Prova su strada
Mondial Piega vs Benelli Tornado

Mondial Piega
vs Benelli Tornado

Eccovi, uno contro l'altro, i cinque cilindri più esclusivi d'Italia. Mondial Piega e Benelli tornano a sfornare moto da sogno. Non solo prestazioni pure, la sfida ai mostri sacri del settore si può portare anche giocando la carta della personalità, estetica e tecnica. Due sportive "diverse" per chi non vuole confondersi nella mischia.
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Autore:
Stefano Cordara

Chi non ha un bel po’ di anni sulle spalle, faticherà a rivivere le emozioni che questi due marchi storici hanno saputo dare durante l’epoca d’oro del motociclismo italiano. Vittorie a raffica, motori raffinati. Quando l’invasione jap era ancora lungi dal venire. Benelli e Mondial invadevano i podi di tutto il mondo. Bei ricordi, che oggi per fortuna possono scrollarsi la polvere di dosso e tornare alla luce del sole, grazie soprattutto alla passione e alla cocciutaggine di due imprenditori nostrani. Dopo aver vissuto svariate vicissitudini, dopo essere praticamente scomparsi dal mercato, Benelli e Mondial sono tornati tirati a lucido, pronti a rappresentare di nuovo l’Italia nel motociclismo che conta.

STESSA TRAFILA

È fin troppo bello pensare che l’iter della rinascita sia stato quasi lo stesso. Un imprenditore decisamente appassionato, non il solito "cumenda" pieno di soldi che vede in un marchio storico solo un buon affare e nulla di più, ma un motociclista vero, che non perde occasione per lasciare grisaglia e scarpa lucida nell’armadio e di indossare una tuta di pelle per buttarsi in pista a sfidare amichevolmente i giornalisti di turno. Con questa passione dentro, Andrea Merloni prima e Roberto Ziletti poi hanno fatto rinascere Benelli e Mondial, marchi in questo momento degnamente rappresentati dalla Tornado e dalla Piega. Moto vere, pregiate, originali, che con orgoglio sfoggiano il tricolore sulla carenatura a simboleggiare un made in Italy che tutto il mondo ci invidia.

PARTI DIFFICILI Moto, dicevamo, arrivate dopo una lunga gestazione, presentazioni un po’ affrettate, attese che parevano diventate interminabili e che spesso hanno scoraggiato chi, in preda alla classica euforia da salone, le aveva prenotate senza nemmeno metterci su il sedere. Anche in questo, la trafila che ha visto nascere Tornado e Piega è stata praticamente la stessa. I tempi sono solo stati un po’ più lunghi per la tre cilindri Pesarese, dalla rinascita del marchio alla Tornado sono passati parecchi anni in cui il leone ha ruggito solo sugli scooter, ma va dato atto alla Benelli e a Merloni di aver scelto la strada più difficile. Non è certo una passeggiata farsi un motore in casa… Occorrono studi, prove e soprattutto una marea di collaudi (che Benelli ha fatto anche direttamente in gara iscrivendo una moto nella Superbike). Alla fine il tre cilindri c’è, ruggisce davvero come un leone e questo, consentitemelo, è una gran soddisfazione.

MOTORE IN PRESTITO Ziletti (che ormai però ha ceduto la Mondial ad un gruppo finanziario) ha scelto invece una via diciamo più… comoda. Ormai è risaputo il legame che unisce Mondial e Honda, e l’imprenditore bresciano ha giustamente approfittato della riconoscenza giapponese, così sulla sua Piega lavora il (per ora) V2 della VTR SP-1 debitamente rivisto dai tecnici Mondial a livello di iniezione e scarico per tirare fuori qualche HP in più del motore originale.

