Autore:
Stefano Cordara

LA PRIMAVERA DEL MOTOCICLISTA Via le coperte e le ragnatele dalle moto, è giunto il momento di iniziare a fare qualche “sgambata” con le nostre moto. Moto che spesso abbiamo messo in letargo all’inizio dell’inverno con le gomme “finite” e che ora dobbiamo rinfrescare. Con i tempi che corrono i soldi sono pochi, le moto si cambiano meno spesso ma proprio per questo vanno tenute aggiornate, almeno per quel che riguarda componenti preziosi come gomme e freni. Alla fine il problema è sempre lo stesso: che gomma monto? Non parliamo tanto di marche quanto del tipo di pneumatico.

DI TUTTO UN PO’ Se, infatti, per un tipo di utilizzo specifico il pneumatico da adottare è ben identificabile (per esempio se consideriamo i due estremi: uso la moto solo in pista; faccio solo grandi viaggi) negli altri casi c’è tutto un Mare Magnum di moto e utenti che usano le moto in modo piuttosto trasversale. Magari con la bella stagione ci vanno in ufficio tutti i giorni, poi ci scappa qualche viaggetto nel week end, magari con passeggero e bagagli, e poi, perché no, un paio di sessioni in pista per divertirsi un po’ e non farsi mancare niente. Utilizzi che, a meno di scegliere moto particolari come le touring vere e proprie, ormai quasi tutti i modelli concedono. Con una naked o una sport touring ad esempio ci si può fare quasi di tutto.

SCELTA COMPLICATA Va da sé che la scelta del pneumatico che ci accompagnerà per la stagione può anche diventare complicata. Perché assieme alle moto anche le gomme sono diventate più “tasversali”, quelle che una volta erano prodotti turistici tout court oggi assecondano i pruriti sportivi di moto sport touring con una marea di cavalli, sono sempre pneumatici più durevoli, spesso i migliori sul bagnato e con asfalto freddo ma se vuoi smanettare non si tirano certo indietro e nella guida sportiva su strada non hanno limiti evidenti.

NEL MEZZO Poi ci sono i pneumatici che io amo definire sportivi stradali, stanno nel mezzo, consentono anche qualche girata in pista senza andare troppo in affanno e su strada drenano bene l’acqua e si scaldano in fretta.

SPORTIVE “DENTRO” Infine ci sono i prodotti che potremmo definire "racing street", più aggressivi nel design e nelle performance, meno amici del bagnato ma comunque adatti alla guida stradale. Tutti questi pneumatici possono spesso essere una possibile opzione da montare su una stessa moto. Decidere al meglio secondo le proprie necessità non è sempre semplice e spesso si finisce per scegliere seguendo il proprio istinto o magari anche per sentito dire.

FACCIAMOCI UNA DOMANDA È vero la scelta non è semplice, ma a volte basterebbe farsi la domanda più semplice e cercare di darsi una risposta sincera. La domanda è: cosa ci devo fare davvero io con la moto? Mi serve davvero un pneumatico supersportivo se poi lo utilizzo solo su strada? La risposta a mente fredda sembra quasi scontata ma basta guardare cosa “calzano” le moto in circolazione è evidente che così scontata non è.

TRE IN UN GIORNO Per questo è molto apprezzabile l’iniziativa di Metzeler, che in una giornata ci ha portato a provare tutti i prodotti della gamma Interact. Prodotti che, come ho detto poco più sopra, sono caratterizzati da una certa trasversalità di utilizzo e possono tutti abbracciare tipologie di moto molto differenti tra loro e soddisfare esigenze parecchio diverse. La cosa mi fa molto piacere, perché in fondo questo evento assomiglia molto all’educational (leggi qui) che con MotorBox abbiamo organizzato l’anno scorso a Misano. Avere l’opportunità di provare tre prodotti differenti in rapida sucessione, meglio ancora se provati sulla stessa moto, offre, in effetti, la possibilità di comprenderne al meglio le caratteristiche, pregi e difetti.

INTERACT PER TUTTI I tre protagonisti di questa prova particolare sono quindi Metzeler Roadtec Z8 Interact, Sportec M5 Interact, e Racetec K3 Interact. Il nome parla chiaro, per tutti è protagonista la tecnologia Interact, brevettata dalla casa dell’Elefantino (giova ricordare che Metzeler è l’unico marchio specializzato solo in pneumatici moto) che “giocando” con la tensione dei cavi che compongono la cintura d’acciaio a zero gradi riesce ad offrire una carcassa più o meno rigida nelle zone in cui serve avere resa chilometrica a grip.

