Autore:
Michele Losito

24 ORE DA RECORD Presentato lo scorso marzo durante un evento che ha il sapore dell'unicità, ecco come va il pneumatico Sport Touring Pirelli. Sul circuito di Nardò, infatti, il costruttore milanese ha deciso di mettere alla prova il proprio prodotto in un test veramente impegnativo: il tentativo di stabilire alcuni record di velocità sulla distanza delle 24 ore. Le moto scelte sono state la Kawasaki GTR 1400 e la Suzuki Hayabusa e l'obbiettivo era quello di battere il record sostituendo il pneumatico posteriore solo sulla Kawasaki (svantaggiata dal peso e dall'aerodinamica). Esisteva modo migliore per dimostrare le capacità di questo nuovo prodotto in termini di durata a fronte di prestazioni elevate?

SENSAZIONI E DATI CERTI A contorno di questo evento, che aveva come protagonisti alcuni piloti professionisti e gli uomini Pirelli del R&D e della Sperimentazione, un folto gruppo di giornalisti ha avuto il compito di provare su strada questa nuova gomma su un percorso di oltre 200 km, immerso fra le bellezze mozzafiato della costa pugliese. Da una parte la prestazione assoluta, dall'altra il variegato mondo delle sensazioni e delle impressioni di guida. Non capita così spesso di poter mettere alla frusta un pneumatico in situazioni così varie e impegnative...


SALTO GENERAZIONALE
Il nuovo prodotto Pirelli si chiama Angel ST e all'interno della gamma del Costruttore italiano sostituisce il Diablo Strada. Il cambio radicale nel nome rappresenta bene il salto generazionale fatto da questo pneumatico in confronto al suo predecessore e pone un altro importante tassello nella riorganizzazione dell'offerta Pirelli, che ora si basa su tre grandi famiglie: le Diablo per i super sportivi, le Scorpion per gli amanti del fuoristrada e queste nuove Angel ST, per chi fa della moto un uso quotidiano e in ogni condizione atmosferica.

MERCATO IN ESPANSIONE La sigla "ST" nel nome identifica quindi un prodotto Sport Touring, decisamente importante per Pirelli che deriva il suo successo dal mondo delle corse piuttosto che da quello dei viaggiatori (ancorché sportivi) di lungo corso. La sfida era proprio quella, quindi, di calare il DNA sportivo Pirelli in un pneumatico dedicato alla guida stradale, un settore in continua crescita e sempre più affollato di proposte di tutte le Case motociclistiche. Un settore che da cinque anni cresce a due cifre percentuali (e più che doppie rispetto al mercato complessivo) e che rappresenta ormai il 20% del mercato moto nel suo complesso

FIGLIO DELL'EVOLUZIONE D'altra parte, l'età media del motociclista sta crescendo e, in conseguenza di ciò, sta cambiando l'approccio alle moto. La tendenza è quella di far sempre più spesso uso di moto eclettiche e non radicalmente sportive. Moto nude, carenate o turistiche, ma comunque utilizzabili tutti i giorni. A questa tendenza si somma però anche un'esigenza tecnica, dato che le suddette moto ormai offrono prestazioni - in termini di velocità e accelerazione, ma anche di guidabilità - impensabili per mezzi definiti sport Touring solo qualche anno fa.


ANGELO CUSTODE
Un bel rompicapo per i tecnici Pirelli, che sono partiti praticamente da un foglio bianco. Il nome Angel sottolinea la capacità di questo pneumatico di essere affidabile ed efficace, sia in termini di resa sul bagnato, sia in termini di durata chilometrica. In termini puramente di comunicazione, inoltre, l'angelo contraddistingue anche il disegno del battistrada di questo pneumatico, anche se la forma stilizzata di questa figura celeste è destinata a scomparire dopo i primi 1000 chilometri (circa) di percorrenza. A quel punto il disegno mostrerà un diavolo, a rappresentare la parte sportiva della sua anima.

