dei consumi. E poi, altro segno dei tempi, BMW conta su una gamma allargata: dalla Serie 1, disponibile in tutte le salse, fino alla X6, madre di tutti i SUV esagerosi. Passando per le nuove frontiere di crossover, SAV, PAS e vari ibridi stilistici e concettuali che dividono giudizi degli esperti e degli appassionati.

DOMANI SCOMMETTIAMO CHE? E nel frattempo si registrano esagerazioni inaspettate, come la X6M, che segna il debutto del reparto Motorsport lontano dalle auto "normali", o "auto manifesto" come la Gina o la CS che, giocando con i materiali e le linee multiformi, provano a tratteggiare il futuro prossimo del marchio. C'è quasi da scommetterci, alla fine le teste a motore di Monaco troveranno la nuova formula, quella giusta, che traghetterà BMW nel futuro. Con o senza Bangle non importa, basta che rimangano la trazione posteriore, un bello sterzo e un propulsore allo stato dell'arte, anche a idrogeno va bene. Elementi capaci di parlare il linguaggio dell'emozione. E se poi il futuro richiederà le auto volanti in BMW di certo non si spaventeranno, Mr. Rapp approverebbe.

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