Autore:
Luca Pezzoni

PROBLEMONE.. Oltre un secolo di evoluzione, chip elettronici auto sempre più veloci, ecologiche e imbottite di airbag. Ma il nodo da sciogliere rimane sempre lo stesso: tragicamente molte vite spariscono dal pianeta perché i veicoli si scontrano tra loro oppure entrano in contatti, troppo ravvicinati, con pedoni, biciclette, moto e così via. La soluzione è facile a immaginarsi ma non a farsi: arrivare a costruire un Intelligent Transport System che governi i movimenti di tutti i veicoli, come una onnisciente torre di controllo di un aeroporto. O più nell'immediato, avvalersi di tecnologie a bordo auto in grado di minimizzare il rischio. Ecco due strade, una di BMW e una di VOLVO che tentano di risolvere il problemone.

PEDONE VOLVATO Partiamo dalla soluzione più semplice. Recentemente la Casa svedese (in attesa di diventare cinese...) ha presentato la tecnologia anticollisione con frenata automatica del veicolo e rilevamento dei pedoni. Un sistema che, attraverso l'integrazione di radar e telecamere e con opportuni algoritmi di rilevamento e riconoscimento di esseri umani in movimento nel campo visivo, promette di ridurre drasticamente se non eliminare del tutto investimenti dai tragici sviluppi. La nuova tecnologia, in fase di sperimentazione da diversi anni, ha conosciuto il battesimo lungo le vie di Copenaghen a bordo di un prototipo della futura S60, ancora mimetizzato. Più delle spiegazioni possono le immagini.

MEZZO SALVATO Grazie al sistema costruito da Volvo, frutto ad investimenti in ricerca e anche all'utilizzo di know-how frutto di ricerche su software di videosorveglianza e individuazione dei movimenti di derivazione militare, il pedone si potrebbe dire finalmente "mezzo salvato" dai pericoli della strada. Non del tutto però, almeno fino a quando la tecnologia dovesse diventare obbligatoria per tutti. Nello specifico, radar e telecamere "scandagliano" la carreggiata, marciapiedi compresi rilevando oggetti e persone, misurandone i movimenti e la distanza. Se il sistema rileva un avvicinamento improvviso e troppo veloce, secondo i parametri stabiliti, prima suggerisce al guidatore di agire sui freni e nell'arco di pochissimi istanti, in caso di mancata reazione, ci pensa da solo.

ANGELO CUSTODE Un angelo custode automobilistico in grado di soccorrere sia guidatori distratti sia colpiti da improvvisi malori. L'architettura informatica del sistema Volvo prevede la presenza di sensori radar dietro la mascherina, una telecamera affogata nel parabrezza e un cervello centrale in grado di elaborare i dati ed interagire con strumenti di bordo e freni dell'auto. Tutto relativamente semplice ma non ci sono ancora notizie su aggravio costi di produzione e relativo aumento sui prezzi di listino per chi volesse acquistare il sistema, ma se funzionasse davvero bene forse sarebbe il caso di pensare, perché no, ad incentivi mirati... sia per chi costruisce sicurezza che per chi l'acquista.

1500 MORTI ALL'ANNO Il sistema ideato da Volvo (la stessa Casa che ha inventato la cintura di sicurezza) potrebbe ridurre drasticamente il verificarsi di collisioni in ambito cittadino tra veicoli e pedoni. Non si tratta, meglio esserne consapevoli, di una panacea: il sistema assicura il funzionamento ottimale sotto i 25 km/h e alle velocità superiori può solo ridurre le conseguenze dell'impatto. Si tratta quindi di una buona soluzione comunque per ridurre, da subito i numeri attuali che vedono morire ogni anno oltre 1500 pedoni delle capitali europee per incidenti stradali derivanti da investimento.

INTELLIGENT TRANSPORT SYSTEM I sistemi a bordo auto intelligenti possono fare molto, ma il traguardo finale, rimane sempre quello di costruire una rete di Intelligent Transport System dove alle strade di asfalto e guard-rail si affianchino quelle digitali. Un sistema che, con auto imbottite di sensori, software di diagnostica e rilevamento e connesse wireless con il cervellone centrale, dia finalmente vita al Car-to-Car network. Il traguardo finale rimane quello di assicurare una mobilità senza incidenti e richiede un passo indietro degli automobilisti, che dovranno essere pronti a cedere il comando o accettare in casi specifici l'intervento di un "terzo occhio" e una "terza mano".