IL PREZZO SI AVVICINA

In redazione c’era un po’ di scetticismo sull’opportunità di fare questo confronto, scetticismo legato soprattutto alla corposa differenza di prezzo tra le due moto. Ok che sono italiane, ok che sono moto della rinascita, ok tutto, ma tra l’una e l’altra passano la bellezza di tredicimila euro! La Tornado Tre, infatti si ferma a 17.000, mentre la Piega tocca invece quota 30.000 Euro. Sarebbe meglio dire toccava, perché, quasi a voler fugare i nostri dubbi proprio mentre stavamo provando le moto è arrivata la lieta novella. Il prezzo della Piega è franato di 6.100 Euro, adesso per avere una Mondial nel garage "basta" spendere 23.900 € il che rende le due moto molto più comparabili.

PRIMA LIMITED, POI PER TUTTI

Insomma anche la Mondial (come Benelli), ha seguito la classica trafila di proporre un primo lotto moto "Limited" e poi versione una più abbordabile solo che quasi nessuno se ne è accorto. Anche perché tra la piega Limited (quella numerata) e quella attuale non c’è praticamente alcuna differenza. O meglio le differenze ci sono ma non riguardano i materiali o il peso, o ancora le soluzioni tecniche adottate che restano invariati. In realtà la Piega è una moto in continua evoluzione, i tecnici stanno continuando a svilupparla giorno dopo giorno.

PIÚ SNELLA E POTENTE La versione attuale (quella che vedete nelle foto) ha uno scarico completamente riprogettato per trovare i 140 cavalli promessi dalla cartella stampa, che a quanto pare adesso rispondono tutti all’appello. Ma in Mondial sono stati attenti anche Alle indicazioni che sono emerse dalle prime prove sulle riviste specializzate. Avere una produzione semi-artigianale può anche avere i suoi vantaggi e quindi si riescono a correggere gli errori in corsa. La carenatura toccava l’asfalto nelle pieghe più esagerate? Ora non più, rifatta nella zona inferiore, più attillata. Il serbatoio era troppo largo e poco smussato? Voilà, eccolo rifatto, più compatto e soprattutto stretto nella zona di passaggio delle gambe, sebbene a guardarlo sembri uguale al precedente. Insomma dalla parti di Arcore si stanno dando un bel daffare.

TORNADO TRE

Quanto alla Tornado, sparite tutte le Limited, tocca alla Tre fare cassetta. Qui le differenze sono più marcate (e si riassumono in circa 13 kg in più e qualche cavallino in meno 136, invece di 142). Tuttavia la tre cilindri Italiana sa farsi benvolere perché (se si esclude qualche piccolo neo negli accoppiamenti delle plastiche) è fatta davvero molto bene. Una volta smontata la Benelli mostra un grado di finitura elevato, lo si nota dalla pulizia dell’impianto elettrico, dai materiali, dalla cura del dettaglio. Insomma, non sarà "limited" ma è una moto speciale lo stesso.

GUANTO DI SFIDA E proprio su questo essere speciali si gioca la sfida di Piega e Benelli al feudo delle giapponesi. Non potendo competere con i prezzi occorre competere con l’originalità tecnica, con soluzioni innovative o che almeno fanno discutere. Da questo punto di vista una menzione di merito spetta senz’altro alla Benelli. La sua linea è davvero accattivante (personalmente mi piace molto quella rossa e nera) ha notevoli elementi di distinzione e anche tecnicamente la Benelli mostra qualcosa che non c’era, come il radiatore sotto la sella, raffreddato tramite due corpulenti condotti che pescano l’aria dalla zona frontale e le due vistose ventole ormai diventate un vero e proprio simbolo della sportiva di Pesaro. Utile? Inutile? Chissà. Certo fa discutere e tanto basta.

PIEGA SUPERLIGHT Da questo punto di vista, invece, la Piega è senz’altro più prosaica, la sua linea è più scontata, meno moderna, una sportiva classica, insomma, con qualche spigolo di troppo e una colorazione che smorza parecchio i toni sportivi. La Piega però ammalia per altro, per l’utilizzo smodato di materiali compositi e leghe leggere che la rendono una vera libellula su due ruote. Per averne conferma basta spingerla a motore spento… sembra una moto di quelle da esposizione, con il motore vuoto. Incredibile la leggerezza che i tecnici Mondial sono riusciti a dare alla Piega. Il carbonio trionfa ovunque, ma ci sono anche molti particolari ricavati dal pieno, pedane regolabili, scarico in titanio, codino monoscocca autoportante. Insomma una special di serie. Quanto a dotazioni la Benelli non delude affatto, anzi, ma per reggere il passo con i materiali speciali occorrerebbe mettere le mani su una LE, più che su una normale Tornado tre.

