Prova su strada

Toyota Yaris T-Sport vs VW Lupo Gti


Avatar Redazionale , il 12/11/01

19 anni fa -

Il piccolo genio diventa cattivo e lancia una sfida niente meno che alla piccola belva tedesca erede (in miniatura) della mitica tradizione delle GTI. Chi vincerà il match? A guardia alta e con i pugni chiusi le due baby sportive si sferrano colpi micidiali in tutti i campi. Mettendo in luce spiriti differenti e grandi qualità, con la sorpresa della asiatica che vince ma solo di misura.

È meglio lasciarsi sedurre dal fascino di quelle tre magiche lettere, GTI, che hanno scritto la storia delle berline compatte dal carattere aggressivo, oppure far prevalere la propria vena razionale e optare per l’auto piccolo genio per eccellenza nella versione con i muscoli in vista? Per chi è a caccia di emozioni in formato under 4 metri, la scelta, va detto, non è niente facile. Nelle ricca panoramica offerta dal mercato abbiamo scelto due tra le più recenti e significative esponenti della categoria. Che, pur differenti per molti aspetti, sono tra le più ambite dal pubblico dei giovani e non solo. Sia la Toyota Yaris T Sport sia la VW Lupo GTI hanno verve da vendere: la prima è la variante messa giù da corsa dell’intelligente best seller della Casa giapponese, la seconda raccoglie il testimone ideale dalle mani della indimenticabile Golf GTI prima serie. E, almeno sulla carta, di grinta ne ha davvero da vendere.

L’ABITO FA IL MONACO

Su una cosa potete stare certi. Se la vostra compatta "cattiva" deve essere la compagna di viaggio quotidiana della vostra lei, preferite il look un po’ più sobrio della giapponesina. Che rispetto alle versioni addomesticate della gamma (1.0 e 1.3) mette in luce soltanto un trucco leggero. Riassumibile con la grande bocca ricavata nel fascione anteriore, le griglie tipo racing, i cerchietti cattivi (da 15" a sei razze e con scarpe 185/55), le minigonne e l’assetto più basso. La piccina di Wolsfburg, invece, ha un aspetto decisamente più arrabbiato. Tolto il mascara delle versioni dedicate a sedurre soprattutto lei, ecco i guantoni e la guardia per far capire di che pasta è fatta. E allora, qui, non bastano i cerchietti (da 15" a sei razze ma con dei più massicci 205/45 15). E allora ecco una presa d’aria nel fascione che fa invidia a un tombino di Manhattan, le pinze rosso fuoco dei freni (stessa tinta scelta per le cinture di sicurezza), i fascioni muscoluti e, dulcis in fundo, ecco il doppio scarico che domina nella zona posteriore. Possibilità di piacere a lei? Una su un milione... Yaris-Lupo 1-0.

QUESTIONE DI DNA

Le cose cambiano profondamente una volta varcata la soglia dell’abitacolo delle due piccole tutto pepe. Da brava teutonica con passaporto timbrato a Wolfsburg, la Lupo mette in luce una precisione di assemblaggio, un ordine e un montaggio (quasi) inappuntabile. Trovare una vite a vista è come cercare un ago in un pagliaio, le plastiche sono di qualità superiore, i sedili sono ben fatti, eppoi l’illuminazione della strumentazione "dipinta di blu" e le luci rosse sulla consolle, danno un tocco di raffinatezza all’ambiente e ricorda le altre blasonate componenti di famiglia. La Yaris, in questo capitolo, prende qualche punto di distanza. Le plastiche hanno un look più croccante, le viti si avvistano come chiodini in un bosco d’autunno, e i profilini in simil carbonio vorrebbero essere d’impatto, ma sembrano aggiunte posticce. Dunque, Yaris-Lupo 1-1.

SCOPONE O PALLAVOLO?

Quanto allo spazio a disposizione all’interno la lotta è abbastanza impari. Per cominciare, la tedeschina nella versione palestrata perde la possibilità di essere allestita in configurazione a 5 posti (sulle altre versioni della gamma il divano a tre posti è optional a 217 mila lire). Inoltre, il bagagliaio di 130 litri è di dimensioni extra small (persino la BMW Z3 ha un vano più capiente) tanto da creare qualche difficoltà persino al momento di caricare i sacchetti della spesa al supermarket. Le cose migliorano ripiegando uno o entrambi gli schienali: ma una zingarata in quattro all’Esselunga è una missione impossibile. Di ben altra dimensione è il pianeta Yaris. Dentro, all’occorrenza, c’è posto anche per cinque adulti, il bagagliaio di 205 litri assicura spazio a sufficienza per i borsoni del weekend e diventa grande come quello di una station ripiegando gli schienali posteriori. Ancora un gol di vantaggio per la giapponesina, dunque.

