Prova su strada
MG ZS 180

MG ZS 180

È la via di mezzo della famiglia ruspante, quel gruppo "Z" giunto lo scorso ottobre a scuotere gli animi inglesi. Lei, la "S", si lascia alle spalle la piccola "R" e segue a ruota l'ammiraglia "T", condita dalla filosofia MG spremuta per bene. Auto sportive, nude e crude, accessibili a tutti.
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Autore:
Ronny Mengo

COM’E’ La base è quella della borghese 75 - o "seventyfive" per i sensibili al fascino del Regno Unito -, ma è un altro andare, anzi un altro modo di pensare l’auto. Comfort ridotto al minimo necessario e spazio all’emozione, al piacere di guida, a quell’istinto lì di tenere giù il finestrino per sentire il rumorino del motore.

TUNING DI SERIE

E la selezione all’entrata si vede subito. A partire dai particolari esterni fino al clima che si respira dentro, a portiera chiusa. Le minigonne laterali, i codolini che abbassano muso e coda, l’alettone tutt’altro che timido che sbuca dal baule, i cerchi da diciassette pollici "Sraights", la griglia della calandra. E l’imponente presa d’aria lì sotto, la mascherina nel colore della carrozzeria con retina lucida, la coppia di gruppi ottici tagliata dalla linea di giuntura del cofano motore e le guarnizioni antigraffio, le maniglie e gli specchi laterali in tinta pure loro. Chiude il terminale di scarico intrappolato all’interno dello scudo termico in acciaio inossidabile.

NONNNI E PADRI

Sir William Morris, l’intraprendente baronetto inglese che all’inizio del secolo scorso non poteva nascondere il debole per le auto sportive - quelle che suscitassero quel qualcosa in più, guardandole e soprattutto guidandole - sarebbe fiero della ZS. Degna delle due lettere, che poi stanno per Morris Garages. Degna di cotanto padre: tale Peter Stevens, designer dalla cui matita hanno visto la luce oggetti quali McLaren F1 stradale, Subaru Impresa World Rally e niente di meno che Brabham campione del mondo di formula 1 con Nelson Piquet nel 1983.

PIACE O NON PIACE

Dentro, sedili sportivi sagomati, fatti di cenere – intesa come colorazione – mista a inserti che richiamano la carrozzeria (opinabile, certo, ma è un po’ tutto "forte" il gusto che circonda la macchina), plancia e consolle centrale con finitura tecnica e strumenti con retroilluminazione color arancio, gradevole al tramontar del sole. Una delle principali attrazioni della media incattivita rimane comunque il prezzo, più che concorrenziale: 22.600 Euro.

 

 

COME VA

Ci sediamo di fronte al volante sportivo a tre razze, con il logo MG che ci fissa e gli strumenti del cruscotto bianchi a mettere adrenalina: comoda la seduta sportiva e funzionali le regolazioni manuali, un po’ meno azzeccati i comandi degli alzacristalli elettrici sacrificati nel tunnel centrale, sotto il portaoggetti – e bruttarelle tra l’altro le levette. Anche la consolle è sul risicato e le varie plastiche della plancia certo non aiutano, oltre a stridere con il prestigio del marchio e l’aplomb anglosassone. Ma la filosofia, si è detto, è questa: quel che conta è il motore e il comportamento dinamico, il resto è niente.

BUONA SOSTANZA

Piacevole, in effetti, il suono metallico e pieno del sei cilindri di 2497 di cilindrata: da avvicinare ancora un po’ il sedile al volante e grattarsi il palmo delle mani. Del resto i 177 cavalli di potenza massima a 6500 giri al minuto, con una coppia di 240 Nm a 4000, non possono che promettere bene, un po’ come le prestazioni che parlano di 224 orari e 7,7 secondi per toccare i cento. L’ago del contagiri appare subito bello nervoso e la spinta in accelerazione risponde alle aspettative: buono il cambio a cinque velocità PGI a rapporti ravvicinati, con leva corta, secco ma preciso negli innesti.

RALLY E STRUSCIO IN CENTRO

La ZS sale cattiva fino al rosso che colora i 6000 giri, con il rombo che si gonfia in modo proporzionale, rendendo forse meno critici sulle finiture approssimative dell’abitacolo. Ciò che convince è l’assetto: le sospensioni anteriori a due bracci e le posteriori multilink con ammortizzatori Delphi "2005+" garantiscono smorzamenti a due fasi dalla precisione ottimale, che in pratica vuol dire entrare in curva allegri senza il timore di reazioni strane della vettura. La maggiore rigidità non comporta comunque un eccessivo sballottolamento sulle asperità dell’asfalto, mentre la tendenza sottosterzante, propria della trazione anteriore, non preoccupa più di tanto.

SICURA

Lo sterzo, con cremagliera più dinamica e le valvole di servoassistenza ritarate, risulta piuttosto diretto e un po’ pesante in manovra. Buona la frenata, grazie all’Abs, unito al ripartitore elettronico della forza frenante EBD. I consumi medi si attestano sui 10,5 chilometri ogni litro di carburante, sempre che non ci si ostini sul gas.

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