Prova su strada

Hyundai H-1


Avatar Redazionale , il 01/08/01

20 anni fa -

A colpo d'occhio, guardando la nuova Hyundai è evidente che deriva da un furgone. Un difetto? Non necessariamente: ne conseguono infatti un'abitabilità e una facilità d'accesso a prova di obeso. La Hyundai H-1 non ha nulla da temere nei confronti della concorrenza in termini di rapporto qualità prezzo. Compresi nel prezzo per tutte le versioni sono anche i tre anni di garanzia.

LA NOVITA' L'ampia griglia posta al centro del paraurti simile a una grossa bocca che sorride (anche se in modo un poco sgraziato) tenta di sdrammatizzare l'effetto furgone, affiancata da due proiettori fendinebbia di forma circolare. Sopra, a mo' di occhi, soggiornano beatamente i fari trapezoidali con parabola a superficie complessa che si uniscono idealmente con la piccola calandra che riporta il logo cromato.Il profilo dell'H-1 risente dei canoni tipicamente orientali, cioè poco originali: l'unico elemento di interruzione è una nervatura che corre longitudinalmente sulla fiancata, purtroppo non sufficiente ad alleggerire comunque l'aspetto massiccio. Il taglio netto dal portellone posteriore, segna lo stile della coda e permette un'accessibilità al vano bagagli di tutto rispetto.

TUTTOSPAZIO Sette persone trovano spazio sufficiente per godere in tutta tranquillità del comfort offerto ma per salire sono costretti a utilizzare l'unica via di accesso disponibile, il portellone scorrevole posto sul lato destro. E' sufficientemente ampio per raggiungere senza difficoltà anche l'ultima fila, ma sarebbe meglio (anche per sicurezza in caso di incidente) poter avere accesso anche dal lato sinistro. I sedili posteriori sono molto confortevoli: la seduta sostiene bene e lo schienale offre una buona superficie d'appoggio. Per trasformare l'H-1 in un salotto viaggiante, i sedili della fila centrale possono ruotare completamente su loro stessi di 180 gradi consentendo a chi li occupa di dialogare con l'ultima fila. Viaggiando in sette, lo spazio per i bagagli è abbastanza limitato e, per ottenere un vano bagagli di dimensioni notevoli (è o non è un furgone?) è sufficiente ripiegare i sedili dell'ultima fila e posizionarli ai lati dell'abitacolo. L'operazione è veloce e piuttosto facile, poiché il meccanismo di chiusura è subito a portata di mano, ma si dispone così di quattro soli posti.

DUE VERSIONI. La versione SVX Comfort offre di serie doppio airbag frontale, chiusura centralizzata e antifurto immobilizer, vetri e specchi retrovisori a comando elettrico ma, soprattutto, un doppio impianto di aria condizionata efficace anche per l'ultima fila di sedili.
La versione HSV Max è fornita di una dotazione più completa con ABS, cerchi in lega e pneumatici di maggiori dimensioni, antifurto con telecomando, specchi retrovisori riscaldabili e spoiler posteriore.

AL VOLANTE Facile l'accesso al posto di guida, merito della maniglia inserita nel montante e di un gradino in prossimità della pedana poggiapiedi: la posizione di guida è chiaramente di assoluto domino, la visuale è ottima grazie all'ottima luminosità offerta dall'ampio parabrezza anteriore che prosegue la linea del cofano motore. Al timone dell'H-1 tutti i comandi di navigazione sono sempre a portata di mano, ma la consolle centrale accusa però una linea datata, con pulsanti sovradimensionati alle reali necessità. Discutibile è anche l'adozione del bracciolo per il guidatore, inutilizzabile nel traffico poiché rende impossibile agguantare in sicurezza la leva del cambio.

ANDAMENTO LENTO Il propulsore a gasolio del H-1 ha un'architettura tradizionale, un 4 cilindri da 2.476cc, che va incontro alle preferenze degli utenti delle monovolume: circa il 70% dei clienti compra diesel, più parco nei consumi e più affidabile. L'unico vero neo del motore è la potenza ridotta: nonostante il turbocompressore e gli 81 cavalli a disposizione a 3.100 giri, a compromettere inequivocabilmente le prestazioni è la massa che supera le due tonnellate e mezzo. Peso che costringe l'aghetto del tachimetro appena sopra la tacca dei 140, fino a 145 Km/h. Malgrado l'immane sforzo che deve sopportare, il motore non lancia comunque urla strazianti e la rumorosità all'interno dell'abitacolo si mantiene sempre su livelli tali da garantire viaggi rilassanti. Se la velocità massima è ridotta, anche lo spunto in partenza non è certo dei migliori: anche se il generoso motorino produce 210 Nm di coppia massima a 2.000 giri, spostare la Potemkin coreana non è certo impresa da poco. Nel traffico si apprezza, invece, la facilità con cui si valutano gli ingombri e il ridotto raggio di sterzata che consente manovre agili malgrado le dimensioni (4,69 x 1,82 metri).

di Marco Selvetti
26 agosto 1998


Pubblicato da Redazione, 01/08/2001
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