Prova su strada
SsangYong Tivoli

SsangYong Tivoli

Dopo il Salone di Ginevra la SsangYong Tivoli diventa realtà. Lunga 4 metri e 20 e con un bagagliaio buono per le esigenze di una famiglia, la Suv compatta dagli occhi a mandorla si butta nella mischia di una concorrezza agguerritissima. Il suo punto forte? La personalizzazione.   
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Autore:
Marco Rocca

FIGLIA DEI TEMPI MODERNI Non c’è storia: è il momento delle SUV compatte, punto. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, ne abbiamo parlato più volte. Si va dall’italiana Fiat 500X, passando per le tedesche Mokka/Trax e Coutryman, le francesi Capture e 2008 fino alla giapponese, l’apripista Juke, solo per citare le più vendute, con l'aggiunta della nuova Vitara. Una realtà, questa, che deve aver mosso qualcosa anche nella lontana Corea, tanto che gli uomini SsanYong, in piena fase di rilancio del Marchio, ora nell'orbita Mahindra, hanno deciso di ripartire proprio dal segmento di mercato che fa più gola agli Europei.

CHI LA DURA LA VINCE Certo è che l’impresa in cui si sono cacciati di sicuro non è delle più semplici visto che la concorrenza, agguerritissima, si sfida su diversi fronti come quello delle dotazioni tecnologiche, del design e, non ultimo, del prezzo, perché spesso questa tipologia di auto è chiamata ad essere l’unica macchina di famiglia. Alla SsanYong però non si sono scoraggiati e il risultato di tanti sforzi e denaro (pare abbiano investito qualcosa come 300 milioni di euro e tre anni di lavoro), si chiama SsangYong Tivoli e dopo la presentazione ginevrina arriva nelle concessionarie anche italiane.

HA LE MISURE GIUSTE Lunga 4 metri e 20, larga 1 metro e 80 e alta 1 metro e 59 con un passo di 2 metri e 60 centimetri, ha le misure giuste per essere capiente quel tanto che basta per una famiglia senza però ingombrare inutilmente. I numeri fondamentali sono presto detti. Lo spazio per i bagagli tocca i 423 litri al tetto (solo 213 con il copribagagli, si poteva fare meglio) per trasportare senza troppi sacrifici, se non si bada alla soglia di carico molto alta, tre trolley medi e qualche altro bagaglio morbido. Inoltre, la seconda fila di sedili, completamente abbattibile ma non scorrevole, aumenta ulteriormente la capacità fino a un massimo di 1.115 litri.

SALTO IN ALTO Numerose anche le tasche dove riporre oggetti più o meno grandi compresa la classica bottiglia da un litro e mezzo. In stile Renault Capture gli elastici ferma oggetti nella parte posteriore dei sedili. Belli da vedere ma, come per la francese, poco funzionali. L’abitacolo della Tivoli al primo sguardo colpisce e le colorazioni a contrasto per plancia e sedili fanno una gran figura. Le plastiche sono morbide e dal design moderno. La qualità c’è e la Tivoli non ha nulla da spartire con le precedenti SsangYong. Mi ricorda un po’ le Hyundai, per fare un esempio.

EUROPEAN STYLE Non so per quale motivo ma dalle foto me l’aspettavo più alta. Invece la Tivoli è ben piantata a terra, grazie ai passaruota generosi e al grosso montante C che aumenta questa sensazione. Lo confesso: al primo sguardo mi è venuta in mente la Kia Soul ma osservandola meglio devo riconoscere agli uomini del centro stile che la Tivoli ha un design originale. Il muso ha la giusta dose di personalità mentre il profilo con i passaruota muscolosi e la linea di cintura alta danno forza alla silhouette. Chiude il quadro il lunotto piccolo che sacrifica un po’ la visibilità in funzione dello stile. Un rilancio in grande stile, quello di SsanYong, che per la Tivoli punta tutto sulla personalizzazione. Qualora decidiate per l’acquisto sappiate che insieme al responsabile vendite potreste disquisire a lungo sulle 100 versioni disponibili tra colori, interni e optional.

QUI ALLESTIMENTI Tre gli allestimenti da cui partire per cucirsi la Tivoli dei desideri: Start, Go e Be. Curata la dotazione di serie, che già dal primo allestimento offre tutti i sistemi di sicurezza convenzionali (escluso il radar anticollisione, non disponibile nemmeno a catalogo). Un gradino più in alto la Go che aggiunge anche l’airbag per le ginocchia, il sedile guida regolabile in altezza e i comandi al volante. Al top la Be. Qui proprio non manca nulla. Dai cerchi in lega da 18 pollici con pneumatici 215/45, al sistema audio con schermo touch da 7 pollici, agli interni in pelle, al clima bi zona, ai fari allo Xenon, solo per citare i più appetitosi. La cura al dettaglio non finisce qui perché, volendo, la Tivoli strizza l’occhio ai migliori allestimenti sartoriali con un abitacolo tutto rivestito di pelle rossa, plancia compresa con il Pack Hot.

