Prova su strada
Hyundai  Trajet

Hyundai  Trajet

È arrivata in punta di piedi la prima MPV di taglia XL della Casa coreana. Linea pulita, tanto spazio per sette e una dotazione azzeccata con prezzi accattivanti. Ma con il cuore di due litri a benzina si è accontentata di risultati onesti nelle vendite. Ora non più: il debutto dell’attesissimo motore turbodiesel le fa alzare la testa e la sfida riparte, senza timori, anche nei confronti delle rivali più gettonate.

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LA NOVITÀ

Si scrive Trajet, ma si pronuncia Trajét e nasce subito spontanea una domanda: perché mai battezzare una coreana con un nome francese? Semplice, perché nella lingua d’oltralpe la parola Trajét significa percorso, cammino ed è proprio con questo nome che l’ultima creatura di casa Hyundai ha deciso di muovere i suoi primi passi nel mondo dei monovolume di grandi dimensioni.

FULL SIZE

E di francese, la coreana non ha soltanto il nome, ma un po’ di grandeur è rimasta anche nelle misure: sette posti veri, una lunghezza di 4,70m, una larghezza di 1,84m, un’altezza di 1,76m e un trasformismo interno degno di Houdini. Completano la dote, una motorizzazione benzina 2.0 da 136 cv, una turbodiesel di pari cilindrata con 112 cv, e un prezzo piacevolmente minimalista: si parte dai 39.900.000 per la versione 2.0 GL Comfort e si arriva a 51.500.000 per l’ ambiziosa 2.0 CRDi GLS Premium.

STILE SOBRIO

Le premesse per lanciarsi alla conquista delle autostrade italiane, ora ci sono tutte e la coreana è pronta per confrontarsi con le sorelle di tutta Europa, ma davvero la Trajet non tradisce le aspettative e soprattutto, che faccia ha? Nonostante la taglia extra-large, le dimensioni esterne sono ben camuffate sotto una carrozzeria che mantiene i giusti equilibri e non appesantisce troppo l’immagine della coreana.

TOCCHI CROMATI

Il frontale è impreziosito da una calandra cromata, sfoggia i paraurti in tinta con la carrozzeria ed è percorso da una profonda rastrematura con fari a doppia parabola che contribuiscono a rafforzare il carattere della Trajet. I fendinebbia integrati nel fascione, rettangolari sulla benzina e rotondi sulla turbodiesel (per fare spazio alla presa d’aria dell’intercooler) e la grande bocca inferiore completano gli interventi di maquillage e il risultato si traduce in un gradevole mix tra eleganza a tutto comfort e velleità più sportive.

PARABREZZA INCLINATO

Anche il parabrezza fortemente inclinato contribuisce ad eliminare del tutto l’effetto furgone e migliora la silhouette della coreana che solo nella vista laterale la Trajet rivela le sue dimensioni. Tutte le versioni sono impreziosite dalle barre portatutto che slanciano maggiormente la parte posteriore, mentre la reginetta di gamma sfoggia anche i cerchi in lega, un seducente set di vetri atermici oscurati e una discutibile parure di cromature per maniglie e profili laterali.

CAPACE DI TUTTO

Più anonima, invece, la parte posteriore che rimane un po’ troppo squadrata e guadagna in personalità soltanto grazie all’ampio lunotto dalle forme arrotondate, ma ottiene la sufficienza grazie all’apertura a filo con il paraurti e a una facilità di accesso degna di un portacontainer. Certo, con la terza fila di sedili montata, le possibilità di stivaggio sono piuttosto limitate, ma togliendo gli ultimi due sedili (e lasciandoli a casa), si guadagna lo spazio sufficiente per una trasferta con famiglia e masserizie.

VOGLIAMO ESAGERARE?

Via anche la seconda fila di sedili e l’interno si trasforma in un vero e proprio attico (da 523 a 3237 litri). E non è tutto, perché giocare con gli interni della Trajet è un po’ come giocare con il Lego e l’unico limite alle combinazioni possibili diventa la fantasia: tutti i sedili hanno una seduta individuale con schienale regolabile, sono asportabili singolarmente (pesano però la bellezza di 22Kg l’uno), i posti centrali si trasformano in tavolino, tutte le manovre si compiono senza dover smontare i poggiatesta e la configurazione con due soli sedili posteriori separati tra loro è degna di una limousine.

