Autore:
Marco Rocca

DURI A MORIRE Il termometro della 911 Carrera segna -10 gradi. L’aria taglia la faccia, ma lo spettacolo che regala la stellata sopra la mia testa è da togliere il fiato. A quota 2 e 2 (2.200 metri) sul passo del Pordoi il freddo intirizzisce le membra ma la bellezza delle cime scalda il cuore e l’animo. Soprattutto di chi, questa 28esima edizione della Winter Marathon, è venuto a farla con un’arzilla vecchietta anteguerra costruita agli inizi degli Anni 30, priva di tetto e con una manciata di impavidi cavalli.

PASSO DOPO PASSO Il silenzio della notte è rotto dal rumore metallico degli scarichi e da qualche grattata in salita. I controlli orari sono ultimati, la carovana di 122 equipaggi riparte, un po’ alla volta, verso il prossimo passaggio alle fotocellule.

VINCE LA PUNTUALITA’ La Winter Marathon è una gara di regolarità classica a respiro internazionale, cui sono ammesse eleganti signore costruite entro il 1968 in possesso di almeno un documento sportivo in corso di validità oltre ad un numero ristretto di vetture dal particolare interesse storico e collezionistico costruite entro il 1976.

GRANDE ASSENTE: LA NEVE La partenza dalla piazza centrale di Madonna di Campiglio è avvenuta circa 8 ore fa (erano le 14) ma è con il favore dell’oscurità che la Winter Marathon mostra tutto il suo fascino intrigante e misterioso. E’ la mia prima volta qui e il cuore batte forte. E non importa se le strade non sono imbiancate e c’è solo qualche insidiosa lastra di ghiaccio, va bene anche così.

VADO DI TURBO Non sono al volante di una storica (confido nella prossima edizione) ma di una Porsche 911 Cabrio MY 2016, il che vuol dire avere dietro di me il nuovo boxer biturbo da 370 cavalli. Con l’aspirato della versione precedente bene in mente, noto subito quanto l’erogazione ora sia più pronta in basso. Tra le curve la differenza si sente, per quanto il soffio delle turbine sia stato magistralmente mascherato. Il cambio doppia frizione lavora senza perdere un colpo e i comandi invertiti della leva (in avanti si scala marcia, finalmente) aumentano il piacere di guida.

VINCE IL FREDDO Decido di accodarmi alla vettura numero 74, una splendida Porsche Speedster rossa, che viaggia a capote aperta. Confesso che l’idea di viaggiare open air mi ha solleticato più di una volta. Ci provo. Il primo respiro mi gela i polmoni mentre la vista, l’udito e l’olfatto si fanno più acuti. Tengo botta per qualche chilometro ma il mio abbigliamento “leggero” non mi consente di proseguire. Avessi seguito i consigli della nonna!

PASTO CALDO A Canazei, circa metà gara, la sosta per la cena. I top driver si affrettano a terminare, altri invece si lasciano andare in commenti sulle vetture. Chi viaggiava scoperto benedice un piatto di ministra calda come se fosse acqua nel deserto. Le 55 prove cronometro sono estenuanti e mettono a dura prova la resistenza dei piloti. Non sono ammessi errori di percorso sia sui tempi, sia sulla navigazione che più di una volta ha riservato qualche difficoltà. L’unica cosa che si deve fare è guidare, guidare e ancora guidare cercando di tenere la mente lontana da quell’unico pensiero fisso: il freddo.

SOLO LA VITTORIA IN TESTA Corvara, Ortisei, Passo Mendola, il ritmo è serrato. Le nonnette non scherzano per niente. Davanti a me una Opel Ascona si ingarella con una Porsche 356 e una Fiat Balilla. La strada è a doppio senso, divisa da un breve spartitraffico. La Opel non ci sta, il cronometro non perdona e così si lancia contromano per superare. Che azzardo! I suoi scarichi aperti continuo a sentirli per centinaia di metri. Sprezzante del gelo vedo qualche gruppetto di appassionati che incita i piloti ad andar più forte ma arrivare primo conta a poco, serve la puntualità.

12 ORE NON STOP Al rilevamento cronometrico, si vocifera di un incidente. Le informazioni sono confuse. Pare che una Opel Corsa abbia urtato una storica senza conseguenze, dicono. Nessuno si è fatto male. E’ circa l’una prima della classica sosta del vin brulè. Ormai i giochi sono fatti e c’è chi si scambia pacche sulle spalle. A Campiglio manca una manciata di chilometri. Sono in auto ormai da quasi 12 ore, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la soddisfazione di guidare una della auto che amo di più, mi tiene ancora vigile anche se non ho mai sognato una doccia e il letto come in questo momento.

SUL PODIO L’arrivo è tra i flash dei fotografi e l’entusiasmo del pubblico che, nonostante la temperatura, è dietro le transenne della passerella finale. Vince la Fiat 508 Sport del 1932 di Spagnoli e Parisi. Al secondo posto si piazza la Volvo PV 544 del 1965 di Margiotta e Perno, mentre il terzo gradino del podio lo occupa la Fiat Balilla 508 C dei Di Pietra. Il mio trofeo? La soddisfazione di aver percorso ognuno dei 410 km della Winter Marathon a bordo di una 911 Cabrio.  


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