Prova su strada

Kawasaki VN 1500 Mean Streak


Avatar Redazionale , il 04/04/02

19 anni fa - Una dura dal cuore tenero

La Harley si inventa il filone delle fast cruiser con la rivoluzionaria V-ROD? Kawasaki accetta la sfida e getta nella mischia la Mean Streak, un mix tra linee cruiser e particolari supersportivi con un cuore grande così. Bella, cattiva e intrigante nell'aspetto, facile e amichevole da guidare. Una cattiva dal cuore forte e gentile. Se solo avesse qualche cavallo in più

COM’È Imponente, muscolosa, con un twin da 1.500 cc in bella vista, due spalle così e ben piazzata a terra col suo gommone posteriore da 170 a "spalla bassa". Così si propone al pubblico, amante delle cruiser in stile americano, la nuova Kawasaki Mean Streak.

CRUISER FASCINOSA

Chi ama il genere (ma la Kawa fa girare la testa un po’ a tutti) non resterà insensibile al suo fascino "tenebroso", perché la Mean Streak è intrigante, ed ammalia al primo sguardo grazie a forme sinuose, a un vestitino essenziale e a un sacco di dettagli piacevolmente curati. Piace perché nonostante abbia dimensioni monstre, le sue linee sono pulite, senza troppi fornzoli. Così, anche se non si ama il genere, si finisce per guardarla lo stesso.

UNA MOTO… BRILLANTE

Come tutte le cruiser che si rispettino, le cromature non mancano: fari, specchi, ammortizzatori, cardano, frecce, strumentazione su manubrio e sul serbatoio (dove troviamo il blocchetto d’accensione e quattro spie di servizio), sono tutti rigorosamente in brillante cromo style. C’è anche tanto nero: lucido quello della carrozzeria (unico colore disponibile), opaco quello del motore bicilindrico a V a 45° che fa bella mostra di tutta la sua possenza, contornato da due chilometrici scarichi tirati a lucido e da un panciuto serbatoio a goccia da 17 litri.

MOTORE RIVISTO

Il propulsore è il noto V twin catalizzato da 1470 cc (fino a qualche anno fa il più grosso bicilindrico in circolazione). Per l’occasione ha ricevuto ritocchi qua e là, per meglio conformarsi alla personalità sportiveggiante della nuova VN 1500. Le due testate sono state modificate per ospitare valvole più grosse (quattro per cilindro), pistoni ritoccati, alberi a camme e sistema di iniezione elettronica che adesso adotta nuovi corpi farfallati da 40 mm e una centralina rimappata. In questo modo sono saltati fuori 7 cavalli in più della VN Classic, anche se la scuderia della Mean Streak si ferma comunque a quota 72. Non moltissimi in effetti, per una moto che promette dal look di bruciare un pneumatico posteriore ad ogni partenza. A far tornare il sorriso ci pensano i 114 Nm di coppia massima, disponibili già a 3.000 giri.

SPORTIVA DAVANTI

Unire elementi di moto sportive a ciclistiche da custom è un classico dei preparatori. Questa volta la Kawasaki ha tolto a tanti maniaci del trasformismo, il piacere di modificare loro stessi la classica VN. La Mean Streak sfoggia un avantreno da Superbike con una poderosa forcella a steli rovesciati da Ø 43 mm. Ma l’operazione sportività non si ferma qui: i cerchi sono in lega a tre razze da 17" e hanno un look davvero grintoso e calzano pneumatici ribassati di sezione e mescola sportiva; l’impianto frenante conta sul lavoro di due padelloni flottanti da Ø 320 mm l’uno, stritolati nella morsa di pinze Tokico a sei pistoncini. Roba, insomma, che può far impallidire fior di sportive.

CLASSICA DIETRO

Più classica, invece, l’impostazione del retrotreno. La sella è bassa, sinuosa, tutta di un pezzo, la coda allungata (fin troppo) ospita il faro posteriore, le frecce, targa e funge anche da parafango, coprendo parte del panciuto pneumatico da 170/60. A lato della sella non possono passare inosservati i luccicanti ammortizzatori, regolabili ma dall’escursione cronicamente corta. Grosso anche il disco posteriore, da ben 300 mm di diametro, con tanto di pinza a doppio pistoncino, per una frenata più che decisa. Ma, poiché la 1500 Kawasaki butta sulla bilancia ben 289 kg, è meglio non lesinare sui freni. Dove la Kawasaki sta invece stretta è nel prezzo. Non che 12.390 Euro siano pochi, ma la Mean Streak costa molto meno delle dirette concorrenti.

