Prova su strada

Opel Speedster


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

La General Motors ha deciso di rifare il trucco al proprio marchio europeo con un make-up più giovane e grintoso. E se in America c’è la Corvette, qui da noi ecco arrivare la Speedster, una supercar in sedicesimo progettata insieme a quell’atelier blasonato che porta il nome di Lotus Engineering.

LA NOVITÀ Sembra proprio un’azione di contro-marketing, la nuova Speedster della Opel (e che nome impegnativo!). Infatti, il marchio europeo della General Motors, da poco associato al gruppo Fiat, produce una gamma di veicoli sicuramente di qualità, ma adatti più all’utente comune e alla famiglia che al purista della guida sportiva. Un vincolo d’immagine, questo, dal quale la Opel ha deciso di liberarsi, rifacendosi il trucco con un make-up più giovane grintoso. E se in America c’è la Corvette, che si è portata a casa una strepitosa 24 ore di Daytona, qui da noi i signori della GM hanno pensato bene di lanciare la Opel Speedster, una supercar in sedicesimo progettata insieme a quell’atelier blasonato che porta il nome di Lotus Engineering.

UGUALE E DIVERSA

. E la ricetta Speedster è, tutto sommato, semplice: prendi il telaio di quella spiderina tutto pepe che si chiama Elise e assemblalo con motore, componenti e un po’ di saggezza di casa Opel. La Speedster, infatti, nasce proprio a Hethel, nell’impianto di produzione in cui nascono le Lotus dal lontano 1967, ma nel caso della biposto tedesca c’è qualche differenza di produzione, e non da poco. Il ciclo produttivo e la qualità della vettura, infatti, sono controllati dagli ingegneri della Opel.

SENZA COMPROMESSI

. Una carrozzeria aperta, lunga 378 cm, larga 170 cm e alta meno di 112 cm. Due posti a contatto di gomito, separati solo dall’esigua cloche del cambio, due sedili anatomici quasi privi di imbottitura. E dietro ai sedili solo un quattro cilindri d’alluminio con una coppia da camion. Sicuramente una Cayenna per i più, ma vera delizia per chi ama la purezza della guida sportiva, dove il contatto "fisico" con il mezzo è un must irrinunciabile. Se poi il suono della meccanica (e non solo del motore) è musica, se si vuole sentire con il fondo schiena ogni centimetro d’asfalto, se il volante dev’essere di pelle ad ogni costo, se si ama sentire gli ingranaggi che si accoppiano ad ogni cambio di marcia, se, insomma, il piacere di guidare è tutto, allora la Speedster vi farà innamorare.

DESIGN SENZA NOSTALGIE

Per una volta, e questa è una rarità, c’è stato qualcuno che, nel mettere in cantiere una nuova sportiva, non è ricorso alla furbata dei richiami al passato. La Speedster, che piaccia o no, è un’auto moderna. Le sue linee ricordano, più che altro, la galleria del vento. Qui stilisti e tecnici dell’aerodinamica hanno lavorato in perfetta sinergia perché la forma fosse figlia esclusiva della funzione. Il Cx 0.38, ad esempio, può sembrare alto se confrontato con alcune berline moderne, ma è di tutto rispetto se si calcola che la Speedster ha il tetto mobile, una carrozzeria flessibile in materiali compositi, e che il concept della vettura non è pensato per battere nuovi record di velocità. La piccola biposto della Opel, infatti, nasce per offrire le emozioni della guida pura che si ottengono ben al di sotto dei 200 Km/h.

CHICCHE DA ATELIER

La pedaliera e le manovelle dei cristalli in alluminio forato e il traliccio strutturale che collega il pavimento alla plancia, sono opere d’arte, fatte per appagare quei pochi che sanno ancora riconoscere la tecnica capace di dare emozioni. La forma anatomica dei sedili, poi, racconta il linguaggio delle corse, come il volante in pelle cucito a mano (con tanto di airbag di serie) costruito dall’italiana Momo. Bella ed essenziale, come si addice alla tipologia di vettura, la cloche del cambio, con la leva rivestita dalla cuffia in pelle e il pomello in alluminio tornito dal pieno. Un capolavoro, infine, sono le cerniere degli sportelli fresate dall’alluminio pieno. Ma non tutto è "perfezione", perché in qualche dettaglio i tecnici di Russelsheim si sono fatti prendere la mano.

...E UN POCO DI OPEL CORSA

La Speedster, infatti, ha finito per indulgere in qualche "rifinitura troppo Opel". Non ci sono piaciute le coperture in materiale plastico dei longheroni longitudinali del telaio e dei pannelli degli sportelli. La fibra di carbonio o, meglio ancora, il nudo alluminio nel suo colore d’origine sarebbero stati più in tema con la personalità della vettura. Un po’ poveri e poco in carattere, infine, il pulsante dello start e le manopole di regolazione del climatizzatore. Un po’ scarna la strumentazione, inoltre, a cui avremmo preferito l’aggiunta degli strumenti, anche digitali, di temperatura e pressione dei liquidi.

