Autore:
Davide Varenna

GIOIE E DOLORI La notizia non è di quelle a cui si è tanto abituati perché, fortunatamente, lo smembramento di una collezione non è una cosa che accade tutti i giorni. Evento non certo felice per gli appassionati dell’auto, di estrema festa invece per quei pochi fortunatissimi collezionisti che potranno mettere le mani su gioielli tanto importanti per il mondo delle quattro ruote. Che piaccia o no, come vi avevamo anticipato, sei storici prototipi realizzati da Bertone verranno infatti messi all’asta il prossimo 21 maggio, in occasione del tradizionale Concorso d’Eleganza di Villa d’Este.

TRIO DA URLO La collezione del famoso carrozziere torinese conta ben novanta vetture, conservate con tanta cura nel museo di Caprie, sede dell’azienda. Guardando solo ai numeri, la sottrazione di “solo” sei modelli non dovrebbe dunque creare tanto dispiacere negli appassionati, che potranno ancora contare su 84 importantissime concept del passato. Se tra le malcapitate ci sono però ben tre auto che hanno reso tanto famoso il carrozziere torinese nel mondo, allora tutto cambia. Stratos Zero, Marzal e Testudo: questi i nomi “incriminati” delle celebri protagoniste, tanto importanti da essere state elette dalla stessa Bertone tra le dieci vetture più rilevanti della propria storia.

PERCHÉ? La prima domanda che sorge non può che essere dunque: “Perché?”. Perché una scelta così pesante? Perché proprio questi modelli? Forse è troppo presto per conoscere tutti i retroscena della vicenda, ma dopo aver perso la Bertone S.p.a., passata in amministrazione controllata in seguito alle vicende degli ultimi anni, Lilli Bertone, moglie di Nuccio, ha cercato di rientrare in possesso della sua azienda ed è riuscita a riacquistare il marchio, lo stabilimento dove si realizzano i prototipi, il reparto di engineering e l’archivio storico. L’ultimo tassello della riacquisizione gira però attorno proprio alla collezione storica, per la quale Lilli Bertone ha fatto una proposta di acquisto. Una cifra sicuramente importante vista la dimensione della collezione, ma giudicata non sufficiente dai commissari amministrativi, che hanno dunque deciso di concedere solo 84 delle 90 vetture, affidando invece le ultime sei alla RM Auctions, la casa d’aste che si occuperà della loro cessione.

MAGRA CONSOLAZIONE Non sono note le motivazioni che hanno portato alla scelta delle vetture destinate all’asta. Difficile però comprendere la mancanza di volontà di concludere questo ultimo salvataggio, considerando che ora l’azienda dichiara buoni profitti, nuove assunzioni in arrivo ed il portafoglio prodotti sempre più ampio (dopo le strabilianti concept presentate a Ginevra negli ultimi due anni, a Shanghai Bertone era infatti presente con quattro modelli: due berline di lusso marchiate GAC e Baic e due SUV di alta gamma, uno realizzato per la FAW e l’altro per la Buick China). Non solo, dalla Bertone fanno sapere che il prossimo anno, in occasione del centenario della Carrozzeria, vorrebbero riaprire al pubblico il museo di Caprie, oltre a lanciare una fondazione che porterà il nome del carrozziere.

MADE IN ITALY I fatti però non tengono conto dei sentimenti e la realtà è quella che si sta prospettando a Villa d’Este il prossimo sabato. La domanda ora è un’altra: che cosa rappresentano per la storia del design automobilistico questi sei concpet? Che cosa rischia di perdere il mondo del design se questi sei pezzi unici finiranno nei garage personali di altrettanti collezionisti che li negheranno in futuro agli occhi dei numerosissimi appassionati di tutto il mondo? In attesa di sapere a quanto schizzeranno i rispettivi prezzi d’asta, ecco la loro storia, perché hanno tanto influenzato l’evoluzione del design automobilistico e perché è un danno la loro vendita. Nella gallery le foto in HD dei sei prototipi. 