GAMBE COMODE La Piega è classica anche per la posizione di guida. Il nuovo serbatoio è stato rivisto proprio dove serviva, adesso la bicilindrica è davvero snella nella zona centrale (e soprattutto il serbatoio ha perso gli spigoli che davano un po’ fastidio), e intralcia meno le braccia. Tuttavia la Piega continua ad avere una posizione di guida, un po’ "d’altri tempi", allungata ad impugnare manubri molto aperti e larghi. Le pedane regolabili consentono di trovare la posizione ideale (di serie sono un po’ avanzate) ma comunque non dispiacerebbe avere un manubrio un po’ più vicino alla sella.

TORNADO MODERNO

Più moderna in questo senso la Tornado, il manubrio spiove, è largo anche qui, ma il serbatoio è più corto così che si guidi più vicini alla ruota anteriore come vogliono le ultime tendenze. E la forma particolare del serbatoio, non dà alcun disturbo quando si guida, così come i condotti del radiatore che si fanno sentire solo quando si poggiano i piedi a terra costringendo ad allargare leggermente le gambe, cosa che fa apparire la sella della Tornado più alta di quella che è in realtà. Infatti la "spilungona" di turno è proprio la Piega, con i suoi 860 mm contro gli 800 dela Benelli.

COMFORT? POCO, MA MEGLIO LA TORNADO Quanto a comfort la Benelli merita qualche punto in più, la posizione di guida è meno caricata la sella più larga (ma comunque dura), le gambe disposte in modo più naturale. Insomma su strada è stancante si, ma meno della Mondial, che costringe il pilota a maggiori sacrifici. Scendere da una e salire sull’altra significa entrare un due mondi paralleli e con poco in comune.

QUESTIONE DI SOUND

Entrambe hanno un carattere decisamente personale, impossibile confonderle con altre. Anche perché Mondial e Benelli hanno lavorato tantissimo per dare personalità anche al sound dei loro motori. E, a bordo, guidare con queste due orchestre che suonano è una vera libidine. La salita di regime del tre cilindri italiano è accompagnata da un rumore esaltante di scarico e aspirazione, ma anche il bicilindrico giapponese della Mondial gorgheggia rumoroso attraverso l’airbox in carbonio (pure lui), al punto che ogni volta che si apre il gas pare che l’aspirazione sia così potente da accartocciare il serbatoio.

*BRPAGE*

PASSI AVANTI Tanto rumore, non per nulla, fortunatamente. Ho avuto la fortuna di provare le due moto in questione alle presentazioni ufficiali e devo dire che ne una ne l’altra mi avevano impressionato particolarmente. La Mondial mi pareva poco dotata in fatto di motore, e un po’ indietro di ciclistica. La Benelli invece non mi dava piena fiducia in percorrenza di curva, e denotava un fastidioso comportamento off-on al richiamo del gas. Gli esemplari in prova, invece, denotano eccellenti passi avanti. Grazie ad uno scarico completamente rifatto, la Mondial ha trovato tutti i cavalli che ha sempre dichiarato. Al punto da uscire a testa alta anche dal velocissimo circuito di Monza. Sontuosamente appoggiata sui Metzeler Rennsport (di serie esce con i cugini Supercorsa), la Piega ha nella maneggevolezza e nell’estrema reattività la sua dote maggiore. Nelle varianti volteggia con pochissimo sforzo ma poi se la cava egregiamente anche sul veloce e (anche grazie alla rivista geometria di sterzo) ha un comportamento estremamente neutro anche nei curvoni in appoggio. Bella, e con tanto motore, il bicilindrico spinge forte (anche perché c’è poco peso da spingere) e alla staccata della prima variante abbiamo visto oltre 270 km/h.

