Autore:
Massimo Grassi

ONDA LUNGA Il dieselgate sta per compiere un anno e chissà quando terminerà di essere un tema quotidiano non solo per noi giornalisti ma, soprattutto, per Volkswagen. Sicuramente passeranno ancora mesi e mesi prima che la tempesta si plachi, con tutto ciò che ne deriva: forti esborsi economici (che rischiano anche di avere forti ripercussioni sulla produzione) e un’immagine di certo non così tanto positiva. Nel frattempo il colosso tedesco va avanti e continua il proprio piano di richiami per sistemare i propulsori truccati, tutti appartenenti alla famiglia EA189. Prima era toccato al 2.0 TDI, poi al 1.6 TDI e ora, dopo l’ok da parte dell’autorità tedesca per i trasporti (KBA) anche al 1.2 TDI.

CARO CLIENTE TI SCRIVO Volkswagen ha già spedito le oltre 460.000 lettere ai proprietari dei modelli equipaggiati col motore incriminato (tra i quali figurano Volkswagen Polo e Seat Ibiza), 46.000 dei quali italiani. Naturalmente non verrà chiesto alcun tipo di esborso economico agli automobilisti per il lavoro, che consisterà fondamentalmente in un aggiornamento software. Niente interventi a livello meccanico dunque

MENO EMISSIONI, STESSE PRESTAZIONI Le modifiche che Volkswagen apporterà al 1.2 TDI sono state prima analizzate dalla KBA che, come si legge nel comunicato stampa emesso da Wolfsburg, conferma che verranno toccati unicamente i dati relativi alle emissioni NOx. Consumi, prestazioni e rumorosità rimarranno invece invariati.


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