LANCIA STRATOS HF ZERO (1970)

Valore stimato: 1.000.00 - 1.800.000 Euro
Un milione di Euro non è di certo una cifra che tutti considerano modica, ma quando si parla di un prototipo tanto unico come la Stratos Zero tutto cambia. Il prezzo d’attacco stimato sembra davvero poco appropriato al modello, prototipo icona degli Anni 70 e della sfida che vedeva protagoniste la Pininfarina e la stessa Bertone. Un’auto che, stando alle parole di Eugenio Pagliano, ai tempi designer degli interni della Stratos Zeroe, nacque per verificare quale fosse l’altezza minima da terra raggiungibile nel disegnare una supersportiva. Con i suoi soli 84 centimetri di altezza la Stratos Zero fu eletta regina assoluta di fronte alla “più alta” Ferrari Modulo di Pininfarina, sfoderata qualche mese prima al Salone di Ginevra.

Sono tante le cose che fanno unica questa vettura e che rendono quasi impossibile il duro compito di attribuirle un valore economico. Prima ancora dei suoi dettagli e delle curiose vicende che l’hanno vista protagonista, la Stratos HF (questo il suo nome ufficiale, nonostante sia poi stato sempre sostituito dal nominativo utilizzato in azienda) ha un grande valore per la sua capacità di guardare al futuro, evolvendo il profilo a cuneo introdotto sull’Alfa Carabo che sarebbe poi giunto fino ai giorni nostri, passando dalla Countach fino alla recentissima Aventador. Tanto rivolta al domani che anche le sue 84 piccole lampadine che incorniciavano la coda tronca possono oggi essere lette come una profezia delle recenti luci a LED.

Ma ciò che più di ogni cosa ha fatto tanto grande la Zero sono state le sue formidabili linee e la rivoluzionaria architettura, tanto originale da far sì che solo quattro grandi ruote la separassero dal mondo delle navicelle spaziali. Un’auto così strana da non avere neanche le portiere, costringendo gli occupanti a calarsi nell’abitacolo dal parabrezza, dopo essere saliti sul tappetino nero in gomma che caratterizzava il bassissimo cofano. Come poi stimare il sovrapprezzo dovuto a tutta la sua storia? Si dice che lo stesso Nuccio Bertone la utilizzò per andare presso la sede della Squadra Corse Lancia nel giorno in cui iniziò a discutere proprio il progetto della erede stradale che avrebbe dominato i rally.

LAMBORGHINI MARZAL (1967)
Valore stimato: 1.000.00 - 1.800.000 Euro
La seconda pietra miliare del design che verrà battuta all’asta il prossimo 21 maggio è la Lamborghini Marzal, firmata dallo stesso Marcello Gandini tre anni prima della Stratos Zero. Nata dal sogno comune di Nuccio Bertone e Ferruccio Lamborghini, la Marzal coniugava la sportività di una coupé alla comodità e all’eleganza di una berlina. Sebbene nel suo insieme fosse vestita con linee meno estreme della supersportiva di Casa Lancia, la veloce GT offriva soluzioni architettoniche altrettanto stupefacenti, a partire dalle vistosissime porte in cristallo ad ala di gabbiano che garantivano l’accesso a tutti e quattro gli occupanti. Nonostante il suo corpo da ammiraglia, la concept torinese sfoggiava un’architettura da vera sportiva, con il propulsore disposto trasversalmente dietro all’assale posteriore. Un motore che già da solo destava grandi attenzioni, essendo un prototipo a sei cilindri in linea derivato dal V12 della Miura, che mai fu destinato alla produzione.

Parlando della Marzal, non si possono poi non sottolineare alcune sue soluzioni che segnarono l’affermazione stilistica di Gandini dopo le sue prime realizzazioni influenzate dall’eredità di Giorgetto Giugiaro, suo predecessore al vertice del design Bertone. Segno distintivo della nuova mano furono ad esempio i passaruota anteriori, che raggiungevano in altezza lo spigolo del cofano, ripresi e sviluppati sulla Autobianchi Runabout e sulla Stratos HF. Emblema della Marzal erano poi i motivi ad esagono, abbondanti nell’abitacolo e ripresi negli esterni, nel lunotto e nei particolarissimi cerchi. Un motivo che ha influenzato auto del Toro anche molto recenti, come l’ultima concept Sesto Elemento.

