Prova su strada

Benelli Velvet 125


Avatar Redazionale , il 26/03/01

20 anni fa -

Un po' sportivo un po' rétro il Velvet rispecchia appieno la filosofia Benelli, che vuole proporre soprattutto mezzi dalla grande personalità estetica. Originale lo è senza dubbio ma il Velvet si lascia guidare anche bene.

LA NOVITÀ

Proprio come Baggio, che con i suoi piedini vellutati riesce a "infilare" qualsiasi portiere gli si ponga di fronte, così il Benelli Velvet 125 permette, a chi ne è alla guida, di districarsi senza alcun problema nei percorsi cittadini. Del resto c'era da aspettarselo, dato che già ad un esame statico si capisce che il Velvet è un mezzo trasversale nel vasto panorama scooteristico: Trasversale perché sotto un vestito da scooter molto originale, si nascondono doti motociclistiche di tutto rispetto.
Alla prova dei fatti possiamo dire che la Benelli ha mantenuto la parola. Il Velvet è agile e divertente, ma infonde sicurezza anche in curve più "impegnative".
Tutto questo lo si deve certamente all’esperienza che negli anni Benelli ha maturato nel mondo delle moto, un’esperienza che è stata messa al servizio di un settore combattuto e ricco di proposte, come è quello dello scooter.

OSSATURA SPORTIVA

L’elemento determinante, la spina dorsale motociclistica del Velvet 125, è senza dubbio il telaio, un traliccio triangolare integrato da una doppia culla che offre a chi guida sensazioni forti, insolite per uno scooter.
L’indole sportiva traspare da molti componenti, come la forcella Ceriani a perno avanzato con steli da 33 mm, oppure la sospensione posteriore con doppio ammortizzatore, regolabile nel precarico su cinque posizioni o, ancora, i pneumatici ribassati dalla sezione generosa: 120/70-13 l’anteriore e addirittura 140/70-12 il posteriore, montati su cerchi di lega leggera a cinque razze, di disegno esclusivo Benelli.

COCKTAIL DI STILI

Ma come definire questo scooter? Moderno? Rétro? Custom? Non si sa, ma la verità, come sempre, sta nel mezzo. In effetti il Velvet sembra figlio di due padri diversi, la sua personalità muta semplicemente girandoci attorno. L’avantreno è sicuramente la parte più aggressiva. Lo scudo, caratterizzato da due "occhioni" felini e da un inserto cromato su cui spicca il simbolo del "leone" pesarese, si presenta con linee decise ed affilate. L’inclinazione è tale da far pensare che, per la sua linea, ci si sia rifatti a concetti aerodinamici figli della galleria del vento

Peccato che qualcosa stoni. Ad esempio le due brutte frecce, in puro stile custom, non si inseriscono per nulla nel disegno generale del frontale.
A sovrastare lo scudo c'è un cromatissimo manubrio, di dimensioni ridotte, che impone al pilota una posizione di guida abbastanza raccolta. Il comfort è in ogni caso assicurato: il Velvet non è uno scooter piccolo e la sella cicciona (piuttosto alta da terra però, con i suoi 818 mm) offre un morbido appoggio, anche se si nota una certa tendenza a scivolare in avanti.
Le cromature non sono state risparmiate nemmeno al cruscotto, che ricorda nel look quelli delle automobili degli anni 60-70. La strumentazione è completa, nei due elementi circolari sono racchiuse tutte le indicazioni necessarie, anche un funzionale orologio analogico, così non si avranno più scusanti per qualsiasi ritardo.

CUSTOM DIETRO

L’altra metà dello scooter (il retrotreno per intenderci), si presenta con una linea ed una personalità notevolmente diverse, quasi in antitesi con la prima. Decisamente meno aggressiva e "moderna" la coda, che ha un disegno simile a quello di una café racer anni settanta, con coda allungata rispetto alla sella, e la parte finale rialzata per far posto al faro posteriore a doppia sezione. Non mancano nemmeno elementi prettamente custom, come le frecce, le prese d’aria sui fianchi sotto la sella, il maniglione tubolare stile portasciugamano, tutti cromati (persino sulla scatola del filtro dell’aria è stata posta una placca cromata!). Anche il porta targa si presenta con look tipicamente custom anni ’70: allungato oltre misura, va a coprire parte del pneumatico posteriore.

SPAZIO SOTTO

Ben poco sportiva (e questo è un complimento) è l’abbondanza di spazio che il Velvet mette a disposizione. Sotto la sella troviamo il vano portacasco, ma sarebbe meglio dire portacaschi, perché il Velvet è in grado di alloggiare comodamente un integrale ed un jet (di piccole dimensioni). Non è rivestito, ma non manca di una piccola luce di cortesia. Dietro lo scudo è stato ricavato un piccolo ma pratico, bauletto, utile per tenere sempre sottomano gli oggetti più piccoli, come occhiali, cellulare ed altro, manca però la presa elettrica.