TENSIONE CONTROLLATA Non rientrerò nel dettaglio, che abbiamo già spiegato in occasione della presentazione dei vari prodotti (le descrizioni tecniche approfondite le trovate nelle correlate), ma giova comunque sempre ricordare come queste “tensioni controllate” dei cavi di acciaio cambino la consistenza della carcassa variando quindi il comportamento del pneumatico nelle varie condizioni di guida, assimilandone di fatto il comportamento a quello di un bimescola senza però averne la discontinuità.

TURISTICO Così per il Roadtec Z8, che è il più turistico del gruppo, Metzeler ha studiato una tensione maggiore nella zona centrale compattando quindi carcassa e mescola per offrire stabilità e resistenza all’usura, la tensione delle spire d’acciaio diminuisce poi sulle spalle per consentire al pneumatico di “spalmarsi” maggiormente sull’asfalto, aumentare l’area di impronta e di conseguenza il grip.

QUASI RACING All’esatto opposto il supersportivo Racetec K3, che ha meno tensione nella zona centrale per consentire al pneumatico una maggiore elasticità e una tensione maggiore sulle spalle là dove le moto sportive che raggiungono angoli di piega ormai esagerati “schiacciano” molto il pneumatico sul terreno quando si accelera a moto inclinata.

STA NEL MEZZO Esattamente nel mezzo sta lo Sportec M5 che da buon pneumatico sportivo stradale deve dare un colpo al cerchio e uno alla botte e compendiare entrambe le caratteristiche, non a caso per lui la struttura prevede ben 5 diverse zone di tensione: rigido al centro per offrire resa chilometrica e stabilità, morbido alle medie inclinazioni per spalmarsi sull’asfalto, e di nuovo rigido sulle spalle perché chi gira in pista con un M5 non piegherà proprio come con il K3 ma poco ci manca.

STRADA E PISTA La prova si è svolta in pista e su strada con differenti tipi di moto e con tutte e tre i prodotti. Il “challenge”, la sfida, era quindi tutta casalinga, tra i tre Interact, una sorta di derby di famiglia. E poiché di challenge si trattava un vincitore io l’avrei anche trovato: si chiama Sportec M5, il prodotto più eclettico dei tre proposti, capace di unire al meglio le caratteristiche di uno e dell’altro, magari senza eccellere in qualcosa, ma facendo bene tutte le cose che sono richieste.

IN MEDIO STAT… Come spesso succede, la virtù sta nel mezzo. Questo non significa che gli altri due prodotti non vadano bene, anzi, nei rispettivi settori direi che sono da considerarsi prodotti al top ma se si cerca qualcosa di davvero trasversale un prodotto come la gomma sportiva-stradale offre il giusto compromesso e vi spiego anche il perché.

DALL’ALTO IN BASSO Di solito quando partecipo a prove di pneumatici vado in crescendo, inizio con le piccole 600 per poi arrivare sulle 1000. Stavolta nella prova in pista con cui abbiamo iniziato il challenge ho fatto il contrario, sono partito dalla condizione più difficile, ovvero dalla BMW S1000RR e Sportec M5 (le Roadtec Z8 per la loro destinazione d’uso non sono state montate sulle supersportive). La M5 (che qui abbiamo utilizzato con pressioni stradali ovvero 2.5, 2.5) mi era piaciuta molto durante il primo contatto a Portimao e anche qui a Cartagena si conferma come un prodotto eccellente, soprattutto l’anteriore, che è stabile, preciso e sempre comunicativo.

AVVISA IN ANTICIPO Le violente accelerazioni in uscita dalle curve lente, imposte dal tracciato di Cartagena, causano un superlavoro al controllo di trazione della BMW, più di quello che accadeva a Portimao, dove il grip offerto dall’asfalto era sicuramente maggiore e le curve decisamente più veloci. Ma Cartagena è molto impegnativo da questo punto di vista e devo dire che anche le perdite di aderenza, quando arrivano, sono morbide e parecchio “telefonate”: se l’anteriore offre fiducia assoluta (consentendo anche ingressi in curva parecchio vicini a quelli di un prodotto specifico per la pista, solo con maggiori flessioni della carcassa) il posteriore non è da meno. Il bello di un pneumatico sportivo stradale sta proprio in questo, nella capacità di avvisare con ampio anticipo il sopraggiungere del limite. In pista, quindi, con queste gomme ci si va eccome (e anche fortino) e ci si riesce anche a divertire, anche perché la M5 mostra una costanza di rendimento notevole, non perde troppo grip con il passare dei giri e quando hai finito di girare ti fa tornare a casa in sicurezza.

