POLEMICHE FASE II Se vi siete scatenati dopo la nostra comparativa delle 600 (a volte anche con commenti diremmo discutibili) figuriamoci cosa potrà mai capitare adesso che parliamo delle mille, quelle che più fanno scalpitare il cuore degli smanettoni. Ebbene, anche stavolta abbiamo voluto studiarle a lungo e da molto vicino, un bel pacco di chilometri su strada con gomme originali e tutto il contorno adeguato (città, autostrada, montagna). Poi, tante sessioni in pista con le Pirelli Diablo Corsa, tutto per sviscerare l’anima d’ogni contendente.
FORSENNATI DEL MANUBRIO Giù da una e in sella all’altra,
cinque giri tutti d’un fiato e poi cambio per non perdere il ritmo, per non rischiare di assuefarsi alle caratteristiche di una piuttosto che all’altra.
Questa volta dobbiamo ringraziare per l’ospitalità la rivista Tuttomoto, dei cui tester potrete presto leggere le impressioni di guida. Noi però, diciamo la nostra. E vi diciamo anche che se per le seicento le differenze erano veramente minime,
con le 1000 si evidenziano maggiormente le differenti filosofie di chi ha costruito le moto.
LIMITE ESTREMO La Suzuki è stata per lungo tempo il riferimento assoluto, non solo come prestazioni ma anche come gestibilità. Bene,
con l’arrivo delle nuove proposte
per il 2004 le carte in tavola sono cambiate parecchio e nonostante la Suzuki non esca con le ossa rotte dal confronto (anzi), è chiaro che
il limite delle performance si è ulteriormente spostato, e non di poco.
Honda, se vogliamo, ha seguito la strada tracciata dalla 1.000 di Hamamatsu: potenza sì, ma servita su un piatto d’argento, anche a chi magari non è un pilota ufficiale.
Kawasaki e Yamaha, invece hanno voluto esagerare, portando l’esasperazione della classe 600 anche tra le supersportive da un litro. Motori che girano altissimo, pesi risicati, connotazione assolutamente racing, rapporti peso potenza esasperati, al punto che
le altre due sembrano diventare semplici "sportive da strada".
DUE FILOSOFIE E quindi? E quindi emergono
due linee di pensiero differenti, da una parte la sfruttabilità (Suzuki, Honda) dall’altra le prestazioni senza compromessi (Kawasaki e Yamaha). Logico attendersi quindi che
a seconda della destinazione d’uso ci sia il modello che primeggia sugli altri.
THE ONE, SUL SERIO
Globalmente, però, eleggiamo vincitrice la Yamaha R1, perché alla fine è quella con meno "punti deboli" rispetto alle altre. Su strada sconta solo un motore un po’ più vuoto sotto i 5000.
In pista è un martello, quella con cui escono tempi monstre con più costanza e con più facilità.
Solo Kawasaki le tiene il passo; anche la verdona spicca tempi di assoluto rilievo, ma con meno costanza rispetto alla Yamaha. Inoltre è
più delicata da mettere a punto. In compenso,
però, la ZX-10R si merita la fascia di "miss emozione". Rumore, reattività, erogazione, tutto…
Con lei in pista si raggiunge veramente il nirvana motociclistico. Su strada, invece, dà la sensazione di essere un cavallo di razza, che
deve mordere il freno ma vorrebbe strappare le redini per correre libero alla faccia di tutti i limiti di velocità.
SU STRADA, HONDA
Honda e Suzuki restano indietro in pista, ma su strada sono le moto più giuste per erogazione sfruttabilità. Questo non significa certo che vadano piano, anzi… ma hanno
i motori che girano meno e la coppia spalmata lungo un arco di giri maggiore. Queste le premesse, le abbiamo analizzate una per una dividendo i giudizi su strada da quelli su pista, e
riportando pari pari gli appunti a caldo dei tester (Stefano Cordara per la strada, Marco Selvetti per la pista) che si sono avvicendati in sella.
Classifica uso Racing
1) Yamaha R1
2) Kawasaki ZX-10R
3) Honda CBR 1000 RR
4) Suzuki GSX-R1000
Classifica finale per un uso stradale
1) Honda CBR 1000 RR
2) Yamaha R1 a pari merito con Suzuki GSX-R 1000
3) Kawasaki ZX-10R
HONDA CBR 1000 RR: LA MORBIDA
KAWASAKI ZX-10R PESTE VERDE
SUZUKI GSX-R 1000: LA NONNA TERRIBILE
YAMAHA R1: IL NUOVO RIFERIMENTO