Autore:
Paolo Sardi


SOLIDA REPUTAZIONE Valli a capire 'sti giapponesi. Prima si guadagnano la fama di popolo preciso e meticoloso, roba da far sembrare gli svizzeri tutti genio e sregolatezza, e poi, ogni tanto, sembrano soffrire di inspiegabili amnesie. Proprio come nel caso la Suzuki con la versione top della gamma Grand Vitara, rintracciabile in listino alla voce XL-7.

NUMERO MISTERIOSO

Da una parte la precisione maniacale di chi ci tiene a ribadire nel nome che quella è proprio una versione di taglia extra large, cosa che chiunque potrebbe capire anche facendo il giro dell'auto bendato, procedendo a tastoni. Dall'altra la scelta di lasciare quel 7 che all'estero identifica il numero dei posti ma che in Italia, dove questa Suzuki è omologata per cinque, non ha alcun fondamento. Chissà, forse avrà qualche significato particolare nella numerologia orientale...

BETTY BOOP

Nome a parte, la XL-7 non si limita a darsi una stiracchiata ma propone qualcosa di nuovo anche dal punto di vista estetico. Davanti tengono banco inediti fari di dimensioni tanto grandi che regalano questa Grand Vitara uno sguardo alla Betty Boop. La vista laterale rende invece evidente il gran lavoro di stretching fatto dai tecnici giapponesi sulla carrozzeria della loro fuoristrada.

ALLUNGA IL PASSO

Il passo della XL-7 sale infatti a ben 2.800 mm, che si notano tutti, complici l'andamento a onda della linea di cintura, l'estensione delle porte e lo sbalzo posteriore, degni quasi di una limousine. Nessuna novità di spicco si nota invece nella zona posteriore, con la ruota di scorta montata in coda e faretti di foggia classica che più classica non si può.

SPALLE FORTI

Il portellone è incernierato lateralmente, soluzione che ha i soliti pro e contro: è leggero e facile da azionare in condizioni normali ma impossibile da aprire quando vicino ci sono un muro o un'altra auto parcheggiata. La capacità di carico è ottima. Nonostante la notevole altezza da terra e l'ingombro della trasmissione, il volume utile del bagagliaio resta di ben 438 litri. Quanto basta per stivare le borse per il ponte in montagna con la prole al seguito o per riuscire a far convivere un passeggino con la spesa settimanale.

BUSINESS CLASS

Anche l'abitacolo trae beneficio dall'"operazione elastico" messa in atto dagli ingegneri nipponici. A differenza di quanto accade su alcune rivali, accedere ai sedili non richiede doti da rocciatore o da contorsionista e una volta a bordo si gode di uno spazio notevolissimo, specie in senso longitudinale. I passeggeri posteriori possono stendere le gambe come se viaggiassero in business class, ma anche il pilota e il suo secondo hanno ben poco da lamentarsi.

A CINQUE STELLE

A differenza dei sedili, rivestiti in pelle, la plancia non impiega materiali particolarmente prestigiosi. I componenti in plastica sono comunque di ottima qualità, sono assemblati con cura e riescono a trasmettere una notevole sensazione di solidità. Tutti i comandi sono disposti ordinatamente e solo chi è pignolo (come chi scrive) potrebbe giusto desiderare un volante un po' più verticale.

SUV IN CARRIERA

Al di là dell'aspetto borghese, da Suv in carriera, la XL-7 mantiene però inalterata la struttura di una vera fuoristrada tradizionale, con un telaio a longheroni che supporta la carrozzeria. Anche le sospensioni la dicono lunga circa l'origine della Grand Vitara: l'avantreno è McPherson mentre al posteriore c'è un assale rigido. Nella marcia offroad queste scelte e la presenza del riduttore permettono una mobilità sorprendente alla XL-7, nonostante il suo fisico sia più da basset hound che da border collie.

SEMPLICI FORMALITA'

Alla fine, gli unici limiti vengono dagli angoli caratteristici non troppo spinti: attacco, dosso e uscita sono nell'ordine di 29°, 19° e 24°. Neve e fango sono invece semplici formalità per il sistema di trazione "Drive Select 4x4", che offre la comoda possibilità di passare dalle due alle quattro ruote motrici anche in movimento, fino a una velocità di 100 km/h.

ORDINARIA AMMINISTRAZIONE

Su strada le cose vanno benone, quanto meno finché tutto rientra nell'ordinaria amministrazione. Bisogna tuttavia mettere in preventivo la risposta un po' secca delle sospensioni sulle piccole sconnessioni. Tarate per resistere ai colpi più duri, digeriscono più volentieri un marciapiede che non una rotaia del tram.

NON ESAGERIAMO

Quando però le si chiede di fare gli straordinari e di uscire dal suo ruolo per vestire i panni della sportivona, la Suzuki mostra qualche resistenza. Complici le gomme tassellate, la frenata richiede i suoi tempi e i suoi spazi. In curva, poi, la XL-7 non ama che le si metta fretta. Se si forza il passo tende ad allargare la traiettoria in modo graduale, mentre nelle manovre di emergenza la coda ancheggia in modo provocante.

VOCE ROCA

Anche il motore predilige il trotto al galoppo e lo fa capire con una voce un po' roca, alla Sandro Ciotti, poco incline dunque agli acuti. Si tratta di un turbodiesel common-rail di penultima generazione con passaporto nipponico ma con sangue francese nelle vene (nasce sotto il segno del Leone), che con 109 CV e 270 Nm rende comunque la XL-7 abbastanza arzilla. Quanto basta, insomma, per farne una tra le proposte più versatili nella categoria due litri, a un prezzo tutto sommato ancora ragionevole, pari a 28.350 euro

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