COMODA PER SETTE

O quasi. Come se non bastasse, le versioni GLS sfoggiano anche il sedile guida regolabile in altezza con supporto lombare, il bracciolo laterale e la possibilità di ruotare le sedute di 180°. A questo punto, non resta che accomodarsi a bordo: le operazioni di imbarco sono facilitate dalle ampie portiere (niente porte scorrevoli), lo spazio a disposizione per le gambe è sufficiente per tutti e solo gli occupanti dell’ultima fila sono costretti a qualche contorsione. L’abbondanza di tasche e vani portaoggetti consente di stivare tutto in maniera ordinata, i portabottiglie fanno la loro comparsa un po’ ovunque e le prese da 12 V sono ben tre.

TRE ALLESTIMENTI

La coreana debutta in tre diverse configurazioni battezzate GL Comfort, GLS Plus e GLS Premium, tutte ben equipaggiate e con la sola vernice metallizzata come optional. L’elenco delle dotazioni della versione Comfort prevede il servosterzo, il volante regolabile in altezza, il doppio airbag, l’ABS+EBD, il climatizzatore manuale, i fendinebbia e l’antifurto. Concedendosi qualche cosa in ‘Plus’ si aggiungono il climatizzatore manuale anche posteriore e i sedili anteriori ruotabili di 180°, mentre la lussuosa Premium sfoggia il clima automatico con controllo della qualità dell’aria, i sedili in pelle, i cerchi in lega e i vetri oscurati.

 

AL VOLANTE Una volta a bordo, trovare la giusta posizione di guida non è difficile: il volante regolabile in altezza e il sedile modellabile come una easy-chair soddisfano ogni desiderio e la visibilità anteriore non crea problemi, ma l’abbondanza di poggiatesta limita parecchio la panoramica posteriore e la percezione degli ingombri richiede un po’ di pratica con gli specchietti laterali. La plancia è essenziale, i comandi sono tutti posizionati correttamente e solo il display del climatizzatore risulta un po’ sottodimensionato e non consente una lettura immediata.

SERVO MUTO

Un’altra cosa che si nota immediatamente è la mancanza dell’autoradio (optional su tutte le versioni), ma forse è un bene perché in questo modo si possono apprezzare le buone qualità dei due quattro cilindri made in Hyundai. Silenzioso al minimo, il benzina non alza la voce neppure quando gli si tira il collo in autostrada, non vibra e si comporta sempre educatamente. Lo stesso vale per il turbodiesel con tecnologia common rail, costruito sì in Corea, ma progettato dall’esperta Detroit Diesel e dotato della raffinata pompa Bosch.

2.0 16V

Certo, gli oltre 1800Kg della coreana si sentono tutti e i 136 cv lavorano sodo per dare alla Trajet la necessaria agilità, ma se non si hanno ambizioni corsaiole ci si muove con sufficiente disinvoltura in tutte le situazioni. Nel classico 0-100 km/h, il cronometro si ferma a 13,1 secondi, ma l’allungo è buono e si vola oltre i 160 km/h senza troppa difficoltà. Anche insistendo con l’acceleratore la rumorosità meccanica rimane sempre molto contenuta, mentre quella aerodinamica non diventa mai fastidiosa. Nelle riprese, il peso considerevole e la coppia motrice di 187 Nm a 4600 giri costringono a intervenire di frequente sul cambio.

2.0 CRDi

Anche il motore turbodiesel, seppur in silenzio, fatica un po’ a far correre a briglie sciolte la minivan asiatica. Tuttavia, la buona disponibilità di coppia sin dai bassi regimi (il picco massimo è di 255 Nm di coppia a 2000 giri) insieme ai 112 cv consente di far raggiungere alla Trajet dopo un buon lancio i 170 all’ora di velocità massima e di toccare i 100 all’ora partendo da fermi in 14,2 secondi, solo un secondo in più della benzina. Numeri a posto dunque, soprattutto alla voce consumi (in media 13,8 chilometri/litro), per la turbodiesel destinata a raccogliere, secondo le stime di Casa, oltre il 90 per cento delle preferenze dei clienti Trajet.

BUONI I FRENI

che consentono di tenere sempre sotto controllo l’eventuale esuberanza della coreana e sufficiente la votazione per quanto riguarda il cambio. Gli innesti rimangono ancora un po’ gommosi, ma la manovrabilità non sembra risentirne e la scelta dei rapporti asseconda bene il carattere da viaggiatrice autostradale della Trajet. E l’assetto? Morbido quanto basta per far stare tutti comodi e stabile a sufficienza per non far venire il mal di mare a chi dovesse occupare l’ultima fila di sedili. Nella guida più sportiva, la Trajet mostra i suoi limiti dovuti al peso e agli ingombri esterni, ma il comportamento rimane sempre prevedibile e, se si ha fretta, si può tranquillamente abbandonare l’andatura tipo gita turistica per sfoggiare un po’ più di grinta.

Cristiano Inverni


ultimo aggiornamento
11 aprile 2001

TAGS: trajet hyundai

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