Autore:
Ronny Mengo

"Creaking and cracking catalogue", ossia il catalogo dello stridere e dello scricchiolare: è questo il titolo dell'opuscoletto ad uso interno, che i vari ing dei quattro anelli si studiano a memoria prima di iniziare a buttare giù gli schizzi di un nuovo prodotto. Lo scopo: evitare materiali, forme e strutture con potenziale rumorosità, facendo tesoro dell'esperienza dei colleghi dall'udito più sensibile.

Sono le parti non fisse quelle più a rischio: portiere, sedili, cassetti portaoggetti, oltre a pellami striduli e guarnizioni varie. Alle spalle, test su test, prove su prove. Nel caldo torrido dei deserti del Nord Africa o nel freddo becco della Scandinavia settentrionale, perché è con escursioni termiche considerevoli che salta fuori la magagna.

Chilometri su chilometri, per un periodo che può andare da sei a dodici giorni, con l'orecchio teso. E poi giù a seguire i decibel, per individuare la fonte indesiderata, segnalarla a chi di dovere e tornarsene e a casa in tutta tranquillità. Radio accesa. E sia chiaro, esperto del rumore ci si nasce, non si diventa: nessun corso, nessuna scuola. Tanta pazienza, quella sì, e - ovvio - orecchio fino. Perché il rumorino che non ti aspetti può anche saltar fuori all'ennesimo test, quando sei già lì in procinto di dare i pieni voti, di scrivere "no-noyse". Tac, il tintinnio che dà alla testa. E "mister rattle" (tradotto: rumore, appunto) lo elimina sul nascere.

Sempre che non sia il cigolio dell'orecchino di chi guida, vedi pubblicità della Golf - parenti - di non molto tempo fa. In quel caso, c'è poco da fare.


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