PARI E PATTA

Un punto a testa, al capitolo propulsori, perché la baby GTI di Germania si rivela meno entusiasmante di quanto ci si aspetterebbe. Il bialbero 1.6 16V da 125 cv (152 Nm di coppia a 3000 giri) sulla carta ha infatti numeri ben più accattivanti del 1.5 16v della giapponesina forte di 106 cv (la coppia massima è di 145 Nm a 4200 giri) e della fasatura variabile VVT-I, che rende però più progressiva l’erogazione. Analizzando le mere cifre, i dati dichiarati dalle Case accreditano la Lupo di una velocità massima di 206 km/h contro i 180 della giap. Nello scatto da ferma è ancora la piccola VW a tagliare per prima il traguardo con un vantaggio di 7 decimi di secondo (8,3 contro 9,0). Differenze che però risultano più visibili sulla carta che riscontrabili nella realtà, poiché nello scatto al semaforo è meno evidente il gap nelle prestazioni, almeno fino all’inserimento della terza marcia. Spinta a tutto gas, invece, la Lupo fatica a superare i 200 orari di tachimetro, mentre la Yaris non fatica a raggiungerli. Ma è la Lupo comunque la più veloce, anche se il motore dà il meglio di sé superati i 3000 giri. Entrambe le mini sportive si sono dimostrate assai morigerate nella sete di carburante; la Yaris in media percorre 14,5 km/l, la Lupo 14,3. Niente male per due piccole dall’animo corsaiolo. Peccato che la tedesca paghi il serbatoio piccolo (35 litri contro i 45 della Toyota) con più frequenti soste per il pitstop: in autostrada, dandoci un po’ dentro, anche ogni 340 chilometri.

CHE MUSICA RAGAZZI

Una volta messi in moto, entrambi i cuori a 4 cilindri e 16 valvole intonano una melodia azzeccata per chi si rivolge a questo tipo di auto. La Yaris tuttavia risulta un po’ più "caciarona" quando il tachimetro sfila attorno a zona 130, 140 km/h. Non che la Lupo sia muta a quella velocità, ma la migliore insonorizzazione dell’abitacolo della tedesca, da attribuirsi ancora una volta alla migliore cura costruttiva, consente di raggiungere una meta distante da 200 chilometri in su con qualche fischio nei timpani in meno una volta scesi dall’abitacolo. Risultato? In vantaggio ora c’è la tedesca.

GTI A PESO D’ORO

Costa caro entrare nel magico mondo GTI di Casa Volkswagen, anche partendo dallo scalino più basso della famiglia. La Lupo infatti è venduta a peso d’oro e, francamente, 34 milioni 392 mila lire (17.762 Euro) risultano eccessivi, anche perché risparmiando qualche milione di lire ci si può aggiudicare qualche concorrente di dimensioni ben più grandi e dalle analoghe prestazioni (due esempi sono la Fiat Punto HGT e la Peugeot 206 GTI). Le attenuanti della Casa di Wolfsburg? Una dotazione di serie da far invidia a una berlina di categoria superiore, compresi 4 airbag, radio con lettore cd, climatizzatore, fari allo xeno, ABS, ESP. Forse troppo per un’auto di 353 cm? Il risultato è che il prezzo della Yaris è inferiore di oltre 7 milioni. Abbastanza per permettersi di farcire la giapponesina di accessori esclusivi (navigatore GPS compreso) trasformandola in una diva da gran galà pur risparmiando ancora qualcosa. Pareggio, senza alcun dubbio.

VITTORIA RISICATA

Piccola, nevrotica, dura e rabbiosa. La Lupo GTI è una belvetta nata per la pista tant’è che da anni è impegnata nel suo trofeo monomarca. L’assetto è perfetto per affrontare i curvoni a gas spalancato, e provare sensazioni forti (leggasi qualche alleggerimento qua e là) nelle staccatone al fulmicotone. Roba da veri "manzi", sebbene l’ESP trattenga l’agitata belvetta ancorata per terra. Ottimi freno e sterzo, dal cambio si vorrebbe qualcosa in più nella prontezza di inserimento delle marce. Più domestica, invece, la Yaris che altro non è che la variante in tuta da ginnastica della best seller da città. Allora, se si prova un velo di imbarazzo quando ci trova seduti in alto come su una MPV, tutto passa in secondo piano quando ci si accorge che il carattere della Yaris è sì grintoso, ma gestibile senza affanno anche da moglie, figlia o fidanzata. Bene anche la giapponese alla voce sterzo, freni e cambio con un assetto meno estremo, che rende la vita più godibile anche sul pavé cittadino. Ragion per cui, di leggera misura e pur trattandosi di minibombe, la nostra preferenza va al piccolo genio con i muscoli di Mastrolindo.
Pubblicato da David Giudici, 12/11/2001
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