Prova su strada

Opel Zafira


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -


Finalmente qualcuno si è reso conto che smontare i sedili di una monovolume sette posti non è sempre una operazione facile anche perché, se non si dispone di un box, non si sa dove metterli. La soluzione Opel si chiama Super7, ed è geniale.

LA NOVITA' I due sedili della terza fila si piegano facilmente e spariscono sotto il pavimento del bagagliaio. Per piegare o estrarre i sedili occorre sollevare la seduta del divano centrale e far scorrere in avanti tutto il divano (scorre per 54 centimetri). Far sparire i due sedili posteriori (adatti a ospiti alti fino a 185 centimetri) è una operazione semplicissima, che richiede 30 secondi senza sforzi particolari: tutto è ben calibrato, con la seduta del divano sostenuta da un piccolo ammortizzatore, lo scorrimento del divano facile anche se l'auto è in pendenza e la maniglia che estrae i sedili posteriori piazzata nel punto giusto per limitare lo sforzo.

Tutto il processo è facilitato da piccoli accorgimenti intelligenti, come il tappetino che riveste il piano di carico autopiegante (si tira un anello e si piega da solo), le cinture di sicurezza posteriori nascoste da uno sportellino, le maniglie di sbloccaggio facilmente azionabili. Una vera rivoluzione, anche perché oltre alla facilità di trasformazione, l'abitacolo della Zafira unisce la versatilità.

MASSIMA FLESSIBILITA' Oltre a poter viaggiare in 5 o in 7 nelle configurazioni più scontate, si può viaggiare in 6 con gli sci infilati nel buco del bracciolo centrale del divano o in 3 o 4 tutti da una parte potendo trasportare sull'altro lato un oggetto lungo grazie alla possibilità di abbassare in avanti lo schienale del sedile di fianco al pilota. Oppure viaggiare in 6 in tre file da due o in 4 come su una limousine, con il divano piegato e spostato in avanti seduti sui sedili posteriori (dotati di un portabibite e un bel bracciolo grande). Del divano centrale, poi, si possono anche abbassare in avanti gli schienali, come su una normale wagon, e la rete di divisione tra il vano di carico e i sedili si piega e si infila in un apposito vano sotto il divano centrale. Efficiente anche l'impianto di climatizzazione: anche i due posti posteriori vengono raggiunti dall'aria climatizzata e per i posti del divano centrale ci sono due belle bocchette centrali.

OK PER SEI L'unico limite viaggiando in 7 è nel divano centrale che accoglie tre persone con le spalle un po' pigiate, mentre chi occupa l'ultima fila sta comodo, non su sedili di emergenza, se si fa scorrere di qualche centimetro in avanti il divano centrale, limitando di poco l'ampio spazio disponibile alle gambe di chi siede sul divano stesso. Se i sedili sono nascosti, il vano bagagli è davvero molto grande (159/490-640/1700 litri nelle configurazioni a 7, 5 e 2 posti), in grado di ospitare quattro grandi valigie rigide affiancate. A piccoli oggetti, poi, non si fa fatica a trovar posto, grazie a tasche, ripostigli, vani, reti e portalattine sparsi un po' ovunque e ben sfruttabili.

DESIGN RIUSCITO Tutto compreso nei 432 cm di lunghezza per 174 di larghezza, quasi gli stessi ingombri di una Astra wagon, ma con il passo (la distanza tra le ruote anteriori e quelle posteriori) più lungo per migliorare l'abitabilità (e la stabilità). Il guscio che contiene tanta intelligenza ha poi un design sobrio e molto gradevole, senza esercizi di stile fantascientifici: riuscito il disegno del parabrezza e dei finestrini laterali, ben proporzionato ed elegante è il frontale, funzionale è il bordo di protezione che corre lungo la fiancata riparando anche i parafanghi. La coda ricorda un poco le ultime uscite Mitsubishi, con i fari dal taglio obliquo e il lunotto dagli angoli inferiori tagliati, ma quale sia l'uovo e quale la gallina è tutto da stabilire (la prima apparizione Zafira risale al Salone di Parigi '98) e comunque il risultato è piacevole. La qualità che si tocca con mano, dai tessuti alle plastiche, e che si vede, dagli accoppiamenti delle parti alla verniciatura è di buon livello.

