Autore:
Luca Cereda

GIRO LUNGO Mi dicono che la nuova Citroen C4 Cactus punti tutto sul comfort: e voglio proprio vedere. Vedere come se la cava a supportare una vacanza itinerante in famiglia, la prima con un bebé a bordo. Carica come un furgone da trasloco per fagocitare valige, zainetti, seggiolini e passeggini. Condannata a digerire strade di ogni tipo nel lungo itinerario vacanziero, che la porterà a attraversare il Friuli, poi la Dalmazia, quindi la Croazia prima di far ritorno a Milano.

MENO BOLLE Mi dicono anche che, alla nuova C4 Cactus, hanno tolto qualche spina. Ad esempio gli Airbump – gli inserti in plastica con bolle d'aria sulle portiere per proteggerle dagli urti - ora sono più piccoli, un po' come sulla C3. Per un impatto meno “o con me o contro di me” e un look più maturo, fondamentale per essere competitiva sul mercato se le tue rivali si chiamano Opel Astra, Ford Focus, Renault Mégane. Penso che tutti gli elementi stilistici dell'ultimo restyling della Cactus, compresi mascherina e gruppi ottici nuovi, abbiano colpito nel segno, migliorandola.

GLI INTERNI Dentro, invece, cambia molto meno. Fedele alla sua filosofia minimal chic, la Cactus ripropone un cassetto portaoggetti a mo' di bauletto e richiami vari al mondo della valigeria, vedi le maniglie delle portiere. Dettagli quasi ricercati, alternati a rivestimenti curati e così come a plastiche obiettivamente dure. Niente di nuovo, al pari del clima a comando tattile (si regola dal touch screen da 7'') e di alcune mancanze, come la classica maniglia della suocera. In compenso, i sedili Advanced Comfort danno sin da subito l'idea di sostenermi più che in passato: e questo, dovendo percorrere almeno 1500 km, evidentemente mi consola.

FACILI INCASTRI Prestanti ma non voluminosi, i sedili. E anche questo è un bene. Per far stare nella Cactus tutto il necessaire della vacanza, seggiolino compreso, devo infatti sfruttare ogni minimo pertugio, cappelliera, tasche e pozzetti compresi, nonché tutta la flessibilità degli interni. Il bagagliaio, da solo, non basta ma aiuta: i suoi 358 litri, non pochi per un'auto che non arriva ai 4 metri e 20, si sfruttano molto bene grazie a geometrie furbe.

OVATTATA Superata la prova del Tetris con le valige, si passa alla guida. Difficile che un restyling faccia la differenza, ma la nuova C4 Cactus è la classica eccezione che conferma la regola. E' più silenziosa di prima: con vetri più spessi e qualche grammo in più di fonoassorbente, chiacchierare a 130 km/h costanti è più semplice e piacevole. A fare la differenza, però, sono le nuove sospensioni con smorzatori idraulici, sempre più protagoniste man mano che mi allontano dalle grandi arterie.

EFFETTO CUSCINO Sia chiaro: niente di paragonabile alle sospensioni idropneumatiche delle Citroen del passato, né a quello che una berlina di lusso può offrire a fronte di un'ingente spesa extra. Semplicemente una finezza, un accorgimento che, però, è sufficiente per allungare un filo l'escursione, restituendoci risposte più morbide sul rotto e una guida più rotonda quando le sospensioni sono chiamate ad affondare. L'effetto è quasi rilassante e, soprattutto, è di serie.

MANIERE DOLCI Chilometro dopo chilometro, la Cactus mi convince della sua raggiunta maturità, che non è solo stilistica. L'ultimo aggiornamento l'ha resa un'auto meglio attrezzata per i lunghi trasferimenti e più confortevole in tutti i contesti di guida. Impegnarla tra le curve non ha senso: sterzo e assetto non sono rigorosi quanto quelli di altre concorrenti, nate per avere evoluzioni in chiave sportiva. La Cactus asseconda bene il passo del turista e traiettorie pennellate.

IL MOTORE Con percorrenze a quattro cifre nel mirino, fortunatamente ho pescato il jolly sotto il cofano. Senza costringermi all'economy run e senza deficit di spinta, nemmeno viaggiando con l'auto bella carica, grazie a una buona coppia (250 Nm a 1750 giri/min) e a un'erogazione piena sin dal basso, il 1.6 diesel da 100 cv abbinato al cambio manuale a sei rapporti mi consente una media di quasi 19 km/litro. Lo leggo nello schermino del computer di bordo, e sorrido. Magra consolazione mentre, pian piano, su questa prova, e quindi sulla vacanza, scorrono i titoli di coda.  


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