Autore:
Silvio jr. Suppa

AFFAMATA Vista da fuori la Ford Focus C-Max 2.0 TDCi non fa certo pensare a tornanti disinvolti e scatti semaforici, semmai evoca pannolini e carrelli pieni al supermercato. La coda sembra pronta a fagocitare di tutto; il frontale, da berlina quasi sportiva, forse comincia a suggerire qualcosa. Quando poi l'occhio afferra il 6 sulla leva del cambio, che spicca fra metri quadri di sedili, cominci a capire che c'è qualcosa di più sostanzioso di gite dai nonni.

CRISI DI IDENTITA Il segreto è un common rail bello robusto. Sulla carta ci sono 136 cavalli, neppure troppi se si considera la massa e se si pensa che molte TDI compatte ne schierano 150. Ma il duemila della Focus ha il suo carattere: schizza rapito sotto l'acceleratore, raggiunge subito i giri che gli consentono di esprimere tutto l'output di potenza, e farlo girare in basso diventa quasi difficile. Un diesel che si comporta come un benzina.

PREPOTENTE L'elasticità ai bassi regimi non è delle più convincenti, specie a freddo. La C-Max ci mette un po' a "svegliarsi" e in città potrebbe irruvidirsi, nelle partenze da fermo si nota qualche irregolarità. Però c'è la verve quando si affonda l'acceleratore e si viaggia sui 3000 giri. La family-Ford spinge davvero, si appropria dei metri davanti a sé, trasmette un senso di aggressività. Il responso del cronometro è 9,6 secondi per toccare i 100 km/h partendo da fermi.

GOMMA MORBIDA Il bello è che i tempi dichiarati si sentono davvero: c'è feeling con la vettura, la guida è piacevole. Fuori città potrebbe anche far capolino qualche pensiero insano, ma non è il caso di esagerare. La Focus monovolume è un'auto ad assetto variabile, nel senso che il comportamento cambia molto a seconda di gommatura e sospensioni. Questa 2.0 TDCi, con i cerchi in lega dell'allestimento base, si accomoda un po' troppo sulla ruota posteriore esterna, in curva si sente una morbidezza che stona.

NON MORDE Il consiglio - a costo di rinunciare all'assorbimento - è di scegliere i pneumatici più generosi, senza dimenticare l'ESP optional (montato sull'esemplare che ho guidato). Anche i freni poi non si dimostrano all'altezza. Sono sufficientemente potenti, adeguati a quando si guida rilassati, ma mancano di mordente appena si gioca un po' con l'acceleratore. Freni da domeniche in famiglia, insomma.

IN SALA Complice il pedale centrale, decido di scoprire la C-Max tranquilla. Basta mettere in sesta ed evitare scalate da limitatore (che si rivela anche piuttosto pronto a intervenire), e la Ford ritrova la sua vena da stradista. I consumi non tolgono il sonno, anche senza le economie della TDCi millesei, tutto si controlla dal trip computer. E l'interno si dimostra curato, molto razionale, ben fatto anche sulla versione entry-level. Le linee ispirano ordine solo a guardarle: non proprio come a casa...


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