QUI MOTORI Tre i motori: 1.600 benzina o con la doppia alimentazione GPL e diesel, con potenze rispettivamente di 128 e 115 cavalli, già tutti ordinabili. Bisognerà tuttavia pazientare fino a luglio per avere quello a gas e aspettare settembre per l’alimentazione a gasolio. Dalla Corea hanno pensato anche alle esigenze di chi ama la settimana bianca con una versione 4WD (anch’essa da settembre), che si aggiunge alla classica trazione anteriore. Due anche le tipologie di cambio previste per tutti i motori: automatico Aisin o manuale, sempre a 6 marce.

QUI PREZZI Veniamo al capitolo prezzi, fondamentale per decretare il successo di un modello tutto nuovo e per giunta di un Marchio ancora poco conosciuto in Italia. Il listino parte da 15.950 Euro per la entry level, ovvero la Tivoli Start 2WD con il 1.6 benzina, per arrivare ai 19.950 Euro della top di gamma. Fronte diesel, invece, il prezzo sale di qualche migliaio di euro a parità di allestimento (anche se in questo caso lo Start non è più disponibile): da 19.600 a 21.350 per la Be Tivoli ma facendosi tentare dalla ricca lista degli optional si toccano anche i 27mila euro. E’ vero, la concorrenza in qualche caso ha cifre più basse o golose promozioni di lancio (che sottintendono un’adeguata campagna pubblicitaria). Detto questo, il marketing ha idee chiare a riguardo: puntare tutto sull’esclusività delle personalizzazioni per offrire un prodotto diverso dagli altri. A questo punto, però, entra in gioco un altro fattore preponderante nella scelta, la guida. Gira pagina per leggere COME VA

WAITING FOR Dal posto guida si legge bene una strumentazione dall’accento sportivo a doppio quadrante con display centrale. Il volante, però, è regolabile solo in altezza, peccato. La motorizzazione che provo è il benzina 1.6 da 128 cavalli, in attesa di mettere le mani sul diesel che però non si vedrà prima di settembre, come detto. Tra l’altro, l’esemplare monta anche il cambio automatico. A dir la verità al posto del 1.600 aspirato mi sarei aspettato un più moderno motore turbocompresso, magari di cilindrata inferiore. Ma bisogna dare tempo al tempo. Del resto la Tivoli è il primo progetto del nuovo gruppo Mahindra.

PROMESSA MANTENUTA Su strada la Suv compatta dagli occhi a mandorla conserva le promesse fatte da un abitacolo ben assemblato e moderno. E’ poco rumorosa, se non quando l’ago del contagiri sfiora la zona rossa. In autostrada per esempio, la piccola coreana tiene bassa la voce con il motore che frulla sornione sotto i 3.000 giri in sesta marcia. A fare i puntigliosi si potrebbe tirare in ballo qualche fruscio aerodinamico di troppo sopra il limite.

CURA A BASE DI SPINACI Un appunto piuttosto sentito, però, devo farlo sulla potenza. Sulla carta il 1.6 benzina ha poco meno di 130 cavalli, non pochi se pensiamo alle dimensioni compatte dell’auto. Sarà anche colpa del cambio automatico dai rapporti stranamente lunghissimi, che di certo non facilita le cose, ma di brio proprio non ce n’è. Prima di sorpassare occorre prendere bene le misure.

MEGLIO SOTTO Al contrario, quando non si cerca il massimo dello spunto e si sfrutta la coppia, il benzina è rotondo e non strappa mai, mostrando grande dolcezza di funzionamento. Ad ogni modo, il manuale l’ho trovato decisamente migliore dell’automatico, che in più di qualche occasione ha mostrato un po’ di incertezza sul da farsi.

TRE PER LO STERZO Normal, Comfort e Sport sono invece i tre settaggi dello sterzo che agiscono solo sul carico (in stile Kia e Hyundai) e non sulla precisione. Pollice verso l’alto, poi, alla voce comfort su buche, tombini e giunture autostradali. L’abitacolo è ben isolato dagli scossoni e dai rumori delle ruote. Quando si insiste inutilmente in traiettorie con il coltello tra i denti, però, tanta comodità si traduce in un coricamento troppo evidente. Nulla di grave, sia chiaro, ma la Tivoli non ha velleità sportive.

TRE ANCHE PER IL MOTORE Anche per il motore (ma solo in abbinamento al cambio automatico) i tecnici SsangYong hanno considerato l’idea di montare una centralina che cambia il comportamento del motore su tre livelli: Winter, Normal e Sport. Quest’ultimo ha poco senso su un’auto che predilige la comodità alla sportività. Il cambio tira inutilmente le marce aumentando di molto il rumore a bordo. Si potrebbero definire “piccoli” difetti di gioventù che comunque non compromettono un giudizio nel complesso positivo. Non dimentichiamoci che il salto di qualità della Tivoli è stato di quelli importanti aprendo la strada a una nuova era SsangYong. Ora non rimane che correggere un po' il tiro. 


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