COME VA

Chi è abituato a montare le "solite" moto, rimane sempre perplesso sulla maneggevolezza e comodità di questi "bestioni" a due ruote. Eppure, sulla Mean Streak si sta comodi, le distanze di manubrio, pedane e sella, sono ben studiate e l’imbottitura del posto guida è buona. L’unica scomodità è il cambio, che pur funzionando bene, è posto troppo in alto rispetto alla pedana cosicché, nelle scalate, si è costretti a sollevare il piede.

PASSEGGERI CORAGGIOSI

Più risicato, invece, il posto per il secondo. L’unghia di gomma piuma che spunta sulla coda, non è molto ampia e neppure troppo spessa, cosicché il comfort di marcia del secondo non è certo il massimo. Le pedane sono piuttosto alte, tanto che le gambe finiscono per far da poggia-gomiti per il "rider". Scordatevi anche di trovare ancoraggi vari: sulla Mean Streak non vi sono né poggia schiena né maniglie di sicurezza, a parte la "fettuccia" di cuoio nel mezzo della sella (vi fidate?).

L’ABITO NON FA LA DRAGSTER

In genere, a grossi muscoli si associa tanta potenza, ma questo non sempre è vero. È il caso della Mean Streak, che mette in bella mostra il suo twin corpulento nel look, ma tranquillo nella sostanza. Non aspettatevi strappi o accelerazioni da dragster, alla chiamata del gas rispondono 72 cv ben addomesticati, facili da portare, perfetti per il trotto, ma non per allungare le braccia ad ogni partenza. E' quasi un peccato, perché il fisico la Mean ce l’ha, eccome e, una ventina di "puledri" in più non l’avrebbero messa certo in soggezione. Ma si sa, i giapponesi hanno sempre il vizio di creare mezzi dal largo consenso, utilizzabili un po’ da tutti.

PIACEVOLE SU STRADA

Maneggevole quanto basta (un po’ meno nelle manovre da fermo, dove il peso si fa sentire) grazie al baricentro basso e al manubrio largo ed arretrato, la Mean Streak è anche piacevolmente guidabile ed equilibrata. La coppia generosa, disponibile da subito, è un’ottima compagna di viaggio. In qualunque marcia sia, il twin non strappa mai, le pulsazioni vitali (non le vibrazioni, che qui sono quasi del tutto assenti) del big block Kawasaki cullano dolcemente il pilota ed il sound degli scarichi civilissimo ma deciso gratifica con il suo timbro cupo e profondo. La risposta del motore è pronta ma sempre morbida.

BEVE POCO

In sesta la Mean Streak frulla per bene: a soli 3.500 giri si viaggia comodamente a 140 km/h, il vento non infastidisce più di tanto e si riesce a segnare anche un consumo medio discreto per un 1.500: intorno ai 16-17 km/l. Se poi viene voglia di farsi una "sparata", si può apprezzare l’enorme stabilità del mezzo data dai suoi quasi due metri d’interasse (1705 mm per l’esattezza). Anche toccati i 180 Km/h di velocità massima la moto non si smuove di un millimetro.

BENE ANCHE IN CURVA

Se l’interasse da "station wagon" dà stabilità sul dritto, in curva si apprezzano le modifiche alla geometria di sterzo apportate alla ciclistica originaria. L’agilità della Mean Streak è notevole, scende bene in piega e si rialza altrettanto velocemente mentre, a centro curva, tende un po’ ad allargare la traiettoria, come è naturale per un mezzo del genere. La guidabilità della Mean Streak mette ancor più in evidenza la limitata luce a terra di scarichi e pedane, vicini all’asfalto al punto che in curva è fin troppo facile dare una limata alle pedane stesse, con conseguenti stupendi effetti pirotecnici per la felicità dei passanti.

FRENATA ROBUSTA

Unica nel suo genere, la Mean Streak adotta un impianto frenante davvero efficace. I padelloni non sono lì solo per bella presenza. La presa è forte e decisa, l’azione sulla leva è modulabile, così da avere sempre la situazione in pugno…anzi tra le dita. Anche il disco posteriore fa sentire la sua piacevole presenza, facendosi trovare sempre pronto e modulabile ad ogni intervento.

IN QUESTO SERVIZIO

Casco: Lem Progeny
Giacca: Spyke Dodger
Guanti: Spyke Tech
Stivali: Diadora


Pubblicato da Alfredo Verdicchio, 04/04/2002
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