Autore:
Lorenzo Centenari

LIBERI TUTTI La legge parla chiaro, la realtà è poi tutta un'altra cosa. La realtà è cioè quel posto dove nonostante la sanatoria delle cartelle per la riscossione della tassa di possesso sia stata approvata un anno fa e sia parte della Finanziaria 2019, ancora oggi capita che dagli uffici di Equitalia giunga il classico sollecito a saldare il debito. È servita una sentenza della Commissione tributaria delle Marche, a mettere all'equivoco una fine: è legittimo il condono di un bollo auto non pagato, purché di importo non superiore a 1.000 euro, inoltre purché l'iscrizione a ruolo dell'Ente riscossore risalga al periodo tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010. Pace (fiscale) è fatta, ora una precisazione.

BOLLO E DINTORNI Si badi infatti che, come da decreto 119/2018 convertito in legge 136/2018, a fare fede non sia tanto l'anno per il quale il bollo auto inferiore a 1.000 euro (cifra comprensiva di interessi e sanzioni) dovesse essere versato all'Erario. Quanto piuttosto, la data alla quale il sollecito è giunto all'evasore. Una tassa di possesso non pagata nel 2010, ma iscritta all'Ente nel 2011, non può quindi godere della misura "strappacartelle". La cancellazione del debito verso la pubblica amministrazione (il bollo è una tassa regionale) si rivolge a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito ISEE, in più è automatica, ovvero non è richiesta alcuna procedura in capo al contribuente. Tributi, ma non solo: la sanatoria si applica anche alle multe per violazione del Codice della Strada. Sempre quelle sollecitate dal 2000 al 2010, sempre inferiori ai 1.000 euro.

AGGIORNAMENTO Riguardo questo colpo di spugna ai debiti nei confronti dello Stato, non sono mancate le polemiche di chi invece il bollo lo aveva pagato: qui tutti i dettagli sulla rabbia scatenatasi sui social.


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