Prova su strada

Honda Varadero


Avatar Redazionale , il 02/06/99

22 anni fa -

Una volta le moto da enduro richiamavano sfacciatamente le maratone africane. Poi però di sabbia nemmeno l'ombra, tutti le compravano e le usavano solo su asfalto per i viaggi. Dopotutto i loro motori permettono di viaggiare a medie elevate, la sella comoda fa la felicità delle fidanzate, la conformazione stessa delle moto consente di caricarle come TIR.E allora anche le Case hanno seguito la tendenza. Pneumatici sempre più stradali, incrementata protezione aerodinamica, ancora più comfort, motori sempre più grossi e potenti. Ha cominciato BMW con la sua monumentale R1100GS l'ha seguita Honda con questa Varadero.

COM’È Niente più Africa, quindi, nemmeno nel nome. E a ragione. Si chiama Varadero, proprio come una famosa spiaggia cubana. I sogni di avventura sono insomma autorizzati a bordo della nuova maxi enduro Honda. Enduro? Beh non proprio, più che altro una bicilindrica nata per il turismo a tutto tondo. Honda Varadero è una granturismo con i fiocchi, una stradale travestita e molto comoda. Gli sterrati gli piacciono ancora, ma giusto quel tanto che basta per non fermarsi davanti alle pozze o alla ghiaia, per garantire insomma un utilizzo davvero a 360 gradi.

FRENATA INTEGRALE La conferma viene anche dai cerchi. Non più raggi ma lega di alluminio, nota nemica delle pietraie. E poi i freni: come su altre moto della gamma Honda adottano il sistema Dual CBS che ripartisce la forza tra le pinze a tre pistoncini che lavorano il doppio disco anteriore da 296 mm (anche questo un diametro "da asfalto") e quella posteriore, anche lei a tre pistoncini che agisce su un disco da 256 mm. Una soluzione tecnica prettamente stradale, che assicura una frenata più equilibrata ma che in fuoristrada può anche rappresentare un problema. Sempre meno polvere quindi nel futuro di questa Varadero anche perché il divertimento arriva anche senza lasciare l’asfalto.

CUORE DI SPORTIVA A dare il giusto brio a questa globe trotter su due ruote pensa un virgulto bicilindrico da 996 centimetri cubi. Nobili origini sportive per questo twin che con i suoi 95 cavalli è capace di spingere l’endurona Honda oltre il muro dei 200 all’ora effettivi senza sforzo apparente.
Trapianto perfettamente riuscito, quello della meccanica, che è stata capace di passare senza troppi problemi da una moto sportiva come la VTR a questa maxi Enduro. Il twin 8 valvole perde una quindicina di cavalli e i voraci carburatori da 48 mm della VTR (qui sono da 42) e guadagna un po’ di peso sulle masse volaniche così che ne traggano beneficio coppia e tiro ai bassi.

IMPONENTE E MASSICCIA, Honda Varadero lascia sulle prime un po’ perplessi. La linea è equilibrata ma le dimensioni sono davvero importanti. Non convincono del tutto i due cerchi in lega; in compenso è molto bella la parte anteriore con il doppio faro che conferisce alla moto una indubbia aggressività. Sinceramente ci si aspettava anche qualcosa in più dal ponte di comando. Non che sia scarno, ma un indicatore del livello benzina non avrebbe certo guastato su una moto che fa del turismo la sua vocazione. Due strumentoni circolari, in uno dei quali c’è l’orologio, e una manciata di spie. C’è tutto ciò che serve ma nulla di più.

VALIGIE INTEGRATE Come sempre in casa Honda è ottima la qualità di finiture e verniciature e ottima è anche la possibilità di carico, i silenziatori ovali consentono di montare le borse più aderenti al telaio evitando così gli orrendi ingombri laterali da mietitrebbia, tipici di certe enduro equipaggiate per le vacanze. La stessa Honda fornisce un kit di motovaligie che vi consentiranno di portarvi dietro mezza casa.
Poco più di 19 milioni e l’avventura su due ruote sarà alla vostra portata. Una volta in sella a questa maxi enduro l’unico limite sarà la vostra fantasia.

