Prova su strada

Hyundai Santa Fe


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

Look alla moda, comfort proverbiale, cuori energici e prezzi accattivanti. Ecco la ricetta che dà vita alla prima Sport Utility della Casa coreana, pronta a sfidare le più agguerrite concorrenti puntando su un menù davvero ghiotto. Da usare anche tutti i giorni in città la turbodiesel Plus. Da sfoggiare con orgoglio in passerella, nel weekend a St Moritz, la 2.7 V6 Premium.

LA NOVITÀ

Provate a immaginare un'équipe di designer alle prese con la realizzazione dell'abito di una Sport Utility, ispirata dal clima temperato e dalla brezza oceanica della California. Aggiungete una squadra di motori muscolosi, diesel compreso (anch'esso nato sotto la bandiera a stelle e strisce), il marchio Hyundai, da tempo sinonimo di prezzi accattivanti, e shakerate il tutto: il cocktail perfettamente riuscito è la Santa Fe, la prima SUV della Casa coreana che si prepara a fare breccia nel cuore anche del pubblico italiano (600 ordini già raccolti, al buio...) puntando su una ricetta di grande interesse.

GRAZIOSA È MEGLIO

Che sia più facile vendere auto belle piuttosto che bruttine o così così, alla Hyundai se ne sono accorti con la Coupé. Da quando la sportiva di Casa ha scelto il look da regina del sabato sera, con qualche ispirazione presa qua e là (Toyota Celica penultima serie?), le vendite hanno subito un effetto turbina. Perché allora non provarci con la SUV, soprattutto considerato che il segmento oggi tira parecchio? E per essere sexy con ogni abito, la Hyundai ha selezionato 16 colori metallizzati, uno meglio dell'altro (mattone e sabbia quelli da preferire).

CALIFORNIA DREAMING

Il risultato prodotto dal Centro Stile californiano è buono davvero. Certo, la Santa Fe non è bella da far girar la testa, ma qualche sguardo compiaciuto lo accalappia senza fatica anche a spasso in città. Soprattutto grazie alle curve sinuose e al fisico importante: non troppo small per le highway d'oltreoceano, non troppo large per le viuzze del centro storico delle metropoli del Vecchio Continente (450 cm di lunghezza, 185 in larghezza e 173 in altezza).

QUALITÀ PALPABILE

I passi in avanti compiuti dalla Casa coreana si notano anche sottoponendo la Santa Fe a un esame più approfondito della qualità generale. La plancia è ben disegnata e composta da plastiche che non hanno nulla da invidiare a tante concorrenti. In aggiunta, si nota uno sforzo per proporre diverse soluzioni che non nascondano un pizzico di originalità: un esempio è dato dal grazioso mobiletto sulla plafoniera che include l'orologio digitale, il vano portaocchiali e due spot di lettura in stile aeroplano jumbo. I vari pulsantini disseminati qua e là, tuttavia, non sono tutti illuminati di notte: e, allora, per regolare lo specchietto e sbloccare la chiusura centralizzata al buio ci vuole o un'ottima memoria o la bacchetta magica.

PORTAOGGETTI A GO GO

Originali anche l'ampio tunnel centrale con un vano portaoggetti di dimensioni importanti, il cui coperchio funge da poggiabraccia, il portabottiglie annesso e il comando della regolazione dell'assetto dei fari. Più tradizionale l'aspetto della consolle centrale. Ottima la cura prestata nella disposizione di vani e nicchie portaoggetti. Salendo a bordo con le mani piene (chiavi, telefonino, caramelle, sigarette e via dicendo) ogni cosa trova il suo posto.

UNA WAGON CON GLI ARTIGLI

Se l'anima ricercata da chi è a caccia di questa Sport Utility è quella della station wagon alta e con le ruote artigliate per sentirsi sicuri nel traffico di tutti i giorni e non avere timori quando capita di viaggiare sui terreni imbiancati, la Santa Fe risponde perfettamente alle esigenze. L'interno è comodo e ospitale anche per una famiglia al gran completo. Due adulti o tre ragazzi seduti dietro stanno spaparanzati; il bagagliaio, inoltre, è una vera piazza d'armi: da 850 a 2100 ripiegando lo schienale.

DOPPIO PORTELLONE

Nel caso si abbia necessità di caricare oggetti poco ingombranti (borsoni e cartoni dell'acqua) è sufficiente aprire il lunotto in cristallo separatamente dal portellone. Basta fare attenzione alla luce del terzo stop, lì in bella vista tanto che potrebbe essere facile scardinarla durante le operazioni di carico. Una dimostrazione di qualità proviene invece dal braccio del tergilunotto che, in posizione di riposo, si "parcheggia" su un fermo qualche centimetro più in basso del vetro, per non interferire con la sua apertura.

PLUS O PREMIUM...