DUE MOTORI a cui si aggiungerà in autunno anche un turbodiesel: 1.6 16V e 1.8 16V, rispettivamente con 100 e 115 CV (74 e 85KW), 150 Nm a 3.600 giri e 170 Nm a 3.400 giri. Le prestazioni: 176 e 184 km/h, 13,5 e 12 secondi per lo 0-100 km/h.
SUPERDOTATA
Unico l'allestimento, CDX, che comprende indispensabile e non: abs, doppio airbag frontale e laterale (negli schienali dei sedili anteriori), condizionatore, fendinebbia, cerchi in lega, retrovisori esterni riscaldabili e regolabili elettricamente, alzacristalli elettrici anteriori, autoradio a cassette con comandi al volante, bracciolo centrale anteriore, bracciolo posteriore con passaggio per gli sci, cassetto portaoggetti sotto il sedile del passeggero, chiusura centralizzata con telecomando integrato nella chiave, copertura bagagli, filtro anti-polline, sedile guida regolabile in altezza, sedili anteriori con supporto lombare, servosterzo elettro-idraulico, volante rivestito in pelle, attacchi regolabili in altezza per i posti anteriori e i centrali esterni. La 1.8 offre in più controllo di trazione e freni a disco posteriori e optional interessanti sono i vetri posteriori Solarprotect, appena più scuri e in grado di filtrare il 65% della luce, con un vantaggio apprezzabile in termini di calore e fastidio per gli occhi.

Una monovolume interessante, in grado di far concorrenza non solo alle monovolume compatte, ma anche a molte monovolume full-size, con sette posti veri, spazio interno sfruttato con intelligenza e un prezzo interessante in rapporto alla dotazione.

AL VOLANTE Si sale a bordo della Zafira senza avere l'impressione di salire su un furgone, malgrado la posizione di guida sia un poco più alta rispetto a un'auto normale, posizione tutt'altro che spiacevole. Il volante è piuttosto orizzontale anche sfruttando a fondo la doppia regolazione (basso/alto e profondità), ma ci si fa l'abitudine. Il sedile è regolabile in altezza, ma non si sente l'esigenza di trovarsi più in alto. Scomodo è il bracciolo centrale: si urta con il gomito quando è in posizione di riposo, posteggiato tra i due schienali, sbloccandolo e quindi facendolo ricadere verso il basso. Se è in posizione di uso, non si riesce a cambiare a meno di non tenerlo nella posizione più bassa. Ben distribuite le informazioni sul cruscotto, con gli strumenti dalla grafica chiara e sempre ben leggibile e con un pannello digitale che fornisce informazioni varie, data, ora, temperatura esterna e frequenza della radio. Disponibile è anche il navigatore satellitare Carin di Philips integrato con l'autoradio per circa 3 milioni.

1.600: PERCHE'? Alla guida viene da chiedersi perché comprare la versione 1.600cc: per un milione in più, oltre al controllo di trazione e ai freni a disco posteriore, la 1.800 offre prestazioni adeguate. Il 1.600 è invece avaro di prestazioni anche per chi non ha velleità velocistiche e non cerca il tempo da casello a casello. Poco agile a basso numero di giri, non è nemmeno molto potente anche quando si tirano le marce, rendendo la guida meno facile per tutti. I 176 km/h dichiarati come velocità massima richiedono un lungo lancio e magari un po' di discesa. E poi è più rumoroso: ai fruscii aerodinamici e al rumore di rotolamento fastidiosi dopo i 120 km/h comuni alle due versioni, unisce una rombosità del motore altrettanto fastidiosa.

1.800 GENEROSO Piacevole e adeguato alla Zafira è invece il motore 1.800: costringe a un minore uso del cambio ed è anche meno ruvido e rumoroso, rendendo la Zafira agile e facile da guidare. È generoso e anche divertente se si vogliono mettere alla prova le doti del suo telaio e consigliato se si pensa di viaggiare spesso a pieno carico. Malgrado i consumi dichiarati siano a favore della versione 1.6, si potrebbe scommettere che nell'uso normale il motore 1.8, generoso già a basso regime, consumi invece meno.

PIANTATA A TERRA Con il 1.800, si può apprezzare anche la qualità dinamica del telaio. La Zafira è ben incollata al terreno, con sospensioni ben tarate, confortevoli ma anche adatte alla guida veloce. In curva la carrozzeria, anche se alta, non si corica verso l'esterno, rendendo piacevole anche il viaggio agli stomaci sensibili. La tenuta è molto sicura, con una tendenza molto ridotta a tirare diritto in curva, da correggere eventualmente sterzando un poco di più piuttosto che sollevando il piede dall'acceleratore: un comportamento inusuale rispetto alla naturale tendenza delle trazioni anteriori dovuto probabilmente al passo lungo e allo sbalzo posteriore ridotto.

Adeguati sono i freni anche della versione 1.600, ma meglio sono quelli della 1.800, più potenti e facili da dosare.

di M.A.Corniche
18 marzo 1999


Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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