Tanti anche gli aneddoti legati a questo prototipo, a partire dall’apparizione del 7 maggio 1967 al Gran Premio di Formula 1 di Monaco, dove venne guidata dal Principe Ranieri con a fianco la Principessa Grace Kelly. Un motivo in più per far lievitare il prezzo di partenza dell’asta, lo stesso stimato per la Stratos Zero di cui abbiamo appena parlato

CHEVROLET TESTUDO (1963)

Valore stimato: 500.00 - 800.000 Euro
Un gradino sotto alle due punte di diamante, la Chevrolet Testudo testimonia la grande genialità dell’altro maestro passato dalla Carrozzeria Bertone: Giorgetto Giugiaro. Come ha affermato in un’intervista il designer torinese: “questa vettura rompeva gli schemi del tempo, secondo cui un’auto era definita dal profilo laterale e dalla vista superiore”. Fondendo questi due elementi, Giugiaro segnava così una grande svolta stilistica, tanto che lui stesso sentiva di aver dato un forte contributo alla forma dell’automobile.

Al di là delle sue particolari linee, che influenzarono l’Alfa Romeo Montreal e la Miura, la Testudo si ricorda anche per una singolare vicenda che la vide coinvolta due anni dopo il suo debutto, avvenuto al Salone di Ginevra del 1963: durante uno spot girato per la Shell, il prototipo fu coinvolto in un tamponamento con l’Alfa Romeo Canguro, facendo andare su tutte le furie Nuccio Bertone, che non volle nemmeno ripararla. Il suo amore per questo modello emerse però qualche anno più tardi, quando rinunciò ad alcune proposte di acquisto, rivolte anche dallo stesso Giugiaro. Solo negli anni novanta la Testudo venne riparata e restaurata, così che il prossimo proprietario potrà godersela in tutto il suo splendore originale.

LAMBORGHINI BRAVO (1974)
Valore stimato: 150.00 - 220.000 Euro
Se già fa sorgere qualche perplessità il prezzo di circa un milione di euro stimato per la Stratos Zero e per la Marzal, ancor più basiti lasciano i 150.000 euro di valutazione indicati per la Lamborghini Bravo. Un’auto che di certo è meno ricordata e meno ha segnato la storia del design, ma che, vista anche la sua unicità, farebbe pensare ad un prezzo ben superiore a quello di una “normale” supersportiva di serie. Vero è che il prossimo week end i prezzi si potranno gonfiare di molto, così da ridare onore a quella che doveva essere l’alternativa a due posti secchi della Urraco 2+2. Un prototipo che sfiorò addirittura la produzione di serie, annullata a causa della situazione economica che si era andata a creare dopo la crisi petrolifera.

LAMBORGHINI ATHON (1980)
Valore stimato: 150.00 - 220.000 Euro
Il passaggio di consegne dal maestro Marcello Gandini al suo successore Marc Deschamps fu segnato da questo prototipo marchiato Lamborghini, realizzato dal carrozziere Torinese proprio per sostenere la Casa del Toro, che versava in quel momento in condizioni economiche disastrate. Una concept in cui si osserva la ricerca svolta al tempo da Bertone per integrare al massimo la vetratura con la carrozzeria, ritrovabile nel grande parabrezza inclinato che sembra fondersi con la superficie del cofano. Di grande impatto anche la pinna che disegnava il passaruota posteriore, utilizzata ancora oggi su molte proposte a quattro ruote, e le raffinate soluzioni adottate per gli interni, come il caratteristico volante ad una razza.

LANCIA SIBILO (1978)
Valore stimato: 60.00 - 100.000 Euro
Dopo la sfilza di concept legate alla Casa di S. Agata Bolognese, l’ultimo prototipo che verrà ceduto sulle rive di Cernobbio è la Lancia Sibilo, firmata da Gandini sul finire degli anni settanta. L’ulteriore evoluzione del profilo a cuneo si accompagna al proseguimento della ricerca nelle continuità tra i vari elementi della vettura, qui portati all’estremo. Avendo stuccato e verniciato i profili delle vetrature (realizzate in policarbonato vista l’impossibilità dei fornitori di realizzare i pezzi in vetro in tempo per l’anteprima del Salone torinese), la Sibilo si presentava come un pezzo unico, tanto avveniristico da ispirare le automobili del film di fantascienza “Atto di forza”, uscito più di dieci anni dopo la sua presentazione. Anche per questo ultimo prototipo i prezzi sembrano essere al ribasso, con un valore d’attacco stimato in “soli” 60.000 Euro. Ma i fortunati acquirenti non saranno disposti a spendere qualcosa in più? Appuntamento al prossimo week end per avere la risposta.


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