SUPERDOTATO

Tra le dotazioni di serie, il Velvet sfoggia, oltre il cavalletto centrale, anche il cavalletto laterale (munito di interruttore di sicurezza) e il gancio per l’antifurto. Come optional invece, sono disponibili portapacchi e bauletto (particolare anche lui poiché sfoggia due alette cromate ai lati) e un parabrezza, cromato anche lui, naturalmente.

A PROVA DI ANONIMATO

Non si può dire che il Velvet manchi di personalità: si tratta sicuramente di uno scooter poco ordinario che, ama farsi guardare, perfettamente in linea quindi con la filosofia Benelli che di mezzi "qualunque" non ne vuole nemmeno sapere.
Per capirlo basta scorrere il listino della Casa pesarese, e già che ci siamo ci fermiamo alla voce "Velvet 125" per dare un’occhiata al prezzo. Non è sicuramente basso: 7.300.000 lire, tra la concorrenza c’è anche ci costa un po’ meno ma allora occorre accontentarsi di avere uno scooter "qualsiasi", come tutti gli altri.

IN SELLA Oltre alla personalità estroversa ed alla mania di protagonismo, non manca nemmeno una buona dose di carattere, e questo anche grazie al motore Minarelli di derivazione Yamaha. Il "mono" a quattro tempi Minarelli non è sicuramente tra i motori più brillanti in circolazione, in ripresa non può competere con i più scattanti e veloci due tempi, ma in ogni caso la differenza è minima: il Velvet è veloce quanto basta, ma soprattutto è ecologico (soddisfa le richieste della Normativa Euro 1) e consuma poco. Durante il nostro test abbiamo rilevato consumi compresi tra i 23-25 Km/litro. Avendo a disposizione un serbatoio da 11,7 litri, ci si può permettere una gita domenicale fuori città, senza il rischio di trovarsi a secco dopo pochi chilometri e con tutti i benzinai chiusi.

GUIZZO DI CARATTERE

Se nelle partenze non è certo tra i primi della classe, il Velvet si prende la rivincita sulla concorrenza in ripresa e nell’allungo. In pochi secondi, senza rendersene conto, ci si trova a viaggiare a 80 Km/h, con la manopola del gas non completamente aperta. Ed è qui che il Velvet ci sorprende, perché spalancando totalmente il gas, arriva un’ulteriore "spinta" che consente allo scooter di Pesaro di raggiungere rapidamente la velocità massima di 105 Km/h.

FRENO TIRATO

In sintonia con il carattere sportivo del Velvet l’impianto frenante è all’altezza di ogni situazione: i due dischi da 220 mm sono frenati da pinze Grimeca a due pistoncini. A dirla tutta, azionare i freni richiede una pressione leggermente maggiore rispetto alla norma. Inoltre, l’azione frenante del disco anteriore è sembrata un po’ sottotono rispetto alla forza esercitata sulla leva (l’esemplare in prova aveva però percorso pochi chilometri). Di tutt’altra pasta, invece, il disco posteriore, che è parso molto più reattivo e potente dell’unità anteriore, per fortuna è anche modulabile. Il bloccaggio arriva solo con una pressione decisa sulla leva.

IN SELLA CON SPORTIVITÀ

Salendo in sella al Velvet ci si trova ad assumere una posizione alquanto insolita per uno scooter: il manubrio alto e stretto, insieme alla posizione data dalla sella, porta ad assumere una posizione di guida sportiveggiante: avanti col corpo, braccia strette e gambe ravvicinate. La sella è ben imbottita (aiuta a sopportare maggiormente le asperità dell’asfalto), comoda anche per il passeggero, è lunga il giusto (ma non un mm di più) per il viaggio in due.
Nei viaggi in coppia, i più alti di statura potrebbero soffrire di uno spazio per le gambe limitato, a causa dello scudo molto inclinato e del tunnel centrale che incorpora anche il tappo del serbatoio. La posizione "ribassata" di quest’ultimo, oltre a facilitare i rifornimenti da seduti, garantisce un baricentro spostato verso il basso e di conseguenza una migliore stabilità e maneggevolezza del mezzo.

TRAFFICO? NO PROBLEM Nel traffico il "leoncino" pesarese, si comporta molto bene, anche grazie alle dimensioni limitate (lungo 1950mm e largo 745mm) e alla posizione "dritta" degli steli, che rende l’avantreno preciso e maneggevole.
Infilarsi tra le fila di automobili in coda è un gioco da ragazzi. Inoltre il motore è brioso quanto basta per affrontare sorpassi in modo sicuro. Uno dei punti di forza del Velvet è senz’altro il telaio, la struttura offre una rigidità sconosciuta a molti scooter. Il Velvet invoglia a spingere, perché la ciclistica è sana e supportata dall’ottima aderenza offerta dai pneumatici. Una cosa che invece non ci ha convinto, è la sospensione anteriore, un po’ "sofferente" sullo sconnesso, e in crisi sul pavé. Decisamente meglio la coppia di ammortizzatori, in grado di assorbire senza battere ciglio tutti i colpi.


Pubblicato da Alfredo Verdicchio, 26/03/2001
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