Autore:
Marco Rocca
Pubblicato il 04/01/2017 ore 16:45

CHE MODI! Manca ancora qualche giorno all'insediamento di Donald Trump al civico 1600 di Pennsylvania Ave a Washington ma pare proprio che gli effetti della sua politica conservativa siano già molto forti. Che cosa è successo? Presto detto: la Ford che aveva previsto un investimento da 1,6 miliardi di dollari per la nuova fabbrica di San Luis Potosì in Messico, è voluta tornare su i suoi passi dopo la minaccia del super dazio al 35% per le auto prodotte oltre il confine, lanciata via web dal neo Presidente.

LA COMBINAZIONE L'intimidazione è nata, a quento pare, da un Tweet che Trump ha rivolto a un altro colosso americano dell'auto, la General Motors, minacciandola di "border tax" (ovvero grosse tariffe) sulle importazioni delle Chevrolet Cruze prodotte in Messico.

COME UNO SVIZZERO Repenitno il comunicato della Casa dell'Ovale Blu: "Le risorse destinate inizialmente a San Luis (700 milioni di dollari nello specifico) saranno in parte riallocate nello stabilimento di Flat Rock, in Michigan, per produrre veicoli elettrici e a guida autonoma al fianco delle già presenti Ford Mustang e Lincoln Continental. Il tutto con la creazione di 700 nuovi posti di lavoro e l'ampliamento, entro il 2020, di 13 nuovi modelli elettrici o ibridi in gamma".

NIENTE DA FARE La decisione di Ford è arrivata inattesa pur se prevedibile visto che, proprio il mese scorso, la stesso costruttore manifestava la sua intenzione nel collaborare con l'Amministazione Trump, specificando, però, che era ormai troppo tardi per cancellare il progetto di una nuova fabbrica oltre il confine. 

NON C'E STATO ACCORDO Donald Trump, come suo solito via Twitter, ha rivendicato: "Tutto merito mio". Tuttavia il presidente del gruppo Ford, Mark Fields, intervistato dalla Cnn, ha smentito: "Non siamo arrivati a un accordo con Trump. Lo abbiamo deciso per i nostri affari."

 

 

 


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