Prova su strada

Maxi sfida: Atlantic vs X9


Avatar Redazionale , il 29/03/02

19 anni fa -

Milano-Mugello e ritorno, tutto in un giorno, in sella ai due maxi scooter italiani più esclusivi: Aprilia Atlantic e Piaggio X9. Stesso motore monocilindrico a iniezione da 500 cc, stessa taglia extralarge, stessa predisposizione ai viaggi. Così sulla carta, ma nella realtà quanto sono adatti a un lungo trasferimento autostradale? Davvero possono essere una valida alternativa alle moto da turismo? Ecco com'è andata.

"GT a ruote basse", "Il turismo si fa scooter", "Viaggiare in automatico": sull'attitudine ai grandi viaggi dei maxi scooter sono stati scritti fiumi di parole. Bene, abbiamo voluto verificare sul campo questa capacità sottoponendo Piaggio X9 500 e Aprilia Atlantic ad una autentica strapazzata, un viaggio che in genere si affronta solo con una moto da turismo: Milano-Mugello e ritorno dalla mattina alla sera. La scusa, la presentazione ufficiale della stagione GP Aprilia; il movente due maxi scooter caratterizzati dall’avere la stessa meccanica parcheggiati nel garage della redazione. Una giornata da trascorrere in fretta tra una lunga autostrada, qualche curva e un paio di passi: 552 km in cui Atlantic e Piaggio hanno messo in luce le loro qualità ma anche caratteristiche fondamentalmente diverse.

COSI' IN AUTOSTRADA Lungo l’interminabile rettilineo che porta da Milano a Bologna possiamo gustarci al meglio l’attitudine ai trasferimenti veloci di questi scooter. Un cilindro (se è buono e "tecnologico" come quello Piaggio) in questo caso basta e avanza. Si viaggia veloci, comodi e rilassati, a velocità legali c’è sempre la riserva di potenza adeguata per effettuare un sorpasso improvviso. Il monocilindrico Piaggio prende i giri che è una bellezza. Un po’ meglio sull’X9 a dire la verità, che può vantare un peso più contenuto dell’Atlantic.

Così la salita di regime appare più vivace sullo scooterone di Pontedera, più lineare e tranquilla invece sul maxi di Noale che pare più rilassato nel guadagnare velocità, soprattutto oltre i 120 km/h. Di fatto, però, alla fine le differenze sono minime, i due scooter offrono prestazioni "da terza corsia", con buona pace degli automobilisti sorpresi che, ormai abituati a vedersi sfilare dagli scooter nel traffico, guardano con curiosità questi due maxi che li sorpassano anche in autostrada. Il lungo trasferimento autostradale (effettuato con una certa fretta… le manifestazioni ufficiali non aspettano) ci ha permesso anche di verificare che effettivamente le modifiche effettuate all’X9 hanno sortito gli effetti desiderati. Ora il Piaggio fila via dritto e sincero, e anche quando la lancetta del tachimetro si impasta sui 180 indicati (!) non innesca oscillazioni o inquietanti movimenti di sterzo.

Resta però sempre evidente la sensazione di una certa sensibilità alle variazioni di profilo dell’asfalto, avvertibile quando ad esempio si cambia corsia per sorpassare (c’è sempre un piccolo dislivello del manto stradale). L’X9 è dunque stabile ma l’Atlantic è addirittura roccioso, forte di un peso superiore, di un telaio globalmente più rigido e di sospensioni che paio funzionare complessivamente meglio di quelle del Piaggio. L’Aprilia può anche contare sulla ruotona da 15 pollici che si beve le asperità con molti meno problemi, anche se affrontate a gas spalancato. Noi non abbiamo rilevato nessun problema particolare di scie. Pur offrendo sezioni resistenti piuttosto rilevanti i due scooter non risentono troppo degli spostamenti d’aria provocati dai camion (non più di una moto, comunque) e i sorpassi si svolgono velocemente e in tutta sicurezza, perché anche a 140 all'ora la spinta offerta dal motore è notevole.

COMFORT E PROTEZIONE  Dove l’Aprilia perde qualche punticino è nella protezione aerodinamica. Le gambe stanno complessivamente meglio che sull’X9, ma il lungo parabrezza causa qualche turbolenza a livello del casco creando un po’ di rumore che alla lunga può anche dare fastidio.

