Autore:
Andrea Rapelli

AGITATO, NON MESCOLATO Non c'è corsa automobilistica senza Martini Racing e non c'è Martini senza corsa. Chiaramente non nel bicchiere con l'oliva, ma ben stampato nei suoi toni di azzurro, blu e rosso sulle carrozzerie di auto che hanno fatto la storia. Il tutto è protagonista della mostra "Inseguendo il mito", fino al 26 gennaio 2014, al Museo dell'Auto di Torino.

SI FACEVA SUL SERIO L'inizio del percorso della mostra? Tutto per la Lancia. Che ormai avrà pure poco appeal ma, una manciata d'anni fa, metteva in riga tutti quanti. Nei rally, prima di tutto: fra le 18 vetture della mostra figurano la Lancia Delta HF Integrale che ha combattuto valorosamente nel Rally Safari in Kenya del 1988 con Miki Biasion al volante, la Delta S4 da almeno 500 cv di Henri Toivonen del 1985, la 037 di Bettega e Perissinot (anche in versione Safari) e la Delta HF Integrale Evoluzione del 1992, che è riuscita - seppur in veste non ufficiale - a vincere ancora il Campionato del Mondo Marche.

ECV2 Per l'occasione, Lancia ha rispolverato anche la ECV2 del 1986, ultima evoluzione del gruppo B mostrata al mondo appena prima del tragico incidente di Toivonen e del conseguente oblio di questi mostri. Sotto i leggerissimi pannelli in Kevlar della carrozzeria, dall'aerodinamica curatissima, pulsa un 6 cilindri biturbo con sistema Triflux da ben 600 cv. Se considerate che sul piatto della bilancia la ECV2 fa segnare solo 930 kg, avrete la misura di cosa avrebbe potuto scatenare sui percorsi di gara. Peccato sia rimasta allo stadio di prototipo.

ENDURANCE Anche in questa specialità Martini Racing non ha mai scherzato. Ci pensano una pletora di modelli, se fosse il caso, a ricordarlo: Porsche 917 del 1971 vincitrice della 24 Ore di Le Mans, la 911 RSR vittoriosa nella Targa Florio del 1973 e perfino la prima auto decorata con i colori Martini a non essere una Porsche: si tratta della Lancia Beta Montecarlo che, nel 1981, vince il Titolo Mondiale. Ma anche altre Lancia faranno venire gli occhi lucidi all'appassionato, come la LC2 del 1983 e la gruppo 6 dell'82. Senza dimenticare tutte le Formula 1 - Tecno PA 123/1, un paio di Brabham (BT44B e BT45), e Lotus 80 – e la maestosa Alfa 156 DTM di Larini. E poi Porsche 918 Hybrid, Ford Focus WRC, le stampe che celebrano le vittorie più significative...

OTTIMA SCUSA La mostra Martini Racing "Inseguendo il mito" può rivelarsi un'ottima scusa per dare un'occhiata anche alla parte superiore del Museo, che offre un interessante excursus sugli albori dell'automobile, condito con pezzi di assoluto rilievo, tra motori, chassis e modelli in gomma e lamiera. Vi ho ingolosito? Bene, avete tempo fino al prossimo 26 gennaio. Qui (http://www.museoauto.it/website/) trovate tutte le informazioni necessarie per organizzare una splendida visita in quel di Torino. Cosa state aspettando?


TAGS: martini racing museo auto torino