DA M5 A K3 Il turno con un’altra BMW e le Racetec K3 chiarisce subito le differenze. L’anteriore è più rigido, più rapido a scendere in curva, asseconda maggiormente la guida violenta, tipica di un pilota che “spinge” per cercare il tempo. E quando forzi per chiudere la linea, la moto segue con più precisione il volere del pilota c’è insomma un’interfaccia meno “elastica” tra moto e asfalto. Il posteriore offre naturalmente un tasso di grip maggiore il che si nota soprattutto in uscita dalle curve lente di Cartagena dove una mille scarica tutta la coppia in seconda marcia a moto inclinata, ma è bastato un turno spinto con la BMW per vedere la gomma decisamente più “mangiata” rispetto alla Sportec, la soglia a cui sopraggiunge la perdita di aderenza è più alta ma ovviamente quando arriva quest’ultima è più brusca. Insomma, le prestazioni in più ci sono è ovvio (a Cartagena indicativamente un secondo e mezzo al giro) ma ovviamente per limare quel secondo e mezzo occorre essere anche capaci di farlo e il sacrificio richiesto è quello di un minor comfort su strada, un minor “filtro” sulle asperità e una scarsa affinità con il bagnato. In caso di pioggia, poi, le K3 sono le gomme che “vi portano a casa” ma non aspettatevi molto feeling nella guida sul bagnato.

K3-SUZUKI GSX-R 750 Sempre con le K3 salgo sulla Suzuki GSX-R750 ed è il nirvana: poco peso e tanta agilità di motore, che ha la potenza giusta. Non ci sono controlli elettronici a filtrare le volontà del pilota ma la coppia del settemmezzo non riesce a mettere in difficoltà il posteriore e si riescono a dare delle manate quasi scriteriate al gas. La precisione di guida e la rapidità della Suzuki nel saettare nei cambi di direzione la rendono l’arma perfetta per battere tutti a Cartagena e, infatti, non è un caso che riesco a girare un decimino più veloce che con la BMW. In questo caso le K3 riescono anche ad essere longeve visto che la moto non le stressa come una mille.

M5-SUZUKI GSX-R 600 Step successivo la Suzuki GSX-R 600 con le M5. La ciclistica è in comune con la settemmezzo, per cui è una buona “dima” per capire le differenti reazioni tra le due gomme. Bastano un paio di curve per trovare un comportamento più rotondo, meno aggressivo rispetto alle K3; le M5 sembrano scendere in piega in due tempi, si prendono qualche secondo in più, si percepisce la carcassa più morbida, ma questo non fa perdere feeling con l’anteriore che consente di entrare veloci quasi quanto con le K3. In compenso, se è vero che il posteriore con le mille alla lunga finisce per patire la sferza dei cavalli, con la 600 non fa manco un plissé; 20 minuti a fuoco con un 600 su un circuito pur severo per la trazione come Cartagena non bastano a metterlo in difficoltà. Inoltre quando peso e potenza scendono, le differenze di prestazioni sul giro tra una gomma e l’altra si riducono di molto. Indicativamente, siamo a un secondo forse qualcosa meno.

Z8 E M5 SU STRADA CON SPORT Le Z8 le abbiamo invece provate su strada assieme alle M5, che come detto prima fanno un po’ da anello di congiunzione tra i due estremi della gamma Interact. Per la prova stradale troviamo varie naked, anche spinte e turistiche, e bene ha fatto Metzeler a mettere uno sticker su ogni moto che ci ricordasse il tipo di gomma calzata perché in effetti è davvero difficile percepire le differenze tra un prodotto e l’altro.

LIMITI ALTISSIMI Il fatto è che ormai gli pneumatici, anche quelli più turistici, hanno un livello di performance talmente alto che è difficile metterli in difficoltà su percorsi stradali, anche quando si guida forte. In soldoni: i limiti di qualsiasi strada sono molto più bassi di quelli degli pneumatici moderni. Piuttosto le differenze in questo caso i diversi tipi di pneumatico la fanno sul bagnato sul comfort e sulla durata. In effetti, la Z8 su strada asciutta avvicina molto la M5 come feeling, stabilità e grip; anche su moto molto potenti come la K1300 o la Kawasaki Z1000SX si riesce a guidare in modo sportivo senza problemi.

DIPENDE COME LA USATE In questo caso la scelta tra un pneumatico e l’altro dipende dal tipo di uso che si fa della moto. Un utilizzo “all season” vede ovviamente in pole position lo Z8 per il suo miglior rendimento sul bagnato (più intagli) e con asfalti molto freddi (più silice). Se l’inverno non fa al caso vostro e siete utenti della collezione primavera-estate allora l’M5 anche su una turistica ci sta, sapendo che il comfort è appena inferiore (è un pelo più rigida) e la resa chilometrica sarà ovviamente un po’ inferiore. Volendo fare una piccola forzatura, abbiamo portato anche in pista la Z8 non con le sportive ma con naked tipo Z750 o Triumph Street Triple. Non è il suo lavoro, ma detto questo lo Z8 con moto così leggere e non molto potenti non ha manifestato alcun tipo di problema, a patto di guidare, ovviamente, piuttosto rotondi.


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