Doppia scelta, doppio gusto. La gamma della Santa Fe si sdoppia e si propone di conquistare due differenti tipologie di clienti: la GL Plus è per chi è giovane se non altro nello spirito e ha stoffe briose, i fascioni in tinta con la carrozzeria e una dotazione di serie abbastanza estesa. Non mancano ABS con EBD, due airbag, climatizzatore manuale, vetri posteriori scuriti e cerchi in lega. Sulla più sciccosa GL Premium sono compresi anche la verniciatura bicolore, il climatizzatore automatico, la radio con il lettore di cd e i sedili rivestiti parzialmente in pelle, ma la concia non è delle più raffinate.

...AL GIUSTO PREZZO

Comunque si scelga, la Santa Fe ha prezzi competitivi, ma non certo da svendita dei grandi magazzini. Per racchiudere nel box la SUV coreana sono necessari infatti da 44 milioni 500 mila lire (2.4 16V Plus) a 54 milioni 500 mila lire (2.7 V6 e 2.0 CRDi Premium). Cifre abbastanza golose in rapporto a quelle delle concorrenti dirette. Due esempi su tutti: la più compatta, anche se modaiola, Toyota Rav 4 costa da 46 milioni e mezzo a 52 milioni 800 mila lire con il motore due litri a benzina. La best seller d'oltremanica Freelander, invece, da 47 milioni 850 mila lire (1.8 SW) a circa 60 milioni (2.5 V6 automatica).

AL VOLANTE

Alla gradevole sensazione che appaga l'occhio che si appoggia per la prima volta sulle morbide forme della Santa Fe, si unisce un'altrettanto piacevole sensazione che coglie schi si siede al posto di guida. L'impressione è quella di governare un vascello di dimensioni ben più importanti di quelle che sono in realtà, ma i più alti recrimineranno una posizione piuttosto alta della seduta, tanto da creare almeno d'impatto la sensazione di dover guidare a testa ricurva.

REGINA SU STRADA

Qualsiasi sia il motore sotto il cofano della Santa Fe la guidabilità è buona, così come il comfort di bordo è di livello superiore. Niente male per una coreana. Su strada il comportamento è sincero, con una leggera tendenza ad allargare le curve con il muso, prontamente contrastabile alleggerendo la pressione sul pedale del gas. Lo sterzo è veloce e preciso; così come la frenata è pronta ed equilibrata, anche se sensibile alle sollecitazioni prolungate, mettendo in mostra qualche segno di affaticamento.

NON DISDEGNA L'OFF-ROAD (LIGHT)

Non solo grossa station wagon con la trazione integrale: la Santa Fe nella sua sfida guarda anche alle Sport Utility più automobilistiche (Subaru Forester) e non disdegna di mettere i piedi fuori asfalto, per far valere un carattere da vera 4x4. Sia chiaro, niente a che vedere con le più audaci Land Rover Defender o Toyota Land Cruiser, ma grazie alla trazione integrale permanente con giusto viscoso (che ripartisce la motricità al 60% davanti e al 40% al retrotreno) al differenziale autobloccante posteriore, all'altezza da terra di 21 cm, agli sbalzi contenuti e a dignitosi angoli di attacco (28°) e uscita (26°) la Santa Fe non si spaventa di certo di fronte a un dosso non troppo impegnativo. Basta non esagerare: mancano infatti sia i rapporti ridotti sia gli aiutini elettronici tanto in voga ultimamente.

2.7 V6

È il motore giusto sotto il cofano di questa 4x4. Con i sei cilindri a V sotto il cofano e il cambio automatico a 4 rapporti c'è davvero di che divertirsi. Pronto ai bassi regimi (grazie ai 173 cv/127 kW e alla coppia di 252 Nm a 4000 giri), allunga bene fino a fondo scala del contagiri e sa divertire chi guida. A tavoletta la Santa Fe 2.7 raggiunge i 182 km/h di velocità di punta, mentre per lo scatto da 0 a 100 km/h occorrono 11,6 secondi. Con la sola nota dolente dei consumi: in media un litro di verde ogni 8,8 km.

2.0 CRDi

Il primo turbodiesel common rail di casa Hyundai nasce con i fiocchi. Ma il trucco è presto svelato: il motore è assemblato in Corea, ma con componenti che arrivano dalla Detroit Diesel americana (è la stessa azienda che motorizza le Chrysler Voyager) e con il sistema di iniezione marchiato Bosch. Basta questo per capire come sia stato possibile realizzare un tale capolavoro: che si tratta di un diesel si capisce solo a freddo con i vetri abbassati e l'agilità è notevole a tutti i regimi: niente male per un due litri da 112 cv/82 kW e 255 Nm di coppia a 2000 giri. Tanto che le prestazioni (166 km/h di velocità massima e 14,9 secondi per passare da 0 a 100 all'ora) non fanno pensare di essere al volante di una 4x4 a gasolio. Le percorrenze invece sì (in media 10,5 km/l).

David Giudici

2 aprile 2001
Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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