Autore:
Francesca Mondani

ARIA CONTRO TERRA La nuova Jaguar XJR non ha rivali né in cielo né in terra: questo vuole dimostrare il video realizzato da Jaguar, in cui una XJR affronta in mezzo al deserto del Dubai nientedimeno che un uomo alato. Il testa a testa mira a sottolineare i benefici apportati ad agilità, performance e aerodinamica dalla leggerezza di un corpo macchina in alluminio. Qui, poi, ci si mette di mezzo pure la sabbia: a intervenire ci pensa allora l’All Surface Progress Control (ASPC), il cruise control montato sulla nuova Jaguar XJR (di serie su tutte le versioni con cambio automatico) che permette di affrontare situazioni di bassa aderenza stradale concentrandosi solo sullo sterzo. Pare che funzioni bene, se ha permesso al pilota della XJR di vincere contro la forza di gravità e quattro propulsori di derivazione militare.

GLI SFIDANTI Martin Brundle è un ex pilota automobilistico britannico di Formula 1, compagno di squadra di Michael Schumacher e vincitore dell’edizione 1990 della 24 Ore di Le Mans; per la gara organizzata da Jaguar ha guidato la nuova XJR con il V8 da 5.0 litri e 550 cv di potenza. Jetman, questo il soprannome con cui è più conosciuto Yves Rossy, è invece un aviatore svizzero, inventore di uno straordinario marchingegno in grado di far volare, perlomeno per brevi tratti, le persone: si tratta di un’ala a reazione, fissata sulla schiena, costruita in un materiale semirigido a base di fibra di carbonio e con un’apertura alare di circa due metri e mezzo, spinta da quattro motori derivati da modelli a kerosene per aerei. Formula 1 e aviazione miliare: la miscela è certamente esplosiva.

LE DICHIARAZIONI L’eroina della gara è una berlina di lusso in grado di offrire sistemi avanzati alla guida, come il parcheggio semiautomatico e il cruise control adattivo, che assiste il conducente durante le code stradali e nel traffico intenso, rilevando i veicoli in avvicinamento con una telecamera a 360°. Secondo Ian Hoban, Vehicle Line Director per Jaguar, tutte queste facilitazioni, lungi dall’offrire un’esperienza di guida spersonalizzata e poco entusiasmante, consentono invece al conducente di concentrarsi maggiormente sul puro piacere derivante dal dinamismo aerodinamico dell’auto.


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