KO-FAS A lavorare intorno a questi progetti ci sono molte Case, centri di ricerca e consorzi che vedono coinvolti produttori di tecnologia, costruttori automobilistici e operatori del mondo stradale in senso allargato. Semafori, sensori, strade, incroci, veicoli: tutti in rete e tutti a scambiarsi informazioni. Funziona tutto fino a quando si parla di auto, camion, autobus e al limite motocicli. E i soggetti "deboli" e non motorizzati, come pedoni e biciclette ad esempio, che possono per vari motivi trovarsi sulla strada? A loro ci pensa, tra gli altri, un progetto di ricerca BMW dal nome quasi impronunciabile: Ko-Fas.

TRASMETTITORI Il progetto Ko-Fas, forte anche di finanziamenti corposi, prevede tra l'altro un approccio fatto di studio e rilevamento dei comportamenti dei vari "attori sulle strade" oltre che dell'utilizzo di tecnologie. Secondo i ricercatori allo studio nei laboratori della casa di Monaco, una soluzione potrebbe essere utilizzare principi simili a quello della tecnologia RFID: sistemi utilizzati ed esistenti in ambito industriale per identificare oggetti dotati di appositi Tag in radiofrequenza.

TAGGATI Dotando tutti i soggetti deboli, come ad esempio ciclisti e pedoni, di appositi transponder che potrebbero essere rilevati dai veicoli "dominanti" sulla strada e dalla rete di trasporto intelligente, si potrebbe rendere completo un sistema di Intelligent Transport System e abbattere il numero di incidenti. Un vero ecosistema digitale on the road abilitato dall'evoluzione tecnologica. Anche Volvo sta studiando soluzioni ponte in attesa della rete intelligente che metta tutti i veicoli in comunicazione.

SARTRE Sartre, ad esempio, sembra un passo in avanti possibile in tempi ristretti e non parla di esistenzialismo: l'acronimo sta per SAfe Road TRains for the Environment. Secondo la vision del progetto portato avanti dalla Comunità Europea con la Casa svedese sarebbe possibile immaginare in tempi brevi "piccoli plotoni" autostradali in grado di essere guidati da un "capofila", con un concetto simile a quello dei treni che vedono un locomotore e tanti vagoni. In poche parole grazie ad una tecnologia relativamente semplice e dal prezzo abbordabile, ogni veicolo sarebbe dotato di un sistema di navigazione e di trasmissione dati con i veicoli vicini, in modo da rendere possibile la crezione di piccoli convogli mobili lungo le strade.

OGNI MATTINA Immaginiamo la scena: alla mattina lungo la strada ci si innesta in un gruppetto di veicoli, con il ruolo del capofila svolto a turno da un camion piuttosto che da un taxi con il nostro stesso percorso, e a quel punto si lascia il volante per dedicarsi ad attività più profittevoli o rilassanti, come telefonare o lavorare al PC. In prossimità della destinazione si riprende in mano "la cloche" o meglio il volante, proprio come accade agli aerei con il pilota automatico. Avveniristico e rivoluzionario, considerando le abitudini degli automobilisti ma, secondo i tecnici Volvo, velocemente realizzabile con gli attuali veicoli e sviluppi tecnologici praticabili entro una decina d'anni. Non si tratta della "grande rete" ma di un passo in avanti che non richiede interventi sulle "infrastrutture" attuali.

LAVORI IN CORSO Il tempo dirà se vinceranno la tecnologie "bordo auto" o se saranno indispensabili "grandi architetture" ma, affrontando il problema da tutte le angolazioni, compreso l'aiuto di una segnaletica stradale sempre più tecnologica ed efficiente, si potrebbero risparmiare molte vite e arrivare a parlare di strade sicure. Con un bonus per l'ambiente: secondo i tecnici un traffico più ordinato, senza inutili sgasate e intoppi legati agli incidenti produrrebbe anche meno consumi ed emissioni.


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