COME VA Ma quanto è grande questa moto? Chissà a guidarla…
L’apparenza inganna. Le dimensioni sono imponenti, sulle prima si resta impressionati ma poi ci si sale e si scopre la solita Honda, l’amica che sembra di conoscere da sempre. Posizione di guida perfetta, comandi sottomano, sella ad un altezza tale da non intimidire anche chi non è propriamente un gigante. Una vera poltrona, larga, lunga e con tanto spazio anche per il secondo che viaggia con un comfort davvero all’altezza di una GT.

BEN PROTETTI Inutile nascondersi che, se un nesso con le maxi enduro c’è, va ricercato nella posizione di guida: manubrio largo e sistemazione delle gambe ricordano quelle della progenitrice Africa Twin ma qui la protezione aerodinamica è nettamente migliorata, c’è ancora più comfort e c’è molto più motore. La sensazione è quella che il cupolino migliori addirittura la sua efficacia all’aumentare della velocità. A oltre 200 indicati si può quasi viaggiare a visiera alzata tanto si è isolati dall’aria.

MOTORE GENEROSO Le tortuose strade del Nord della Sardegna sono il posto ideale per provare e apprezzare una moto del genere. I due pistonacci da quasi 10 centimetri tirano fuori un erogazione a dir poco "robusta". Gran tiro ai bassi, medi pienissimi e un ottimo allungo, è tutto ciò che porta in dote questo twin che non si fa certo pregare nel salire di giri. Un vero spasso uscire dalle curve con una spinta così vigorosa. Manca anche una marcia rispetto alla VTR (cinque invece di sei) ma poco importa, tanto non servirebbe. Fin oltre i 9000 giri indicati, quando interviene il limitatore, di grinta ce n’è da vendere. In prima, spalancando il gas, ci si proietta in wheeling tanto entusiasmanti quanto sconsigliabili su strada aperta.

SUBITO DOMATA Poche curve ed è subito feeling. Ci si dimentica delle dimensioni che solo 10 minuti prima lasciavano perplessi, questa Varadero si guida con un dito. Il grande equilibrio e il manubrione dalla leva generosa riescono a far sparire tutti i suoi 220 chilogrammi. Poi ci si fa prendere la mano e si comincia ad esagerare. La precisione di guida e la progressione nello scendere in piega fanno sentire sempre padroni della situazione. Cresce il ritmo, cavolo! Sul misto questa Varadero va davvero come un treno. Inclinazioni sempre più ardite portano presto al contatto cavalletto-asfalto che riporta a più miti consigli.

SOSPENSIONI COMFORT Quando si tira forte emerge comunque il limite delle sospensioni, morbide ma non flaccide, che, come era lecito aspettarsi, privilegiano il comfort. Si vorrebbe insomma una forcella un po’ meno cedevole; nei cambi rapidi di direzione il saliscendi del passaggio carico-scarico-carico è un po’ troppo accentuato, nei curvoni veloci affiora qualche beccheggio. Se dovessimo portare un paragone lo faremmo ancora con la GS della BMW, lei è più rigorosa, soprattutto in frenata, ma, va detto, anche decisamente meno confortevole. Limiti che comunque si avvertono a ritmi davvero elevati. E in fondo mica bisogna farci le gare con queste moto.

FRENI DA STRADA Una menzione a parte merita l’impianto frenante. Il sistema Dual CBS porta a una frenata ugualmente potente e più omogenea di un sistema tradizionale scompensando meno l’assetto della moto. Sull’asfalto dunque tutto bene, questo sistema dà una grossa mano soprattutto quando si viaggia su fondo viscido. In fuoristrada invece il Dual CBS va in crisi. Qui si che servirebbe l’indipendenza dei freni, per esempio per aiutare in una svolta con una derapata controllata ottenuta con il bloccaggio del posteriore. Con il ripartitore tutto ciò è impossibile il risultato è anzi la minaccia di bloccaggio della ruota anteriore, con conseguenti scariche di adrenalina che non raccomando a nessuno. Il fuoristrada vero è insomma un’altra cosa. Peccato però, perché il gran bilanciamento di questa bicilindrica consentirebbe di districarsi al meglio anche in questa situazione. A patto però di non esagerare perché gli pneumatici, validi su asfalto, in fuoristrada sono quello che sono.


Pubblicato da Stefano Cordara, 02/06/1999
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