SLICK AL CENTRO
Dal punto di vista tecnico, invece, il disegno degli intagli nasce dall'utilizzo della tecnologia brevettata Pirelli ICS (Ideal Contour Shaping) che prevede un angolo di inclinazione - e una profondità - degli intagli sul battistrada di tipo variabile. Questa forma massimizza il chilometraggio e mantiene costanti il flusso e la dispersione dell'acqua a terra anche quando il pneumatico è molto usurato. La fascia centrale piena del battistrada posteriore offre, poi, nel contempo grande trazione e resistenza all'usura.

C'E' ANCHE A DUE TELE La carcassa dell'Angel ST utilizza la classica (per Pirelli) cintura in acciaio avvolta a 0 gradi. In questo caso la minor fittezza del cavo permette una risposta meno rigida della carcassa a vantaggio del comfort, oltre che della riduzione di peso del pneumatico. Dovendo essere montato su moto dalla massa molto variabile (da meno di 200 chili a ben oltre i 250), la carcassa del posteriore nella misura 180/55-17" è disponibile in due varianti, una monotela e una a due tele. La maggior stabilità del pneumatico anteriore massimizza invece le prestazioni in frenata, tanto che Pirelli dichiara per il suo nuovo Angel ST la miglior prestazione della categoria nel test di frenata sul bagnato.

CONTATTO COSTANTE La costruzione scelta per questo pneumatico ottimizza anche la dimensione dell'area di contatto con l'asfalto e la sua uniformità in base alla velocità e all'angolo di piega, mentre le nuove mescole utilizzate tendono a bilanciare nel migliore dei modi la tenuta sul bagnato, il chilometraggio e la velocità di riscaldamento. Il nerofumo e la silice, entrambi di nuova generazione, utilizzati all'interno della mescola dell'Angel ST permettono inoltre di avere una grande adattabilità del battistrada al terreno, massimizzando la sensazione di grip e - ancora una volta - il tempo così detto di warm up.


PRECISO E CONFORTEVOLE
Alla guida però, il tempo di riscaldamento è forse la caratteristica meno evidente del nuovo Angel ST, che mette invece in mostra una grande maneggevolezza e, soprattutto, una notevole precisione di guida sul misto. Questa caratteristica è riscontrabile soprattutto nel caso della moto di grossa cilindrata e peso maggiore (come la Yamaha FJR 1300 o la BMW K1300 GT), mentre nel caso di moto più leggere la sensazione di poter mettere la ruota anteriore sempre dove si desidera è leggermente più velata. Notevole il comfort offerto sulle disastrate strade pugliesi, così come la stabilità a velocità elevata.


6 RECORD PER LA GTR
E i tentativi di record? Sono andati benissimo, o quasi, ma solo perché una delle due moto in corsa, la Kawasaki GTR 1400, ha avuto un problema tecnico che l'ha fermata alla dodicesima ora, non prima, tuttavia, di aver stabilito ben 6 nuovi record di categoria: quello sulle 12 ore (alla media di 208,573 km/h), quello sui 10 km (240,021), quello sui 100 km (229,551), quello sui 1.000 km (221,123), quello sull'ora (222,752) e quello sulle 6 ore (220,041).

IL FATTORE UMANO Come ogni impresa che si rispetti, inoltre, non è mancato un momento di pathos, quando alle due di notte il tecnico Pirelli Michele Corallini si è trovato a dover spingere la GTR ferma per una rottura (e che pesa quasi 300 chili con il pieno...) a piedi per quasi 7 chilometri, perché altrimenti la moto sarebbe stata squalificata. Solo grazie al supporto dei medici al seguito e al tifo di tutti i presenti, questo eroe per caso è riuscito a tagliare il traguardo e a mettere il suo nome su un'impresa che avrebbe potuto finire male a causa di una rottura improvvisa.


OROLOGIO GIAPPONESE
Chi non ha avuto alcun problema è stata invece la Suzuki Hayabusa, che ha viaggiato come un orologio per tutte e 24 le ore, sempre con lo stesso pneumatico posteriore. Questo ha resistito a uno sforzo incredibile, perché a oltre i 200 orari la moto è come se viaggiasse costantemente in cabrata, caricando la maggior parte del suo peso proprio sul retrotreno. Alla fine delle 24 ore, quindi, la gomma ha sopportato di girare per 5.137,784 km alla media record di 213,961 km/h: ha finito praticamente sulle tele, ma ce lìha fatta!


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