BENELLI A SORPRESA

A Monza, comunque, la sorpresa vera è stata la Benelli. Provata sul tracciato di "casa" la tre cilindri Pesarese ha messo in luce qualità dinamiche di ottimo livello. Le Metzeler Rennsport hanno davvero cambiato la faccia alla Tornado. Il peso non sparisce, rispetto alla Piega c’è una bella zavorra in più, e per di più la Benelli ha un baricentro piuttosto alto che la penalizza nei rapidi cambi di direzione. In compenso l’ingresso in curva è davvero veloce, la moto "cade" letteralmente alla corda con un avantreno che dà tanta fiducia. In frenata si può osare molto, l’antisaltellamento funziona meglio quì che sulla limited, dove era addirittura esagerato nella sua azione.

NON SALTELLA

La frizione lascia correre la moto che in staccata resta bella dritta, con l’unico neo di "riattaccare" un po’ bruscamente quando praticamente si sta inserendo la moto in curva, sporcando un po’ il fantastico lavoro fatto fino a quel momento. Turni ripetuti, poi, l’hanno messa un po’ alla frusta "gonfiandola" un po’. Ma con qualche minuto di riposo tutto tornava nella norma.

TORNADO VELOCE In velocità la Tornado dice la sua, al punto che la differenza con la Mondial è poco apprezzabile. Il tre cilindri ringhia con rabbia e sale in fretta di giri fino agli 11.800 del limitatore ma non ha la schiena che ci si aspetterebbe da un triple. Perché ai medi, in pista, si vorrebbe un po’ di spinta in più, senza dover aspettare quota 7.000, dove la Benelli comincia a spingere con il dovuto vigore. La "morbidezza" ai medi è però vincente su strada, dove la Tornado fa valere le sue doti. È precisa, vibra niente, piacevolissima da guidare e molto efficace, con un avantreno che trasmette gran sicurezza. L’erogazione del tre cilindri è ottima su strada, corposa quanto basta per andar via spediti di passo usando poche marce e sfruttando la coppia.

SCHIENA DA TWIN

Del tutto differente il comportamento della Piega, che anche se con un po’ di potenza in più ripropone il carattere già conosciuto del bicilindrico Honda. Qui, la schiena c’è, eccome. Tanta coppia ai bassi e un gran tiro ai medi tutto sciorinato con tanta linearità dai 2.000 ai 10.000 giri. Rumore a parte, quindi, il motore della Mondial non dà l’impressione di essere cattivo, anche se ha un comportamento generale piuttosto "ruvido", facendosi sentire di più dell’avversario a tre cilindri di turno.

GAS PRONTO In ogni caso ha una risposta prontissima al gas: ad ogni piccola rotazione del polso destro corrisponde un’accelerazione consistente, e tanta reattività su strada può anche disturbare un po’ su strada o nelle varianti più strette. Ma, vista la coppia a disposizione, il problema si risolve semplicemente mettendo una marcia in più e andando via in scioltezza. Tanto il cambio funziona davvero bene (come quello della Tornado del resto), anche se sulla Piega manca la frizione antisaltellamento e con tanta coppia motrice (e frenante) un po’ se ne sente la mancanza, soprattutto in pista, quando la morsa potente delle pinze triple bridge scarica notevolmente il retrotreno. Lo stesso impianto lo monta anche la Benelli, che però denuncia

un’efficienza leggermente inferiore, soprattutto a causa del maggior peso.

DIETRO FRENANO POCO Con la Benelli la Piega ha in comune almeno un paio di cose, la scarsa efficienza del freno posteriore, poco mordace soprattutto quando si utilizzano le moto su strada, e la scomodità dei rispettivi passeggeri, che sulle due italiane non sono certo trattati da pascià, tutt’altro ma questi, in fondo, sono peccati veniali, Il tricolore sulla carenatura, per molti vale molto di più.

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