Autore:
Stefano Cordara

SORPRESE

Non troverete foto del nostro day by day sulla Honda Hornet grigio mat, ma solo foto di repertorio. Questo non perché ci sia presa la malavoglia all’improvviso, ma perché il solito ignoto ha pensato bene di aggirare lucchettone, bloccasterzo e immobilizer per farcela sparire una fredda sera di dicembre (ciao ignoto, se sei un nostro lettore, sappi che ti auguriamo tutto il male possibile). Peccato, perché nonostante il freddo ci stavamo prendendo gusto a scorrazzare con la Hornettina.

BEST SELLER

La nuova versione 2003, ha ulteriormente enfatizzato quelle che sono le caratteristiche di questa naked-sportivo-turistica che definire di successo pare quantomeno riduttivo. Un vero e proprio fenomeno italiano, che non accenna a diminuire, almeno fintantoché non arriverà qualcuno a darle fastidio (e ci stanno provando in tanti). A guardarla non si direbbe tanto rinnovata, eppure basta metterla accanto ad una precedente (a Milano non ci vuol molto a trovarne una) perché la "vecchia" Hornet appaia ancora più vecchia.

ANNO NUOVO, CODA NUOVA

Tutto lì, in quel codino rastremato, in quel silenziatore a fetta di salame, tutto lì l’appeal della Hornet 2003 che per il resto (faro a parte) ripropone alla perfezione gli stilemi arrivati con la prima Hornet. Ebbene a volte riesce difficile comprendere i perché di un successo, capire quello della Hornet è invece facilissimo. Estetica a parte, basta saltarci in sella.

DOUBLE FACE

È semplice, facile, leggera (solo 178 kg), con un motore che sa essere rabbioso quando si vogliono vedere tutti i 13.000 giri, ma docilissimo quando si vuole andare piano. In questo caso, il comportamento mogio ai bassi regimi tipico delle quattro cilindri sportive, ha nella Honda 600 il suo perché. Anche chi ha poca esperienza non si trova in difficoltà.

ON-OFF

A dire il vero la "nostra" Hornet (con all’attivo oltre 10.000 km) ha manifestato anche una risposta un po’ brusca nell’apri-chiudi, che infastidiva un po’ soprattutto sull’asfalto bagnato, e un cambio un po’ più duro del previsto. Due cose che non avevo rilevato sulla Hornet provata alla presentazione.

CHI L’HA DURA…

Piccola, compatta, con la sella non troppo alta da terra, la Hornet è la classica "biciclettina" che mette a proprio agio chiunque. In città entra in concorrenza con gli scooter quanto ad agilità e anche come raggio di sterzo non è affatto male. Peccato che il comfort sia penalizzato dalla sella duretta e da sospensioni troppo sfrenate e tendenti al rimbalzo.

Meno evidente sulla forcella, quasi fastidioso l’ammortizzatore posteriore (senza leveraggi progressivi) che fa saltellare un po’ troppo la moto sul pavé. Un "difetto" che la Hornet si porta dietro anche se si vuole guidare veloci, quando incontrando le sconnessioni in velocità non è raro incappare in qualche sbacchettata al manubrio. A meno di non essere in pista, dove tutto è levigato come un biliardo, e dove la Hornet (provata a lungo durante gli Honda days) riesce ad essere quasi sorprendente per prestazioni, frenata e tenuta, limando tutto il limabile e facendo capire il perché c’è chi con questa moto ci corre.

SENZA APPIGLIO

Per il resto è una moto che va bene per fare un po’ di tutto, anche se, a meno di non volerla deturpare con cupolini più o meno orrendi, dovrete rassegnarvi a subire la spinta consistente del vento. Mentre se ci scappa il week end al mare sappiate che proprio a causa dello scarico alto (che non manca di "profumare" i vestiti del passeggero) e del codino completamente carenato, la Hornet non offre molti appigli per la rete elastica, così come il serbatoio non ha una superficie d’appoggio favorevole all’utilizzo di una borsa magnetica.

AGILE L’agilità e la facilità di guida in ogni situazione restano comunque il suo punto di forza, quello che gli ha permesso (assieme alla linea ovviamente) di conquistare un pubblico così vasto, che va dal neofita assoluto, alla ragazza, allo smanettone stanco dei semimanubri, che però come prima cosa va subito a fare una visitina all’amico delle parti speciali per sostituire almeno l’ammortizzatore.

DOTATA O DATATA?

Del resto con quello che costa la Hornet (poco) è anche lecito non attendersi troppo quanto a componentistica. Anche se, a dire il vero la Hondina, ha tutto ciò che serve (immobilizer compreso…) ed è fatta anche piuttosto bene. La dotazione di serie non le fa difetto e tutto ciò che si vede è curato e molto funzionale, anche se qualche componente mostra ormai i segni dell’età, come specchietti o blocchetti elettrici ad esempio, gli stessi montati dalle Honda di un decennio fa.

C’È ANCHE LA SPIA

Parlando di cose pratiche si apprezza lo sforzo per dare un po’ di spazio sotto la sella, che comunque resta molto risicato a causa della presenza del telaio. Mentre è anche apprezzabile la presenza della spia della riserva (che però sulla moto in nostro possesso si è bruciata) a far da spalla al classico e ormai quasi dimenticato rubinetto. Anche perché la legge di Murphy vale anche per le moto: vanno in riserva sempre quando stai sorpassando o in mezzo alla curva o quando ti devi togliere d’impaccio rapidamente.

PIÙ AUTONOMIA

Il serbatoio cresciuto di un litro (siamo a 17) e la rivista taratura dei carburatori hanno aumentato l’autonomia. Non è difficile raggiungere i 170 km con un pieno prima di andare in riserva (prima una percorrenza del genere te la sognavi).

LA SCHEDA DEL DAY BY DAY

Tempo di utilizzo: 30 giorni
Km percorsi: circa 1000 
Inconvenienti registrati: bruciatura lampadina spia riserva carburante, allentamento e distacco dello specchietto dello stelo sinistro.