La spinta da dietro, tipica di parabrezza così alti, è molto più marcata sull’Atlantic che sull’X9. Per di più il plexiglas non è regolabile in altezza come sul Piaggio, non si può quindi ovviare al problema tentando di abbassare o alzare il trasparente. Per il resto registriamo solo un gran comfort. Le vibrazioni sono inesistenti, la sella è più morbida sull’X9, ma alla lunga quasi si preferisce quella più duretta dell’Atlantic, perché per la sua conformazione aiuta a mantenere una posizione più eretta, mentre sul Piaggio si finisce per accasciarsi un po’ (anche perché sull’X9 è possibile allungare di più le gambe che hanno così più spazio per muoversi durante il viaggio), perdendo oltretutto di vista (se non si è particolarmente alti) anche parte della strumentazione (se si guida un po’ raccolti non si vede la parte di tachimetro oltre i 160 km/h).

TUTTO SOTTO CONTROLLO

Durante il viaggio si può anche passare un po’ il tempo a giocare con i computer di bordo che forniscono un gran numero d’informazioni. Diamo un piccolo vantaggio all’Aprilia perché oltre a fornire qualche informazione in più (stato di carica della batteria e velocità media) si può gestire senza staccare la mano dal manubrio. Oltretutto, il viaggio è servito anche per notare con quanto ottimismo lavora la strumentazione dell’X9, sempre generosa nello sciorinare numeri improbabili (182 km/h di velocità massima registrati sul computerino e almeno un paio di gradi in più sul termometro rispetto all’Atlantic). Ci è parsa invece molto precisa quella dell’Atlantic (che ha registrato comunque una velocità massima di 175 km/h), anche nel segnalare il consumo medio che abbiamo potuto verificare con mano.

CONSUMI

Sono sorprendenti. Nonostante la media elevata (2 ore e trenta minuti per percorrere il 258 km dalla barriera di Milano alla barriera di Barberino fanno 103 orari di media comprese due soste per il rifornimento), sia X9, sia Atlantic si sono limitati a sorseggiare benzina in quantità di un litro ogni 19 chilometri e mezzo, davvero poco, considerato che i motori hanno viaggiato non a pieno gas ma pur sempre a 7000 giri. L’autonomia è a prova di viaggio estivo; devono passare oltre 200 km prima che la spia della riserva cominci a fare l’occhiolino sulla X9, ancor meglio sull’Atlantic che può vantare un serbatoio più capiente (16 litri contro 14 e mezzo). Alla fine per andare e tornare (552 km) sono bastati due pieni, per un totale di soli 20 Euro.

PRATICITÀ

È ovvio che uno scooter deve essere comodo, protettivo, veloce, ma anche e soprattutto pratico. I due contendenti si sfidano a colpi di spazio, distribuito equamente tra sottosella e retroscudo. Per entrambi va segnalato il comodo ripostiglio (più capiente sull’X9) di fianco al manubrio, utile per riporre le chiavi di casa o il biglietto dell’autostrada (peccato però che non si possa chiudere a chiave).

Sotto la sella l'Atlantic la spunta per due litri (47 a 45) ma poi lo scooterone di Noale perde punti quanto a sfruttabilità: il suo vano, pur potendo contenere due integrali (ben incastrati), è poco accessibile e tutto concentrato verso il fondo. Se la casa di Noale non avesse deciso di spostare la cassetta filtro sotto la sella probabilmente avrebbe stabilito il nuovo record di capienza, invece… Sotto la sella dell’X9 ci stanno solo un integrale e un jet ma il vano è meglio accessibile e essendo basso e largo può ospitare anche una valigetta 24 ore.

Per quel che riguarda la comodità di apertura vince invece l’Atlantic, che gestisce tutto dal blocchetto d’accensione. Una piccola pressione e ruotando verso sinistra si apre la sella, mentre ruotando verso destra si apre invece il ripostiglio dietro lo scudo. Decisamente noiosa invece l’operazione con l’X9: ogni volta che si deve aprire la sella (o fare benzina) occorre aprire lo sportello dietro lo scudo premendo sulla chiave d’accensione (cosa fattibile però anche con il motore in moto) e poi tirare la apposita levetta.

