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Ossa TR 280i


Avatar Redazionale , il 11/11/09

12 anni fa - Altro che "operazione nostalgia": la moto che segna la rinascita del glorioso marchio spagnolo non strizza l'occhio al passato e sfoggia anzi soluzioni avveniristiche. La vedremo arrampicarsi per sentieri e mulattiere a partire dall'estate 2010.

Altro che "operazione nostalgia": la moto che segna la rinascita del glorioso marchio spagnolo non strizza l'occhio al passato e sfoggia anzi soluzioni avveniristiche. La vedremo arrampicarsi per sentieri e mulattiere a partire dall'estate 2010.

RICOMINCIAMO La Ossa risorge e riprende il suo cammino lungo i sentieri impervi, quelli su cui ha scritto le pagine più gloriose della sua storia passata. Come ricorderanno gli appassionati del genere, nella sua prima vita il marchio spagnolo si era dedicato soprattutto a mezzi da motoalpinismo e da trial. Proprio in questa specialità, la Ossa vinse il Campionato Europeo del 1971 e del 1972 con l'asso di quegli anni, Mick Andrews, cui fu poi dedicata una moto capace di fare venire i lucciconi ai nostalgici, la Mick Andrews Replica, appunto, o MAR per i più intimi.

VERDE SPERANZA Di quella moto la nuova TR 280i riprende il bianco e il verde, che sono poi i colori sociali della Ossa. Per il resto, i richiami al passato finiscono però qui. La nuova nata è quanto di più originale e moderno ci sia oggi a livello trialistico e non è poca la curiosità di poter vedere sul campo se le soluzioni innovative scelte dal progettista Josep "Xiu" Serra e dalla sua squadra daranno davvero i frutti sperati.

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SOTTO LA LENTE I tecnici sono partiti da un foglio bianco, cercando di non dare nulla per scontato a livello di posizionamento degli organi meccanici e cercando piazzare al meglio i vari componenti. A prima vista, a un profano, la TR 280i potrebbe sembrare simile a una qualsiasi altra trial di ultima generazione ma, aguzzando la vista le differenze si notano, eccome.

TUTTI IN FILA A giocare alle tre carte sono innanzi tutto il serbatoio, il filtro dell'aria e il radiatore. Il primo, con una capacità di soli tre litri, è sistemato sull'attenti sotto il cannotto di sterzo. Il radiatore lo segue come un'ombra e lo usa a mo' di bodyguard per proteggersi da eventuali schizzi di fango che potrebbero limitarne l'efficienza. Così non è più esposto al flusso di aria fresca ma, viste le andature ridotte tipiche del trial, non è poi una gran perdita. La cassetta del filtro dell'aria segue in fila in buon ordine, collocata in posizione leggermente rialzata, ideale per la piccola manutenzione e per affrontare anche eventuali guadi.

PELLE E… OSSA Il risultato di queste scelte si vede subito. La TR 280i fa segnare un peso di soli 67 kg a secco e si può definire davvero pelle e… Ossa. Parlando proprio di "scheletro", il telaio impiega tubi in acciaio cromo-molibdeno abbinati a elementi in alluminio, sistemati nella zona inferiore e in quella del cannotto di sterzo. Quanto alle sospensioni, la Casa spagnola sfrutta una collaborazione con la Marzocchi per montare una forcella a steli rovesciati (una rarità nel settore) da 40 mm mentre al posteriore c'è un mono Ohlins lavorato in modo progressivo da un leveraggio che gioca a nascondino dietro il forcellone.

GIRAVOLTA Ultimo ma non meno importante è il motore, un monocilindrico a due tempi che si distingue per il fatto di avere il cilindro girato di 180° rispetto al solito, con l'alimentazione quindi davanti e lo scarico dietro. La TR 280i dà un senso all'ultima lettera adottando l'iniezione elettronica al posto del carburatore, una soluzione preferita anche per una questione d'ingombri e di efficienza.


Pubblicato da Paolo Sardi, 11/11/2009
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