Autore:
Alfredo Verdicchio


SOLUZIONE INSOLITA A furia di leggere sempre questo numero mi sto convincendo che sia veramente quello perfetto: non solo nel campo mistico e in quello affettivo (tu, lei e l'altra), ma anche nel mondo dei motori, come le valvole che la Ducati ST 3 (per l'appunto) sfoggia sulla testa di uno dei bicilindrici più famoso al mondo. Una soluzione tecnica insolita, implementata dai tecnici di Borgo Panigale per dare alla Sport-Tourer "entry-level" di casa un po' più di carattere rispetto alle limitate possibilità del fiacco "mille" due valvole, fin troppo debole rispetto allo sportivissimo "Desmoquattro" (il 996 per intenderci) nascosto sotto le plastiche della ST4.

GIUSTA VIA DI MEZZO Mossa azzeccata questa del "tre" perché oltre ad aver guadagnato una manciata di cavalli e kgm di coppia massima, il nuovo "Desmotre" si conferma il perfetto mix di dolcezza d'erogazione e coppia ai bassi tipico del "Desmodue", insieme all'aggiunta di un robusto allungo prerogativa del solo "quattro valvole". Un mix che ha portato solo benefici per una moto nata sì per il turismo veloce e dinamico in puro spirito Ducati, ma anche per l'uso di tutti i giorni, dove invece ha sempre sofferto per via della frizione durissima e del motore scorbutico sotto ai tre mila giri.


BEL MOTORE E in questo senso con le tre valvole la ST ha fatto passi da gigante, il motore è più malleabile del quattro valvole, non scalcia come un puledro selvaggio ogni volta che si scende sotto i tremila giri, ma gira pulito e dolce già dai 2.500. Girare nel traffico o passeggiare per ammirare il paesaggio non è più così una sofferenza: si pela il gas e il bicilindrico frulla pulito e fluido anche in terza.

COMODA SPORTIVA E poi sulle ST non si è sacrificati come su di una vera sportiva: la sella è comodissima, l'imbottitura in gel non stanca (e soprattutto non cede) nemmeno dopo una intera giornata in moto, le pedane sono ben centrate anche se un pelo troppo vicine al piano di seduta per chi è di gamba lunga e le sospensioni hanno una taratura standard piuttosto morbida (una novità per una Ducati, sempre piuttosto rigide) buone per filtrare le imperfezioni della strada e anche il pavé più ostico.


POTENTE E FLUIDO Questo però non significa che la ST3 si sia "rammollita": anche se si è badato più al comfort di marcia, da guidare la ducatona è sempre bella, facile, intuitiva e maneggevole anche nello stretto nonostante le misure abbondanti. Il motore poi diverte da matti, è potente il giusto per l'uso stradale, sempre pronto a sciorinare kgm di coppia ai medi regimi, quelli buoni per uscire forte dalle curve, e se lo spazio lo consente, spalancare il gas per godersi l'allungo. Il "desmotre" riesce sempre a rapirti per quanto spinge, e se questo non bastasse ci pensa lo scarico con il suo sound inconfondibile a inebriare i sensi.

DA REGOLARE Nei cambi di direzione si sente però il peso over duecento, ma l'appoggio in curva è sicuro, i pneumatici sembrano incollati all'asfalto e nei curvoni veloci la ST3 sembra come su dei binari: solo sugli avvallamenti presi in piega e a forte velocità si scompone un po' per via dell'ammortizzatore che tende a rimbalzare: se avete voglia di darci dentro è meglio dargli una regolata nel freno idraulico in entrambi i "sensi".


COMFORT IN PRIMO PIANO La forcella, invece, copia meglio le asperità, l'avantreno è sempre piuttosto preciso e rapido nel puntare la traiettoria, ma se il ritmo si alza mostra i limiti della taratura studiata per un uso più turistico che sportivo. Sembra che in Ducati la via di mezzo non ci sia, o sospensioni d'acciaio oppure brodo. Ma per la ST non è tanto un problema di molle (per di più regolabili nel precarico, ma che sortiscono poco effetto) quanto d'idraulica poco frenata che ad ogni strizzata di freni non aiuta a contrastare il trasferimento di peso sull'anteriore.

DURE DA TIRARE In fatto di comfort poco da dire se non che la ST3 ne offre parecchio anche se con qualche nota stonata come la solita frizione sempre bella dura da tirare (nel traffico stanca subito), così come il comando dei freni che dopo un breve tratto morbido, s'indurisce e non trasmette più proporzionalità tra la forza esercitata e la frenata ottenuta: insomma, se devi frenare devi tirare con forza. Non che la ST3 non freni, anzi, i Brembo fanno il loro dovere (ma solo gli anteriori, quello dietro è come se non esistesse), ma a fine giornata arrivi a casa con le mani indolenzite.


PIU' VICINI E' MEGLIO E se a questo si aggiunge la tipica seduta "sdraiata" di Ducati, ci vuole poco a capire che a farne le spese non sono solo le mani e i polsi, ma anche la schiena: così com'è  una posizoine molto "tedesca" (il mercato prinipale per questa moto) basterebbe avvicinare i semimanubri al pilota per risolvere il tutto, di un paio di centimetri, non di più, il giusto per non trovarsi a caricare le braccia distese. Non ne risentirebbe nemmeno la protezione aerodinamica di cui è capace il parabrezza alto e tondo che ricorda quelli montati sulle sportive degli anni cinquanta, più che buona fino ai 170 orari (o meno a seconda dell'altezza di chi guida).


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