Il blocchetto d’accensione è poi disposto in modo che un portachiavi possa intralciare sempre la chiusura dello sportellino. Peccato perché la Piaggio ha già un valido esempio di sblocco elettrico della sella sul Beverly; perché non utilizzarlo anche sulla sua ammiraglia? Di elettrico invece sulla versione SL dell’X9 c’è il cavalletto centrale. Per parcheggiare il Piaggio basta un dito, nel vero senso della parola, mentre l'operazione è molto più impegnativa con l'Atlantic.

*BRPAGE*

TRA LE CURVE

Le differenza più rilevanti tra i due maxi scooter emergono quando la strada si fa tortuosa. È indubbio che l’X9 sia tra i 500 lo scooter più agile in assoluto. In città è assolutamente imbattibile, ma tanta agilità non basta a vincere il confronto quando le velocità si fanno un po’ più sostenute, anche nell'affrontare le curve.

Poco progressivo, poco equilibrato, il maxi Piaggio scende in piega repentinamente ma poi fatica a mantenere la traiettoria impostata, dando sempre la sensazione di uno scarso appoggio; questo sia nelle curve del tratto appenninico autostradale, sia sui tornanti della via Bolognese che portano al passo della Futa. L'X9, insomma, offre ancora una guida troppo scooteristica, perfetta in città ma in crisi sui percorsi guidati. Le reazioni ciclistiche inducono a tenere andature ben più miti di quelle che il motore invoglierebbe a mantenere, pena un elevato impegno di guida, a causa delle continue correzioni di traiettoria che l'X9 impone. Nelle curve a destra poi la marmitta arriva a toccare l'asfalto con una certa facilità.

Più disimpegnata invece la guida dell’Atlantic. Le buone impressioni rilevate sul drittone della Milano-Bologna trovano conferma anche sui curvoni del tratto appenninico o sul budello della Futa. Sull’Atlantic tutto avviene in modo molto più controllato ed equilibrato. Il maggior peso è evidente, ma l’equilibrio ciclistico è nettamente superiore, c’è meno reattività, ma molta più fluidità nell’eseguire la delicata fase d’ingresso in curva. La sensazione di appoggio è più marcata e ciò invita a far scorrere meglio lo scooter dentro le curve, favorendo una guida più "motociclistica". Tra le curve non aspettatevi comunque un piacere di guida pari a quello di una moto vera: l'Atlantic si guida molto bene ma è e resta uno scooter.

Questo vale anche nel giudizio sui freni. Chi scrive non è un estimatore della frenata integrale, pur ammettendone l’utilità in certi frangenti. Sta di fatto però che con uno scooter c’è poco freno motore e si tende sempre ad entrare in curva con il freno posteriore un pelo tirato. Con il sistema integrale invece si aziona anche il freno anteriore, con il risultato che lo scooter ha una fastidiosa reticenza a scendere in piega (comune ad entrambi i maxi). Sensazione più evidente sull’X9, sempre più reattivo del concorrente veneto.

CONCLUSIONI Di sicuro si tratta di due reali GT a ruote basse. Il comfort generale di marcia e le medie che consentono di tenere, aprono ai due maxi ogni frontiera. La giornata passata sempre in sella è risultata molto meno affaticante del previsto.

Con una moto nuda difficilmente avremmo tenuto la stessa media e sicuramente saremmo tornati a casa molto più stanchi. Sappiamo bene che questa affermazione scatenerà le ire di chi considera lo scooter solo un mezzo per il necessario tragitto casa ufficio (e a volte nemmeno per quello). Ma, per una volta abbiamo voluto verificare sul campo in modo molto pratico quello che molti si chiedono. Il viaggio è servito anche a questo, oltre che stabilire che X9 e Atlantic sono concorrenti sì, ma con destinazioni probabilmente diverse. Agile, scattante, insuperabile in città, quasi sportivo l’X9, che si adatta bene anche ad un utilizzo turistico; più pacato, fluido e rigoroso l’Atlantic, un vero granturismo automatico.

IN QUESTO SERIZIO

Casco: Nolan N 100 Classic Flat Black
Giacche: Spyke Estro, Spidi Scu
Pantaloni: Spidi J & K


Pubblicato da Stefano Cordara, 29/03/2002
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