Autore:
Paolo Sardi

SCELTA DI VITA Certe volte si dice che la vita sia un lungo viaggio e c’è qualcuno che ha preso questa metafora alla lettera, spendendo buona parte della sua esistenza al volante di una macchina per vivere un’esperienza da Guinness dei Primati. La persona in questione è il tedesco Gunther Holtorf, che, dopo aver fatto per lungo tempo il dirigente in Lufthansa, arrivato all’età di 51 anni, ha deciso, nel 1989, di intraprendere un lungo viaggio, partendo dalla Germania con prima destinazione l'Africa. Il tutto con la sua compagna sul sedile destro, a bordo di una Mercedes 300 GD, ribattezzata Otto.

GLOBETROTTER Dopo aver girato in lungo e in largo il Continente Nero per un lustro, il buon Gunther ha caricato la macchina su una nave e, approdato in America del Sud, ha zigzagato a destra e a manca verso Nord, fino all’Alaska, prima di fare ritorno sui suoi passi. Ha quindi guidato Otto in Nuova Zelanda, Australia e Asia, senza trascurare ovviamente l’Europa.

CHE NUMERI! Il bilancio di quello che viene chiamato “Otto’Round The World Record Tour” è prima di tutti nei suoi strabilianti numeri. 26 anni di viaggio, 896.000 km percorsi (di cui 250.000 fuoristrada) e 215 Paesi visitati, tra cui spiccano la Corea del Nord (Otto è stata la prima auto straniera ammessa in quello Stato in epoca moderna) e il Myanmar. Nel suo girovagare il buon Holtorf ha attraversato 410 confini (solo contando quelli extraeuropei), spostandosi dai circa 150 metri sotto il livello del mare della Death Valley e del Mar morto fino ai 5.200 metri del campo base sell’Everest. Notevole anche l’escursione termica registrata negli anni, dal -27° di Irkutsk, in Siberia, ai +50° incontrati nei pressi di Alice Springs, in Australia.

UNA TIPA TOSTA In tutto questo tempo e per tutta questa strada Otto si è dimostrato un compagno di viaggio fedele e inarrestabile, alla faccia dei suoi “soli” 88 cv e del carico gravoso che è sempre stato costretto a trasportare. Holtorf e compagna hanno infatti sempre usato la Mercedes 300 GD come casa, dormendoci dentro e cucinando i loro pasti con quanto trasportato a bordo. Tra pezzi di ricambio e bagagli vari, Otto accusava sulla bilancia 3,3 tonnellate, ben più del carico ammesso, cosa che ha imposto, come unica modifica rispetto al modello di serie, l’adozione di molle e ammortizzatori rinforzati. La macchina non ha mai lamentato problemi particolari e spesso Gunther ha provveduto di persona alle piccole riparazioni. Per dare un’idea della longevità della meccanica, basti pensare che la pompa del gasolio Bosch non è mai stata sostituita in 26 anni.

SOTTO I RIFLETTORI Otto in questi giorni è in Italia e si potrà ammirare fino al 7 giugno al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, inserita in una interessante rassegna sui viaggi. Un motivo in più per visitare questa struttura, che ospita splendidi esemplari di auto di ogni epoca e che propone anche una sezione interattiva focalizzata sul design