Autore:
M.A. Corniche

MEGLIO LA MIA? È ormai sul mercato da più di un anno ma lo stile della nuova Golf continua a non piacermi. Nemmeno nella sua versione GTI, che aggiunge tocchi grossier invece di fascino. In redazione la GTI arriva nera, colore che ha il vantaggio di mimetizzare il linguone nero spalmato sul frontale e le vistose prese d'aria anteriori a nido d'ape. La mia GTI del 1985, gelosamente conservata fino a oggi, era molto più elegante ai suoi tempi e i suoi bordini rossi e i suoi parafanghi allargati oggi fanno tenerezza.

SCETTICISMO INIZIALE

Uno stile differente ma anche la Golf ha deciso di adeguarsi ai tempi: negli anni 80 la TV ci proponeva Canzonissima ora ci sono i reality tutti canottiere e ciabatte, rutti e flatulenze varie, e al posto delle eleganti gemelle Kessler ci sono vocianti simone venture e gemelle Lecciso. Tocca rassegnarsi... Da vecchio GTIsta mi avvicino alla nuova arrivata un po' scettico ma, superata la prima barriera del gusto, iniziano le sorprese e i punti di contatto con la filosofia originaria della GTI.

BEN FATTA

L'abitacolo è ben disegnato e ben realizzato, razionale nell'architettura e fatto con materiali di qualità. Materiali adeguati al prezzo della GTI e decisamente eccellenti se si considera che sono in gran parte gli stessi materiali che si trovano anche sulle versioni di accesso della Golf. In questo caso, GTI nuova batte GTI vecchia 1-0. Della vecchia GTI eredita anche la spaziosità dell'interno in rapporto alle dimensioni esterne. Spazio a disposizione degli umani per viaggiare comodi anche dietro e anche se si supera ampiamente l'altezza nazionale media. E spazio per i bagagli, con 350 litri sfruttabili fino all'ultimo pure se la soglia del bagagliaio è un po' alta se si vogliono caricare colli pesanti.

RASOTERRA

La posizione di guida ha grande capacità di adattamento. Il sedile di guida si abbassa ai minimi termini, consentendo spazio per la testa e guida sdraiata anche ai più alti. Più limitate le regolazioni del volante che non consentono di sfruttare tutta la corsa verso il basso del sedile a chi ha dimensioni normali, ma la GTI è perdonata: con il sedile tutto basso quasi non si vede fuori, da vera sportiva.

CHE VOCIONE!

Come tutte le GTI che si rispettino, anche l'ultima della stirpe ha sedili sportivi e ben sostenuti ai lati, rigorosamente rigidi nelle imbottiture: sembrano duri all'inizio ma la schiena ringrazia per il sostegno, regolabile nell'intensità all'altezza dei lombi. Volante a tre razze, un altro punto a favore dell'ultima serie, posizione di guida sportiva e 200 bei cavalli sotto il cofano: è arrivato il momento di girare la chiave e dare il via alle danze. Anche l'esame rombo viene superato a pieni voti: dallo scarico esce una voce cupa, bella maschia, che non disturba mai e ricrea perfettamente l'atmosfera GTI.

VIDEOGAME

Dimenticavo: la "nostra" GTI ha anche il cambio DSG, il cambio meccanico robotizzato con due frizioni brevettato da Volkswagen. Al volante della Golf GTI con cambio DSG sembra di trovarsi alla consolle di un videogioco: il passaggio delle marce è scandito soltanto dal cambio della tonalità allo scarico, esattamente come accade in un videogioco. I cambi sono velocissimi e la coppia motore-cambio è affiatatissima.

MARCE A RAFFICA

Se non si preme troppo sull'acceleratore, il cambio sfrutta al massimo la eccellente spinta ai bassi regimi del quattro cilindri e ne approfitta per cambiare a duemila giri, nemmeno fosse un turbodiesel dell'ultima generazione. Nella guida cittadina, dove si tiene il ritmo del traffico, snocciola marce come grani di rosario e in pochi metri inserisce senza difficoltà la sesta marcia. Incredibile la spinta del duemila turbo: non ci sono più ì turbo di ma volta, e per fortuna. Non che il turbo della GTI sia un turbo da passeggio: quando si preme, il carattere e la forza non mancano. Come la vecchia GTI, agile ma pronta allo scatto a qualsiasi regime (almeno fino a quando è stata alimentata della iniezione meccanica K- Jetronic...).

CAPISCE AL VOLO

Anche quando si cambia il passo, il cambio DSG si mostra all'altezza della situazione. Va aiutato soltanto nelle partenze, dove ha bisogno di istruzioni precise per evitare sgommate poco eleganti o tentennamenti non desiderati. Ma, dopo i primi metri, si dimostra un buon aiuto nella guida sportiva: intuisce bene le manovre cambiando le marce correttamente se si usa in modalità automatica e cambia velocemente se si inizia a smanettare con le alette dietro il volante. Torna automaticamente in modalità automatica se non si smanetta per un po' oppure si può costringere a lavorare tenendo tirata la levetta destra per alcuni secondi. Praticamente inutilizzabile il programma Sport se non si sta affrontando una prova speciale: la GTI perde tutto il suo aplomb, tira inutilmente le marce e diventa molesta.

DEGNA EREDE

A cotanta meccanica dà manforte un bel telaio, molto preciso nell'impostare le traiettorie e altrettanto determinato nel seguirle. Non ci si deve lasciare ingannare dalla rigidità delle sospensioni: se non si tiene una guida pulita, la GTI prende un poco di rollio in risposta a manovre brusche, perdendo la bella precisione con cui si tuffa nelle curve. Sui consumi, la partita è vinta dalla vecchia GTI, capace di percorrere 11/13 km/litro alle briglie di un pilota veloce ma attento agli sprechi. Peso e turbocompressore della nuova GTI rendono la situazione più gravosa per il portafogli, con consumi intorno agli 8/9 km/litro per le stesse briglie. Alla fine, il linguone della GTI mi pare meno irriverente...

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