Anteprima:

Yamaha VMAX


Avatar Redazionale , il 04/06/08

13 anni fa - Design pazzesco e motore super

Dopo la Tènèrè, Yamaha fa rinascere un altro mito degli anni 80. La VMAX del terzo millennio è però ancora più esagerata della sua progenitrice. 1700 cc, 200 cv, 17 kgm di coppia per una moto-macho capace di accelerazioni esagerate, ma perfetta anche per essere esibita.


UNA LUNGA STORIA
Édal 1996 che Yamaha sta lavorando attorno al progetto della nuovaVmax, una gestazione elefantiaca che difficilmente vediamo nel mondodella moto. Ma Yamaha voleva che questa moto diventasse un po' la suabandiera tecnologica, la summa di tutto quanto Yamaha attualmente ècapace di mettere in una moto. Per farcela vedere a farci capire il genere di moto Yamaha ha organizzato una presentazione in Spagna, dove tra dragster, auto razzo e aerei acrobatici finalmente è spuntata anche lei per farsi ammirare (ma non toccare) da vicino. La VMAX è un innoal'esagerazione, in tutti i sensi. Ha un look mozzafiato (dal veroanche meglio che in foto) un design curatissimo, particolaricesellati ma soprattutto un motore da record, capace di annichilire laconcorrenza (che in questo momento possiamo riassumere nella sola Harley Night Rod) riguardo a potenza, cilindrata e accelerazione.

ATTESA RIPAGATA
Insommasi è fatta aspettare parecchio, ma adesso gli estimatori diquesta moto tutta muscoli e sprint (che nella precedente versione,arrivata nel 1985, è stata venduta in 100.000 esemplari di cui40.000 in Europa) possono davvero dire che ne è valsa la pena.Della nuova VMAX se ne parla da parecchio, mostrata come Show bike alSalone di Tokio del 2005, ha mandato ben presto in ebollizione gliappassionati tanto da convincere Yamaha a creare un sito(www.next-vmax.comtutt'ora attivo) da cui ricevere commenti e suggerimenti su comeavrebbe dovuto essere. Da li in poi tante voci e tante foto più o meno inventate (si parlava addirittura di un motore da 2000 cc). Infine le prime fughe di notizie con foto delmodello americano accompagnate dai soliti "si dice""probabilmente" "dovrebbe essere".


DATI CERTI
Bene se l'immaginecircolata in rete era sostanzialmente esatta, i dati tecnici invece erano unpo' sballati. Vi riassumiamo quelli ufficiali per comodità. Il suo motore èun quattro cilindri a V di 65° (sull'originale la V era di 70°)da 1679 cc (96x66 mm curiosamente è stata mantenuta la corsadel vecchio motore) alimentato ad iniezione elettronica con sistemaYCC-T e YCC-I. In soldoni la VMAX utilizza sia il ride by wire sia icornetti a lunghezza variabile, come la R1, in più respiraattreverso un voluminoso air box "a canne mozze" che prende ariadalle quattro bocche piazzate ai lati del finto serbatoio (quellovero, da 15 litri è sotto la sella).

CATENA E INGRANAGGI
La distribuzione èa quattro valvole per cilindro con alberi a camme mossi da un sistemamisto ingranaggi/catena (come sulla Buell 1125 l'albero a camme diaspirazione è mosso dalla catena e un ingranaggio rimanda ilmoto a quello di scarico, così si ottiene una testa piùcompatta) e c'è pure la frizione antisaltellamento.

PIU' GROSSO DENTRO, PIU' PICCOLO FUORI
Il lavorodei tenici ha inoltre portato ad avere un motore più compatto di 27 mm rispetto al precedente V4, mentre, fedele alla filosofiadella prima VMAX, la trasmisione finale è affidata ad un albero che tramite un giuntocardanico muove un ruotone da 18 pollici gommato con unpneumatico da 200/50. E ce n'è davvero bisogno per scaricaretutta la rabbia del quattro cilindri che quando dà i numeri lidà sul serio.


CAVALLI TANTI, COPPIA DI PIU'
Se i 140 cavalli della prima VMAX erano un dato eclatante per l'epoca, i 200 cavalli erogati a 9.000giri della nuova non sono da meno. Ma il dato piùimpressionante è la coppia di 166,8 (17 kgm) Nm a soli 6.500giri. Numeri che rendono bene l'idea di cosa possa essere capacequesta moto nel semaforo-semaforo.

CICLISTICA AD HOC
Ma, gare di accelerazione a parte, Yamaha si è curata di produrreuna moto che fosse anche guidabile, la ciclistica della VMAX èrealizzata ad espressamente per lei: il telaio in alluminio con strutturaa diamante è composto da travi realizzate con lavorazionidifferenti (forgiatura estrusione ecc). Così ad occhio il baricentro appare piuttostobasso, la moto è lunga (interasse 1.700 mm) e con un forcellone decisamente più lungo che in precedenza perconsentirle di scaricare meglio la potenza.

SI REGOLA TUTTA
La dotazione tecnicaanche in questo caso è da prima della classe, con unmonoammortizzatore regolabile (con leveraggio progressivo) e unaforcella (inclinata di ben 31 gradi), completamente regolabile che curiosamente non è una upside-down, ma compensa con il diamtro degli steli di ben 52 mm trattati all'ossido di titanio.


MARGHERITE E PISTONI A GO GO
L'impiantofrenante, dotato di serie di ABS lineare, vede debuttare su unaYamaha i dischi a margherita (da 320 mm) frenati dalle stesse pinze asei pistoncini della R1, con un posteriore da 298 mm. Anche in questocaso ce n'è bisogno visto che con 310 kg in ordine di marcia(con il pieno di benzina) una volta lanciata la Vmax non deve proprioessere una libellula da fermare.

BEL DESIGN
Ma al di la della dotazione o deidati tecnici va dato atto a Yamaha di aver fatto davvero un granlavoro di design. La VMAX è davvero bella, curata all'estremo e con tutto quel nero addosso è cattiva da far paura. Inoltre; è dotata del meglio anchequando si parla di strumentazione (divisa in due con contagiri sulmanubrio e un display sul serrbatoio) o di attenzione dettaglio e al materiale (magnesio per carter motore, titanio per gli scarichi). Una vera ammiraglia, unoggetto che ancor prima di essere gasante da guidare è belloda guardare e quindi da sfoggiare.


SI COMPRA IN RETE
Un oggetto di lusso, come èsottolineato dal prezzo fissato in 20.000 € tondi tondi. Elitariosicuramente, così come elitario è il metodo di acquistoche avverrà solo tramite ordinazione su internet (al sitowww.new-vmax.com) a partire da luglio consuccessiva consegna al concessionario preferito. Perchè la VMAX sarà praticamente realizzata su ordinazione, non saràquindi una moto qualunque nemmeno nel modo di comprarla.


Pubblicato da Stefano Cordara, 04/06/2008
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