Autore:
Gilberto Milano

Passa il tempo, anche per le bellezze nipponiche. E ridendo e scherzando sono passati quattro anni da quando apparve per la prima volta sul palcoscenico di Ginevra. Con i tempi che corrono, con l’invecchiamento precoce che colpisce indistintamente belle e brutte, grandi e piccole, meglio correre ai ripari. E così è stato.

Non è il caso di arrovellarsi in un esercizio enigmistico alla ricerca dei particolari che differiscono da una versione all’altra; ce ne sono, ma non così importanti ed evidenti da essere notati al primo sguardo. O comunque tali da richiamare l’attenzione dei numerosi seguaci di questo modello. Le vere novità in realtà sono di carattere tecnico, e qui di novità sostanziose ce ne sono molte.

Cambia innanzitutto la cilindrata, che cresce di 200cc, passando da 2000cc a 2200cc grazie a una corsa del pistone allungata senza toccare l’alesaggio. Questo porta a un maggiore rendimento del motore sin dai regimi più bassi senza incidere sulla potenza massima erogata. Che infatti, resta invariata a 240cv. Con la differenza però che ora si raggiunge a 7800 giri anziché agli 8300 precedenti. In soldoni, così facendo i tecnici Honda hanno ottenuto un incremento del 10% della potenza disponibile tra i 1000 e gli 8000 giri.

Cambia anche il valore di coppia, che da 207 Nm disponibili a 7500 giri sale a 219,5 Nm, ottenibile però a un regime di giri inferiore: 6500 giri. In pratica, gli interventi sono stati tutti finalizzati a migliorare la guidabilità della S2000 senza rinunciare alle prestazioni.

I vantaggi saranno evidenti nella guida in città e, soprattutto, nei percorsi ricchi di curve, dove la maggior prontezza di risposta del motore consentirà performance di guida più soddisfacenti e un ricorso all’uso del cambio meno frequente che in passato. Nella versione 2004, la S2000 sarà su rendimenti elevati sin dai 3000 giri, anziché dai 6000 giri della versione 2003. Le si potrà ancora tirare il collo fino al limite dei giri, facendo attenzione però di fermarsi poco prima degli 8300, ben 700 giri prima del limite attuale fissato a 9000 giri.

Per gestire al meglio il valore di coppia ai regimi più bassi sono stati inoltre modificati i rapporti del cambio a sei marce. Di fatto, trasmissione e motore sono in grado di spingere la S2000 fino a 100 km/h con partenza da ferma in meno di sei secondi.

La distribuzione dei pesi perfettamente bilanciata tra anteriore e posteriore (50/50) e l’elevata rigidità della scocca ottenuta rinforzando i punti chiave del telaio e del corpo vettura, portano invece a un incremento dell’indice di sicurezza complessiva. Così come lo sterzo assistito elettricamente, che dovrebbe consentire al pilota di migliorare la propria sensibilità di guida.

Infine, il 2.2 DOHC, sempre dotato del variatore di fase VTEC, risponde perfettamente agli standard restrittivi imposti dalle norme antinquinamento californiane. In tutto questo polverone di novità cresce però il peso complessivo che sale di 11 chili, passando da 1275 kg del modello attuale a 1286 kg della versione 2004.

Passando a quello che si vede, di nuovo si notano subito le dimensioni maggiorate delle ruote, che ora hanno cerchi da 17” (erano da 16”) su cui vengono montate gomme anteriori tipo P215/45R17 e posteriori P245/40R17.

Un occhio attento potrebbe notare subito anche il nuovo disegno dei paraurti anteriori e posteriori. La nuova forma di quello anteriore con il riposizionamento delle prese d’aria laterali (più ampie e ora a ridosso della bocca centrale, anch’essa più larga) avrebbe portato persino benefici in termini di penetrazione aerodinamica.

Nuovi anche i fari anteriori e posteriori, che hanno ora tre faretti affiancati, e novità visibili anche nell’abitacolo, con una consolle centrale ridisegnata per essere ancora più funzionale ed ergonomica. Aumenta lo spazio interno a disposizione di pilota e passeggero, la radio diventa digitale e nuova è anche la forma interna delle portiere.

Resta invariato il sistema di accensione a pulsante, per ricordare ad ogni partenza che la S2000 eredita molte soluzioni dall’esperienza maturata in F1 dalla Casa giapponese.


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