Autore:
Emanuele Colombo

UN'AUTO STORICA Per i diversamente giovani è un salto indietro nel tempo, per i millennials può rappresentare uno shock culturale: guidare oggi una Citroen Dyane 6 è un'esperienza che trasmette sensazioni così lontane dall'ordinario che si fatica a descriverne tutte le più piccole sfumature. A partire dal colore: un rosso aragosta su cui spiccano vistosi adesivi a contrasto di vago sapore racing e di gusto decisamente rétro. Non facile da indossare, di questi tempi, come una giacca di velluto a coste con le toppe sui gomiti.

APRITI SESAMO! Se con i sistemi keyless delle auto di oggi basta avvicinarsi con il telecomando in tasca per sbloccare le portiere e mettere in moto, fa specie sulla Citroen avere una chiave diversa per le serrature e l'avviamento. Tra l'altro, quella delle maniglie non le disconnette, ma blocca il pulsante di apertura in modo che non sia possibile premerlo.

QUESTIONE DI FEELING La portiera è leggera e libera nei movimenti, trattenuta solo da un cighietto in gomma all'altezza della cerniera: la pesantezza e il rumore di chiusura perfettamente studiati per trasmettere un'idea di precisione e solidità, in ossequio al moderno concetto di qualità percepita, non appartengono alla vecchia Dyane 6. E una volta a bordo i sedili non hanno nulla di ergonomico o di avvolgente. Non ci sono neppure i poggiatesta e la sensazione è di essere esposti. Quasi nudi.

ALLE PRESE CON UNA STORICA La giornata è mite, ma l'avviamento del motore è incerto. Parte con un battito lentissimo e un rumore che sembra l'incrocio tra un frullino e un ventilatore. Poi lo sguardo cade su un pomellino messo lì, quasi a caso, su una plancia fatta di aggeggi difficili da riconoscere, disposti a riempire come le caselle nere dei cruciverba uno spazio in gran parte vuoto. Chi se lo ricordava più il pomello dell'aria per agevolare la messa in moto?

COMANDO TELESCOPICO A freddo il motore non tiene il minimo e devo sostenerlo io con l'acceleratore, mentre premo anche il freno con un punta-tacco da fermo. Intanto premo la frizione e innesto la marcia con un pomello cortissimo: comanda un'asta che scorre quasi orizzontalmente in un manicotto al centro della plancia. Scordatevi le leve basculanti delle auto moderne: qui la sensazione è di aprire e chiudere un cassetto.

NIENTE SERVOSTERZO... La prima è indietro, come sulle Ferrari 308, e una partenza perfettamente fluida non è facile da ottenere come sulle auto moderne. In manovra, il volante dal grande diametro ma dalla corona sottile, il peso ridotto dell'auto e gomme snelle come ruote di bicicletta mitigano solo in parte la mancanza della servoassistenza. Tra l'altro lo sterzo è molto demoltiplicato e anche uscire dal parcheggio è una piccola avventura.

E NIENTE SERVOFRENO Una volta in movimento tutto sembra rallentato: dallo sprint alle cambiate, che vanno eseguite con la giusta tempistica, pena rovinose grattate. Altro lusso moderno che qui manca è il servofreno: per ottenere decelerazioni importanti bisogna premere il pedale con forza, tenendo però a mente che le gomme strette e la mancanza dell'ABS non consentono comunque spazi d'arresto in linea con i canoni attuali.

COMANDI VINTAGE All'appuntamento per il servizio fotografico arrivo con calma: sia perché preferisco guidare con prudenza sia per prendermi il tempo che serve per osservare altri dettagli di questa vecchia gloria. Per regolare la ventilazione ci sono due strani barilotti in bachelite nera divisi a metà, con due levette che permettono di allargare e orientare l'apertura tra i due semi-gusci.

ANCHE I FINESTRINI HANNO LA SERRATURA Anche i finestrini sono in due parti: si aprono a ghigliottina, scorrendo in orizzontale, e per bloccarli in chiusura c'è un perno estensibile, comandato da un pomello rotante. Il quadro strumenti è infossato dietro al piantone di sterzo e leggere la velocità a colpo d'occhio non è agevole.

NON AMA IL GIROTONDO Per strada noto l'assetto molto cedevole e lo sterzo che ha tanto gioco al centro. In curva lo sforzo per girare il volante è elevato e cresce in modo esponenziale tanto più la curva è stretta. In rotonda sento la spalla delle gomme flettere e l'auto allargare la traiettoria già a velocità modeste. E dopo qualche giro a beneficio del fotografo, problemi di pescaggio del carburante fanno tossire il motore fin quasi a causarne lo spegnimento.

GENIALE ANCHE OGGI Quando però serve un'auto appoggio per i cameracar, si apprezzano soluzioni geniali che rendono il bagagliaio della Dyane, ancora oggi, un assoluto capolavoro di praticità. Ampio, regolare e livellato alla soglia, ha forme perfettamente sfruttabili. La cappelliera si sgancia con un fermo a molla ed è molto compatta, facile da riporre, mentre una semplice chiavetta permette di smontare in pochi istanti il divanetto posteriore, per sfruttare al massimo il volume di carico.

MA COME SI APRE? Altre operazioni invece fanno sorridere per la loro complessità, come la rimozione della capote, tenuta in sede da bottoni automatici e tesa attraverso una stampella basculante nei cui tubi vanno inseriti due piccoli cunei d'acciaio fissati alla tela. Ciò nonostante, una volta fatto il palato a sensazioni d'altri tempi dalla vecchia Citroen non vorrei più scendere. Anche perché non trovo i comandi per aprire le portiere dall'interno (sono ben nascosti sotto le maniglie, scoprirò l'indomani). E per farmi uscire mi tocca usare le maniglie esterne, con il braccio fuori dal finestrino.


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