SPAZIO SU MISURA Dei due sedili (vanno scelti rigorosamente gli interni in pelle), infine, solo quello del pilota è mobile, e va arretrato a fondo per agevolare l’ingresso in vettura. Quello del passeggero, invece, è fisso in posizione arretrata. Una scelta voluta, questa, che rende superflua la presenza dell’airbag passeggero, vista la distanza che torace e testa mantengono dalla plancia in caso di crash (con la cintura allacciata, ovviamente). Sorprendente il bagagliaio, nell’estrema coda, che riesce a contenere, con i suoi 206 litri di volume, una coppia di capienti borse da "fine settimana" in coppia.

TECNOLOGIA D’AVANGUARDIA

Sul telaio di quel piccolo capolavoro firmato Lotus che si chiama Elise c’è ben poco da dire. E nel realizzare la Opel Speedster non si è persa neanche una virgola delle proverbiali caratteristiche di rigidità. Il leggerissimo "frame" (71 Kg) della vettura è realizzato con estrusi di alluminio incollati con resine epossidiche, una tecnologia largamente utilizzata in campo aeronautico. All’estremità posteriore, poi, c’è un leggero sottotelaio in acciaio al quale è ancorato il motore e il cambio.

SICUREZZA DA F1

Nella parte anteriore, invece, un arco in alluminio di rinforzo e un crash-box in materiale composito hanno la stessa funzione delle cellule di sicurezza usate in Formula Uno. Come ogni auto da corsa, anche la carrozzeria della Speedster è realizzata in resina rinforzata con fibra di vetro. Le "vasche" che contengono il radiatore anteriore e il motore, invece, sono in uno speciale composito (SRIM) che resiste a temperature superiori ai 200° C. Tutto è pensato per garantire, nei limiti della tipologia di vettura, la massima sicurezza degli occupanti.

AL VOLANTE Distribuzione dei pesi sempre equilibrata (49% davanti e 51% dietro) mozzi forgiati, doppi triangoli sovrapposti, cerchi in lega leggerissimi e pneumatici a profilo ultraribassato consentono sempre un contatto ottimale con la strada. La Speedster è alla mercé di chi sa guidare. Non c’è comando o sfumatura alla quale l’agile biposto non sappia dare una risposta immediata e precisa. Sia che si voglia una guida da "pistard", praticamente sui binari, sia che si preferisca il controsterzo da rally.

COMPILATION DI EMOZIONI

Mettersi al volante della Speedster sulle tortuose strade dell’Algarve, un tempo protagoniste del Rally del Portogallo, è una compilation di emozioni non facili da descrivere. Lo sterzo è sempre preciso al millimetro e concede poco alla guida disattenta o forzata. La risposta ad ogni grado di variazione è immediata: basta esagerare un po' con il polso e con il pedale del gas per provocare quei controsterzi appena accennati capaci di far percepire al meglio il dominio dell’uomo sulla macchina.

DA DOMARE

Ma è una regola che vale solo alle basse velocità, perché sul veloce il gioco si fa duro. Richiede cuore forte e mano ferma perché l’equilibrio perfetto del motore centrale non perdona facilmente l’errore. Contrariamente a quanto si possa immaginare, poi, vista la rigidità delle sospensioni, la Speedster diventa irresistibile sull’asfalto leggermente sconnesso. Il lavoro impeccabile dei bracci sovrapposti e degli ammortizzatori consente un contatto costante con l’asfalto. Anche sul fondo imperfetto, permettendo di provare, sia in accelerazione che in staccata, le ruvide sensazioni di aderenza al limite, tanto richieste da chi ama ancora l’improvvisazione e la creatività del percorso stradale. Curva dopo curva, insomma, la Speedster disegna come un artista le traiettorie impostate dal pilota e racconta sempre, senza mentire, le capacità di chi impugna il volante.

PER INTENDITORI

Al contrario di auto blasonate come Ferrari o Porsche, che riescono ad illudere anche i ricchi con il cuore da pensionati del catasto, la piccola biposto tedesca non permette di "bluffare". Si riesce a tirarle fuori l’anima solo con piede e mano da pilota. Altrimenti la si detesta e la si insulta dandole dello stupido oggetto scomodo e inutile. Un plauso alla frenata, infine, sempre sostanziosa e sicura. La pronta esuberanza del servofreno (criticato dai puristi), è ben tenuta a bada dal lavoro dell’abs.

CUORE ECOLOGICO

Il motore, infine, è lo stesso 2.2 litri Opel Ecotec in lega leggera montato sull’Astra Coupè, con 147 CV di potenza e un valore di coppia pari a 20,7 Kgm a 4000 giri. Un buon propulsore, in definitiva, le cui caratteristiche positive, sono esaltate soprattutto dalla leggerezza del corpo vettura. La Speedster corre fino a 217 Km/h, ma il suo forte non è certo la velocità pura, mentre l’accelerazione, di tutto rispetto, consente di arrivare 100 Km/h in soli 5.9 secondi.

COME UN PROIETTILE

La fruibilità e la progressione del valido 2.2 Opel, insomma, non finisce mai di stupire. Si può camminare a 1000 giri in 5° velocità senza il minimo sussulto, ma quando si spinge il pedale a fondo la Speedster schizza via come un proiettile, riuscendo ad impressionare anche il più navigato dei piloti. I consumi, infine, sono ridotti e le emissioni rispettano gli standard Euro 4. Una vera rarità per un’auto destinata alle elevate prestazioni.

Valerio Monaco


12 marzo 2001

Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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